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«Io, picchiata e rapinata a casa vivo nella paura che ritornino» Il racconto della titolare del bar alle Cure vittima di un agguato: 3 in carcere I malviventi la aspettano sulle scale e la trascinano dentro. Immagini choc

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«Io, picchiata e rapinata a casa vivo nella paura che ritornino» Il racconto della titolare del bar alle Cure vittima di un agguato: 3 in carcere I malviventi la aspettano sulle scale e la trascinano dentro. Immagini choc

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i Rita De Blasio Firenze L’hanno presa alle spalle. La aspettavano nascosti nelle scale del palazzo. Si sono imbucati dal portone di via Passavanti e le hanno teso un agguato. È stato un attimo, un secondo. E le se lo ricorda ancora. Travolta alle spalle, acciuffata e spinta, buttata dentro casa pestata. «Zitta zitta», le sibilavano e colpivano con la mano sulla bocca, la lama che la feriva. «È stato terribile vedere mia madre in quelle condizioni, è una cosa che non auguro davvero a nessuno». Ora lei parla a fatica. E poi non conosce ancora bene l’italiano anche se da un po’ la conoscono tutti, è la titolare di un bar famoso alle Cure. Così per lei parla e traduce la figlia, appena ventenne, da dietro il bancone. La figlia della donna aggredita lo scorso 9 gennaio nel quartiere. Fa fatica a trovare le parole giuste per descrivere l’accaduto perché lo choc, insieme alla paura, è ancora tanto. Un trauma che resterà, forse, per sempre: «Ci ha distrutto la vita», esclama la ragazza. Già questo basterebbe a far capire l’atrocità del gesto che ha visto come vittima sua mamma, 45 anni, cinese. Quel 9 gennaio, intorno alle 13,30, stava rientrando a casa per la pausa pranzo. In mano aveva una scatola con contenente 20mila euro, equivalente sia all’incasso di quella mezza giornata di lavoro che a quello del fine settimana precedente. Tanti soldi, sì, ma il 6 gennaio era venerdì e non aveva potuto versare l’importo in banca. A separare il bar dall’abitazione, un condominio in via Jacopo Passavanti, ci sono poche centinaia di metri, percorribili in pochi minuti. Una volta arrivata al palazzo, la donna ha immediatamente notato che il portone di ingresso condominiale era rotto: «Sul momento però non ci ha fatto caso e non si è insospettita», spiega la figlia. Appena raggiunta la sua abitazione, al secondo piano, un uomo, appostato al piano superiore, l’ha aggredita spingendola violentemente in casa. L’ha immobilizzata sul pavimento coprendole la bocca per evitare che urlasse. Dopo un paio di minuti il rapinatore ha chiamato un complice. Le immagini registrate dalla videocamera anti-ladri installata in casa fanno impressione. «In casa viviamo solo io e lei, mio padre non torna spesso. Molto probabilmente hanno visto che era da sola», traduce la figlia. Entrambi i rapinatori hanno poi picchiato la donna con calci e pugni, ferendola ad una mano con un coltello preso dalla cucina. Dopo di che hanno spinto la vittima in camera da letto dove si sono fatti consegnare i contanti dell’incasso e, frugando tra i cassetti dell’armadio, hanno portato via anche dei gioielli. Prima di andare via, una mezz’ora dopo, hanno rinchiuso la donna nel ripostiglio. «Ha una costola rotta insieme a lesioni e lividi sull’addome», afferma la giovane che si è ritrovata a soccorrere la madre, avvertendo poi la polizia: «Per fortuna non hanno visto che aveva un altro cellulare con il quale è riuscita a mandarmi un messaggio». I due aggressori, infatti, avevano distrutto gli altri telefoni presenti in casa. Ieri mattina la polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip su richiesta della procura, nei confronti di tre persone: due fratelli albanesi di 25 e 40 anni e di una donna romena di 45 che avrebbe avuto la funzione di “palo”. Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, la squadra mobile ha individuato subito l’edificio, situato sempre alle Cure, dove i due si sono recati subito dopo aver commesso il reato. Li hanno trovati lì la sera stessa. All’interno della loro abitazione sono stati rinvenuti 13 mila euro in contanti, insieme ad uno zaino contenente alcuni strumenti da scasso. La vittima, tramite il suo avvocato, ha presentato richiesta per la restituzione del denaro. «In genere questa zona è sempre stata abbastanza tranquilla ma in quelle settimane ho saputo di vari episodi di furti, un paio anche nei condomini vicino al nostro, sempre con il portone d’ingresso rotto». Un’esperienza atroce e difficile da dimenticare. La notizia della cattura dei malviventi avrebbe potuto dare sia alla mamma che alla figlia un po’ di sollievo. «Non abbiamo tanta fiducia nella giustizia purtroppo. Temiamo che possano uscire presto dal carcere e vendicarsi. Mia mamma non dorme più la notte, per tanto tempo non ha lavorato. Ora ha ripreso a farlo per qualche ora al giorno ma è ancora traumatizzata. Ha paura di ritornare a casa da sola», racconta la giovane. La vittima ha deciso di richiedere un supporto psicologico all’Asl che sta attendendo da un mese.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web