Il Tirreno

Dopo il voto

Il dibattito a Sinistra: tra Francesco e Elly Schlein alla ricerca della Cosa rossa

di Antonio Passanese
Il dibattito a Sinistra: tra Francesco e Elly Schlein alla ricerca della Cosa rossa

A Firenze il confronto fra i delusi dal Pd: «Ma non rientreremo». Transfughi, utopici e nostalgici maratona di 7 ore (senza pranzo)

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Firenze La sinistra sta attraversando una crisi storico-politica di prima grandezza. E alla luce dei risultati elettorali del 25 settembre ieri ha provato a fare un esame di coscienza. Così, vecchi e nuovi militanti, nostalgici della falce e martello, intellettuali e personaggi della prima e seconda Repubblica si sono dati appuntamento nella sede della Società di Mutuo Soccorso di Rifredi, nata nel 1883 e da sempre (ora un po’ meno) punto di riferimento della gauche fiorentina.

Sala piena e neanche un posto a sedere. Con gli interventi andati avanti per sette ore consecutive, senza soluzione di continuità, come accadeva nelle riunioni fiume delle segreterie di partito. Il problema è che nella riunione di ieri, a parte tanti bei propositi, nulla è stato deciso. Dunque, chi si aspettava il lancio dell’ennesimo partito di sinistra e chi pensava che Rifredi potesse essere un laboratorio da prendere ad esempio in tutta Italia, è andato via deluso. E a stomaco vuoto: «Non ci fermeremo neanche per il pranzo – dicono al microfono gli organizzatori poco dopo mezzogiorno – quindi chi vuole vada al bar e prenda un panino e una bibita ma non lasciate vuoto il salone».

Da una sorta di pulpito si sono alternati sindacalisti, ex rappresentanti istituzionali, liberi pensatori, transfughi del Pd, costituzionalisti, “utopici” e operai. Quello che mancava erano i giovani. Uno dei pochi ad accorgersene è stato il livornese Simone Bartoli, ex segretario regionale di ArticoloUno, dimessosi dall’incarico dopo che il suo partito ha scelto di unirsi alla coalizione di centrosinistra. «Guardatevi attorno, neanche un ragazzo – ha detto – solo capelli più o meno bianchi. I giovani vanno presi per mano e riportati nelle sezioni, nei circoli. Sono anni che la sinistra sta affondando e non si è fatto nulla per evitarlo. Per tutta risposta oggi ci ritroviamo la Meloni. Bisogna ricostruire tutto, ripartendo dal basso perché, è inutile negarlo, abbiamo fatto delle cazzate e ora dobbiamo rialzare la testa: abbiamo ceduto a Renzi, non ci siamo battuti contro il Jobs act, e questi sono i risultati».

In terza fila, nascosto tra la folla e le folte pettinature di militanti agé, c’è anche Stefano Fassina, che senza alcun problema ha ammesso di aver votato il Movimento 5 Stelle. E da ex comunista ha chiesto a tutti di ripartire dalla nuova icona della lotta di classe, Papa Francesco (con tanto di applauso della sala) per poi analizzare cosa è accaduto una settimana fa: «C’è una domanda di protezione sociale e identitaria che la destra nazionalista e tradizionalista raccoglie. Meloni non è una novità, risponde a domande vere ma con risposte sbagliate. Il partito degli operai, oggi, è Fratelli d’Italia e questo deve farci riflettere. Come bisogna riflettere sul dialogo con Conte, che non è Che Guevara, ma ha cercato di porre un argine a povertà e disoccupazione, si è opposto all’invio di armi all’ Ucraina e al Mes». E dopo aver rimarcato più volte, lui come tanti altri, che nel Pd «non rientreremo» neanche se cambia nome, progetto e uomini, Fassina ha lanciato l’idea di «un movimento strutturato che dialoghi con M5S per dare un contributo». Ma «deve basarsi su pace, lavoro, istruzione, salute e ambiente».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maurizio Brotini della segreteria regionale della Cgil: «Senza il M5s non si va da nessuna parte – il suo ragionamento – bisogna combattere la destra e Renzi e Calenda che con la sinistra non c’entrano nulla».

Per l’ex senatrice di Sinistra Italia Alessia Petraglia, quella di ieri «è stata una giornata utile. Abbiamo capito che la sinistra è scollegata da questo Paese ma si può costruire una rete ampia a sinistra senza la necessità di un partito». E sui dem? «Il congresso del Pd lo fanno gli iscritti al Pd...», dice lapidariamente.

Ma quando, durante la maratona, viene fuori il nome di Elly Schlein, tutti concordano sul fatto che la pasionaria emiliana «potrebbe riscuotere un certo consenso anche tra i delusi». l

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