Il dolore
Grosseto, Accordo tra Avis e infermieri Opi
«Promozione delle donazioni e professionalità da valorizzare»
GROSSETO. Avis Grosseto e Opi Grosseto battono tutti sul tempo. Dopo che nel mese di febbraio a Roma è stato sottoscritto un accordo tra Avis nazionale e Fnopi, la federazione degli ordini delle professioni infermieristiche, è la provincia di Grosseto la prima in Italia a recepire la filosofia dell’accordo con il protocollo che è stato siglato dal presidente provinciale Avis Carlo Sestini e dal presidente di Opi Grosseto Nicola Draoli.
Tanti i progetti e tante le idee in campo con due grandi obiettivi da perseguire: da una parte incentivare il più possibile la donazione di sangue e plasma, dall’altro valorizzare le competenze infermieristiche nel settore dei servizi trasfusionali. «Promuovere la donazione è sempre più importante – dice Nicola Draoli – perché il numero dei donatori e, di conseguenza, la quantità di sangue a disposizione delle strutture sanitarie è purtroppo in calo, complice anche la pandemia. Accanto a questo, siamo lieti che la collaborazione con l’Avis ci permetta di raccogliere informazioni importanti per indirizzare la nostra attività futura e, soprattutto, di fare delle riflessioni sulle competenze e le specializzazioni infermieristiche».
«Ringrazio Opi Grosseto e Nicola Draoli per la grande opportunità offerta alla nostra associazione – aggiunge Carlo Sestini – Appena ho saputo da Draoli dell’esistenza di questo accordo nazionale ci siamo entrambi immediatamente impegnati per renderlo attuabile nella nostra provincia. Per noi è fondamentale avere una componente infermieristica formata in merito ai servizi immunotrasfusionali e partner per promuovere educazione alla salute e sensibilizzazione alla donazione, anche in seno allo stesso ordine. Dal canto nostro cercheremo di dare il giusto apporto affinché venga valorizzato il ruolo degli infermieri, anche con le giuste gratificazioni economiche, e la loro figura sia sempre più marcatamente specialistica e specializzata, anche in seno ai centri trasfusionali».
Tra l’altro, nota Sestini, tra le professioni sanitarie paradossalmente il tasso di donatori di sangue è piuttosto basso quindi il protocollo apre la strada a nuovi potenziali donatori: «In provincia abbiamo circa 1700 infermieri: se anche riuscissimo a trovare un 20 per cento di donatori in questo bacino sarebbe già un bel risultato». Sestini e Draoli in questa circostanza hanno anche illustrato il protocollo presentando alcune delle iniziative da cui partirà il lavoro comune: momenti di informazione pubblica e di promozione della donazione, anche attraverso sportelli itineranti, conferenze a tema e convegni, stage e tirocini per infermieri in centri trasfusionali e l’istituzione di un premio o di borse di studio per i laureandi in scienze infermieristiche che nella loro tesi di laurea si occupino di medicina trasfusionale.
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