Il Tirreno

Scampato al Vajont accolto in Toscana «Il mio cuore è qui»

Emanuela Ambrogi
Scampato al Vajont accolto in Toscana «Il mio cuore è qui»

Orfano dopo la tragedia: «grato a chi mi ospitò» 

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C’era anche lui, Sergio Salvador, bambino scampato alla tragedia del Vajont in cui perse il padre, tra i ragazzi ospitati in segno di solidarietà da Bagni di Lucca negli anni Sessanta.

A suggellare un gemellaggio che dura ancora oggi tra Bagni di Lucca e Longarone, il paese distrutto dall’alluvione provocata dalla rottura della diga, sono le reciproche visite di delegazioni ufficiali e gente comune che si ritrovano ogni anno nelle due località. «Parlo per la prima volta della tragedia che colpì la mia famiglia – racconta Sergio Salvador – ma è a Bagni di Lucca che ho conosciuto il vero significato della solidarietà».

All’epoca, Sergio aveva quattro anni, quando la sera del 9 ottobre 1963 venne chiamato dal fratello Pierfelice che, al tempo, aveva 14 anni. Fu in quella tragica sera che entrambi restarono orfani di loro padre, Amedeo, di 41 anni. «Quando penso a quel momento – dice Salvador – non riesco a distinguere le immagini, mi appaiono sfocate. Ero con mia madre Elisabetta, anche lei di 41 anni, quando venne a chiamarci mio fratello insieme a uno zio. Furono loro a dare l’allarme perché la diga a monte si era rotta. Scappammo e trovammo rifugio in una stalla, con altre persone. Quella sera mio padre doveva essere con noi a casa, ma fu chiamato al lavoro per una sostituzione. Davvero un destino crudele. E beffardo, anche. Perché lui, quella sera, non doveva trovarsi lì». Il giorno successivo, la famiglia andò sulle rive del Piave per capire cosa fosse accaduto. «Mio padre fu ritrovato dopo una settimana», dice Sergio. E fu da quella notte che cominciò il calvario per la famiglia Salvador. Il fratello maggiore dovette cominciare a lavorare per mantenere la famiglia, la mamma era casalinga. «Porto ancora con me tutto quello che abbiamo vissuto, non c’è psicologo al mondo che possa rimuoverlo – ricorda Sergio – . L’allarme arrivò alle 22, 40. Poi la fuga da casa, la perdita di nostro padre che lavorava in una segheria della zona e faceva anche i turni di notte». Fu lo zio, Silvano Salvador, a dover dare alla famiglia la notizia del ritrovamento della salma del fratello. In un dolore inconsolabile.

Sergio, alpino, da sette anni membro del consiglio degli Alpini di Longarone, è sposato, ha due figli e tre nipoti. Sta per arrivare alla pensione dopo una vita di lavoro in una fabbrica della zona che produce pannelli isolanti. Ma per lui Bagni di Lucca è – e resta – una seconda casa. Ricorda molto bene il periodo del soggiorno nella cittadina termale nel 1968. Grazie alla solidarietà di Mario Lena, allora sindaco di Bagni di Lucca, un gruppo di bambini di Longarone ebbe la possibilità per alcuni anni di trascorrere le vacanze nella cittadina sul torrente Lima. «Venni insieme ad altri ragazzini, per tre anni di seguito – spiega Salvador – . Eravamo gruppi di quindici ogni volta. Grazie all’amministrazione comunale del tempo eravamo ospiti dell’albergo Roma, nel capoluogo della Villa. Era gestito dalla famiglia Petri, che aveva anche un ristorante. Ricordo il giardino, grande e bellissimo. Andavamo a pescare le trote in una grande vasca che si trovava all’interno della proprietà, poi le mangiavamo al ristorante. Ci accudivano con estrema premura, eravamo coccolati. Grazie ad alcune persone del Comune munite di mezzi, andammo alla scoperta di Collodi, Pisa, Viareggio. Non dimenticherò mai la gentilezza e la premura che ho ricevuto a Bagni di Lucca. E ricordo molto bene Mario Lena, una persona dalla sensibilità e umanità straordinarie».

Sergio Salvador è tornato a Bagni di Lucca nel 1994 per l’inaugurazione di piazza Longarone a Ponte a Serraglio, accanto a villa Fiori. In questi ultimi anni si è incontrato più volte con alcuni amministratori, tra cui il sindaco Paolo Michelini, il vice Sebastiano Pacini e il consigliere Silvano Salotti. «Ci siamo visti fuori della ricorrenza del 9 ottobre – spiega Salvador – è nata una bella sintonia anche tra le famiglie. Sento il bisogno di ricreare un contatto più forte tra i due gruppi di alpini, quello di Bagni di Lucca e Longarone. C’è bisogno di comunicare e condividere le emozioni. Conservo ancora la medaglia che ci fu consegnata dal sindaco Lena la sera prima del rientro a Longarone, al termine della vacanza. Eravamo nella sala consiliare. Ricordo la musica di sottofondo, era la voce di Simon Says». Mentre parla, suo nipote, che ascolta, ha disegnato la diga del Vajont che tante vite spezzò. Anche quella di suo padre Amedeo.

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