La manifestazione
Dorme in spiaggia per un anno ora ha un letto
Per un anno ha dormito in una spiaggia libera a Tirrenia (Pisa). Si riparava come poteva Giordano Piovesan, 59 anni. Senza una casa, senza un lavoro, senza una prospettiva. Il contratto a tempo determinato in un cantiere navale di Pisa scaduto in concomitanza con lo scoppio della pandemia da coronavirus, a marzo 2020. Il rinnovo che non è arrivato. Così da un giorno a un altro il 59enne, originario di Torino, ha dovuto fare i conti non solo con l’impossibilità di mantenersi ma anche con un cortocircuito burocratico. A rendere ancora più ostica la sua condizione infatti, ci si è messa la mancanza di una residenza che di fatto gli ha impedito di essere ospitato da un ostello convenzionato con la Società della salute del territorio.
Un cavillo puramente formale, un problema apparentemente di facile soluzione che invece si è scontrato con il muro delle istituzioni. In aiuto di Giordano però è intervenuta Chiara Frassi della “Kinzika Group” – associazione senza scopo di lucro nata per principalmente per sostenere eventi benefici – che in prima battuta ha avviato una raccolta fondi in modo che potesse pagarsi una camera per qualche giorno e poi nel frattempo si è fatta portavoce del suo problema legato alla mancanza di residenza con il Comune di Pisa. E adesso, a due settimane dal racconto della storia di Giordano sul Tirreno, una soluzione è stata trovata. Da venerdì sera infatti è stato accolto all’asilo notturno di “Progetto Homeless” di Porta a Mare, la cabina di regia per i servizi dedicati all’alta marginalità della Società della salute. «Il giorno prima si è liberato un posto e così lo abbiamo subito chiamato – riferisce la presidente della Società della salute e assessora alle politiche sociali Gianna Gambaccini –. Ma è solo una tappa del complesso lavoro di accompagnamento messo in campo dal servizio sociale». Durante il periodo in cui il 59enne si è ritrovato senza un tetto sulla testa a dargli una mano ci hanno pensato anche i titolari di un bar di Tirrenia che non l’hanno mai lasciato solo. «Mi davano da mangiare – racconta Giordano – mi permettevano di fare la doccia a casa loro, di lavarmi i vestiti. Per un anno ho dormito sulla spiaggia libera vicino al centro di Tirrenia: l’umidità e il freddo hanno prodotto i loro effetti e ora ho continui dolori alla schiena e una tendinite cronica». Ed è accompagnato dai titolari del bar che Giordano arriva alla Società della salute di Pisa e per dieci giorni viene ospitato in un ostello convenzionato. Ospitalità che però si interrompe quando spunta fuori che l’uomo non è residente nel comune di Pisa.
«A fine marzo l’abbiamo ospitato per dieci giorni in albergazione d’emergenza – spiega la presidente Gambaccini –, il massimo possibile consentito dal regolamento comunale per l’emergenza abitativa per i cittadini non residenti, e, appena c’è stata la possibilità, gli abbiamo proposto la sistemazione all’asilo notturno. Il lavoro, però, non finisce qui anzi – prosegue Gambaccini –. Nei giorni scorsi le assistenti sociali l’hanno accompagnato al Caf e insieme stiamo cercando di ricostruirne il percorso lavorativo al fine anche di fargli prendere la residenza che è un pre-requisito indispensabile, non solo per la presa in carico completa da parte dei servizi sociali, ma anche per fare domanda di reddito di cittadinanza. Abbiamo già incontrato Giordano diverse volte e torneremo a farlo anche nei prossimi giorni. C’è ancora un bel po’ di cammino da fare, insomma, ma ringrazio gli assistenti sociali e gli operatori di “Progetto Homeless” che, in rete, si sono attivati fin da subito per costruire un concreto percorso di accompagnamento per il signor Piovesan e i privati cittadini e le associazioni che lo hanno sostenuto in questo periodo. Da quando i nostri servizi sono venuti a conoscenza del suo caso non lo abbiamo mai lasciato solo e non lo faremo nemmeno in futuro. Però siamo un’istituzione pubblica e possiamo e dobbiamo muoverci nel rispetto delle norme e dei regolamenti».
Quando Giordano Piovesan ha raccontato nei giorni scorsi la sua storia al Tirreno ha comunque tenuto a precisare che gli aiuti vanno bene, ma quello che veramente desidera è di riuscire ad avere nuovamente un lavoro. Per tornare a essere indipendente. Per tornare ad avere una vita. —
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