Il Tirreno

Aiuta un anziano e rischia il contagio. «Ma rifarei tutto»

Anna Cecchini
Un medico Usca va a controllare i malati di Covid  e Alessandra Quilici
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Un medico Usca va a controllare i malati di Covid e Alessandra Quilici

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Il pigiama azzurro e le ciabatte ai piedi. E lo sguardo impaurito nell’aria gelida del mattino. Quando ha visto quell’uomo anziano vagare in mezzo alla strada, quasi gettandosi fra i mezzi in transito, ha capito che aveva bisogno di aiuto. Non ci ha pensato un attimo, anche se stava andando al lavoro. Ha fermato l’auto e ha abbassato il finestrino. E lui, come un fiume in piena, ha cominciato a parlare e poi l’ha abbracciata stretta. A lungo.

Solo dopo un’ora è emerso che l’ottantenne aveva il Covid. Così lei adesso, visto il rischio di contagio, deve restare in isolamento preventivo per dieci giorni, fino a quando l’Usl non la sottoporrà al tampone per capire se sia stata contagiata. Ma lei non ha dubbi: tornasse indietro rifarebbe esattamente ciò che ha fatto: «Perché non è possibile non dare aiuto a una persona chiaramente in difficoltà e spaesata».

Lei è Alessandra Quilici, presidente della Pro Loco di Rosignano Solvay, che lunedì mattina poco prima delle 9 si stava dirigendo al lavoro. Su una strada periferica su cui si aprono svariate abitazioni ha visto una persona di una certa età vagare tra le auto, in evidente difficoltà. «Le auto prima di me – racconta la donna – forse non hanno fatto caso alla sua presenza, ma a me si è stretto il cuore. Ho notato che indossava le ciabatte ma non i calzini, chissà che freddo doveva avere. E poi, intorno a lui ho visto un cocker che pur non avendo il guinzaglio gli girava intorno». Una scena che Quilici, 44 anni, non dimenticherà facilmente.

«Mi sono fermata – ricorda – e ho aperto il finestrino. Essendo dentro l’auto da sola io non avevo la mascherina e lui neanche. Ha cominciato a parlarmi, chiedendo che lo aiutassi. Diceva frasi scomposte di cui non capivo bene il senso». La donna a quel punto è scesa dall’auto e si è messa la mascherina. «Lui non l’aveva – dice – ma in quel momento di emergenza non ci ho fatto neppure molto caso. Mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare, diceva cose strane. Ho capito che stava male, che non era completamente in sé. Poi si è messo a piangere e mi abbracciava, sembrava che in quel momento io fossi la sua unica certezza». Compresa la situazione, la 44enne ha chiesto ad alcune persone che risiedono in zona se potessero aiutarla a capire l’identità dell’uomo e, soprattutto, dove abitasse. «Nel frattempo ho chiamato i carabinieri – spiega – ed è e emerso che l’ottantenne risiede a qualche centinaio di metri. Così lo abbiamo accompagnato a piedi verso la sua abitazione. «È emerso che la moglie – dice ancora Quilici – stava dormendo e non si era accorta che l’uomo era uscito di casa in pigiama con il loro cane. La donna ci ha detto che lei e il marito erano in quarantena perché positivi al Covid. Evidentemente lui non è lucidissimo e quella mattina ha lasciato la sua casa inconsapevolmente».

In quel momento Quilici ha capito il rischio a cui si era esposta. «A un certo punto – prosegue – è arrivata un’auto dell’Usl, il personale a bordo ha detto che era lì per fare un tampone di verifica alla coppia, che appunto era in quarantena. Così ho chiesto a loro cosa dovevo fare, perché è vero che da quando sono scesa dalla mia auto ho sempre indossato la mascherina, ma il signore non l’aveva e abbiamo parlato a lungo e molto vicini. Poi mi abbracciava, piangeva sulla mia spalla, non mi voleva lasciar andare». Avuta la descrizione della situazione, il personale dell’Usl le ha detto che per precauzione sarebbe stato meglio che andasse a casa senza avere alcun contatto. «Mi hanno spiegato che avrebbero fatto il tampone al signore e che il giorno successivo mi avrebbero avvertito». Ieri mattina la conferma: l’ottantenne era ancora positivo al Covid. «Quindi c’è il rischio che mi abbia contagiato – racconta Quilici –, dall’Usl mi hanno detto di stare dieci giorni in quarantena e mi hanno prenotato il tampone per il 25 febbraio. Io per adesso sto bene e ripensandoci rifarei tutto nello stesso modo, perché è disumano lasciare un signore in pigiama a vagare da solo lungo le strade».

Per tranquillizzare amici e colleghi, la 44enne ha anche scritto su Fb la sua disavventura, spiegando «non abbiate paura perché dopo l'accaduto sono andata direttamente a casa e non ho avuto contatti con nessuno». E poi ha lanciato un messaggio di solidarietà: «Avere il Covid non è una vergogna, è un virus e non è colpa di nessuno se si prende. Non vedo perché mantenere la privacy, anzi dovremmo sapere tutti chi lo ha per aiutarlo in quarantena». —

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