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Coronavirus: due casi in Toscana, a Pescia e a Firenze. Scuole aperte e tamponi solo a chi ha sintomi

Mario Neri
Coronavirus: due casi in Toscana, a Pescia e a Firenze. Scuole aperte e tamponi solo a chi ha sintomi

Rossi e la task force regionale: «Le priorità sono mettere in sicurezza i percorsi ospedalieri e isolare i casi sospetti»

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Stop ai tamponi a ruota libera, alla moltiplicazione dei falsi positivi. Quarantena sì, ma solo per chi è entrato «in stretto contatto e prolungato con i pazienti infetti, risultato positivi al test e malato, perché il rischio altrimenti è di alimentare un’inutile senso di insicurezza senza davvero riuscire a contenere il contagio», dice Renzo Berti, uno dei coordinatori della task force regionale incaricata di gestire l’emergenza. Il rischio è creare zone rosse artificiali, quartieri o paesi da isolare e magari da cui “evadere” come nel lodigiano. Così se da ieri esiste un caso-Toscana, la Toscana servirà a riportare il focolaio-Italia dentro i suoi reali confini. Perché è sull’ultima regione coinvolta dal virus che il premier Conte e il commissario Borrelli hanno chiesto di applicare subito le nuove linee guida a cui dovranno attenersi i governatori. Quelle riscritte con l’aiuto di Walter Ricciardi, il membro dell’Oms chiamato a fare da consulente per il ministero.

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Dai due “positivi” toscani si inverte una tendenza, il Paese deve uscire dalla spirale del panico e da una lievitazione anti-scientifica del contagio. Per questo per entrambi, l’imprenditore fiorentino e l’informatico di Pescia, non sono scattati tamponi a tappeto fra i contatti asintomatici come nel focolaio lombardo. «L’Oms dice che bisogna fare i tamponi solo ai sintomatici e a coloro che sono stati nelle zone focolaio», dice Ricciardi. Perfino sui figli e i dipendenti dei due “positivi” toscani al Covid-19, seppure entrati in stretto contatto con loro, è stata applicato l’isolamento ma non il test. Non hanno febbre, tosse. Niente. I tamponi a ruota libera sono una delle cause del caso-Italia insieme all’interruzione dei voli diretti con la Cina. Testare «tutti a casaccio crea falsi positivi» è stato uno dei motivi che ha fatto schizzare il Paese al terzo posto nella classifica dell’epidemia. Sono oltre 4000 i tamponi eseguiti in Italia, 400 in Francia. Così solo chi entra in Toscana dalle zone focolaio (Lombardia, Veneto, Cina) o è stato in contatto con infetti deve comunicarlo all’Asl. Non farlo è una violazione penale. Chi ha sintomi generici deve contattare prima i medici di famiglia e i pediatri, obbligati a restare reperibili 12 ore, pena la revoca della convenzione. «Al di là dei positivi, ancora da confermare dall’Iss, ad ora - spiega Rossi - tutti i casi sospetti, anche quelli risultati negativi, sono stati isolati e valutati. La situazione è sotto controllo e non ci sono le condizioni per giustificare la chiusura delle scuole».

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Ma il quadro si evolve giorno per giorno e la stretta potrà essere progressiva. Certo, uno dei pilastri per evitare la diffusione incontrollata è «mettere in sicurezza i percorsi ospedalieri». Evitare ciò che è successo a Codogno. «Quel caso - aggiunge Rossi - mostra meglio di qualsiasi altro quali sono le conseguenze quando crolla la sicurezza di un ospedale. È fondamentale creare corridoi speciali per l'isolamento». Anche se è successo con una donna arrivata in treno da Venezia, ma non con 4 normalisti, fra cui una studentessa rientrata da Codogno giovedì, piombati al Santa Maria Nuova. Per fortuna tutti negativi.

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Per questo davanti ad ogni ospedale da ieri sono comparse le tende pre-triage. Per questo sono in arrivo 600 mila mascherine ordinate da Estar con cui proteggere il medici, infermieri, pediatri, medici di famiglia. Certo, lo sbarco in Toscana ieri ha fatto schizzare la paura. Dalle 9 alle 13.30 sono arrivate al numero verde 2.385 chiamate. Da quando è stato attivato, venerdì, alla stessa ora erano 8.501. —
 

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