Il dolore
Sempre meno nozze in chiesa ma i matrimoni non calano
Anche nella Camaiore tradizionalista i riti civili superano quelli religiosi. Don Righi: «Viviamo in una realtà che è sempre meno cristiana»
CAMAIORE. Nel 2019 a Camaiore il numero dei matrimoni religiosi è sceso al minimo storico. Solo 26 coppie hanno deciso di unirsi in chiesa, nonostante questo comune sia molto tradizionalista. Lo conferma il fatto che il numero di quelli che hanno scelto di sposarsi è sempre alto: in totale 91 coppie (65 con rito civile) l’anno scorso, e 131 (92 con rito civile) quello prima. Cifre simili a quelle di 10 o 20 anni fa. E allora è forse l’atto di sposarsi che ha assunto un valore diverso, anche a Camaiore. «Intanto siamo di fronte ad una realtà che è sempre meno cristiana», spiega Don Silvio Righi. È uno dei preti storici di Camaiore. Gli sposi che ancora si giurano amore eterno davanti a Dio lo fanno quasi esclusivamente nella Badia di San Pietro, poco fuori il centro abitato del capoluogo, di cui Don Silvio è parroco.
«Prima i matrimoni erano solo appannaggio della chiesa. È vero che ci sono sempre tante persone battezzate, però coloro che fanno una scelta di impegno all’interno della comunità cristiana sono sempre meno», ribadisce. Il 2008 è stato l’ultimo anno in cui a Camaiore i riti religiosi superavano quelli civili: 49 a 40. Quest’anno c’è stato anche un exploit di unioni civili rispetto al 2018: da uno a sei. Un cambiamento c’è, come a livello nazionale, però Don Silvio Righi senza esprimere giudizi sulle scelte personali, lo definisce piuttosto «un momento evolutivo della società. Senz’altro siamo di fronte anche ad una crisi della famiglia come istituzione classica, ma c’è anche difficoltà nell’essere umano ad investire a lungo termine: si ha paura di sentirsi legati. Siamo in un’epoca in cui si scommette meno nel futuro, si osa meno, e si vive più alla giornata». In sostanza oltre ad una disaffezione nei confronti della religione, il rito cristiano assume una connotazione più forte, non adeguata per questa generazione. «Ho anche notato aspetti positivi però – aggiunge il prete – ad esempio tanti dei cristiani che si sposano hanno un’apertura e un senso sociale più forte. E allora preferisco che sia così piuttosto che trovarmi di fronte a certi matrimoni che sono solo un palcoscenico o delle passerelle. Il matrimonio è l’inizio di un progetto che va costruito insieme, sul quale bisogna lavorare molto».
Insomma, non è un caso che il matrimonio venga preso anche alla leggera, più per la festa di contorno che per l’atto che sancisce un’unione e l’inizio di un percorso. E allora l’amore, che fine ha fatto? Rimane qualcosa di questo sentimento? «Il sentirsi legarti alle persone è un grosso investimento – prosegue il parroco Don Silvio, interpellato da Il Tirreno – invece oggi in molti preferiscono avere spazio. È un investimento emotivo: l’amore si coltiva e in certi frangenti ci vuole la volontà, non è il momento della passione iniziale, ha delle fasi e delle difficoltà. Esistono anche, al di là di situazioni di crisi, coppie che in realtà vivono la solitudine, perché hanno difficoltà a confrontarsi e trovare sostegno».
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