Sicurezza
Alga tossica? No problem. "Ci infastidisce di più lo sporco sull’arenile"
Turisti e residenti non sono allarmati ma ci sono (pochi) depliant informativi
MASSA. Un'onda più forte delle altre si spinge più avanti nella battigia, bagnando i piedi a un bimbo che non ha fatto in tempo a scappare. «Attento Giulio», gli dice la mamma, con marcato accento milanese, «vieni via che hai appena mangiato». Poco più in là una coppia di anziani sta montando il tavolo con l'ombrellone per il pranzo, e sparpagliate qua e là delle ragazze prendono il sole in topless. È una giornata di mare qualsiasi nella spiaggia libera davanti alla colonia Torino, dove domenica pomeriggio Arpat ha rilevato la presenza della Ostreopsis Ovata, la cosiddetta alga tossica.
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Qui, in realtà, i valori erano bassi rispetto al resto del litorale, dove, in alcuni tratti, sono stati registrati livelli anche cinque volte superiori a quelli limite previsti dalle linee guida del ministero della Salute, come al bagno Asciutti o al bagno Santa Zita. Eppure la cosa non sembra sfiorare minimamente i bagnanti, quelli presenti sia chiaro. Nessuna psicosi. Poche paranoie. Anche perché l'allarme, appena annunciato, è già rientrato. L'acqua è tornata limpida, l'odore di pesce putrefatto - quello che si sente spesso in presenza dall'alga tossica - è sparito e poi tira anche un venticello che solleva dal caldo e spazza via i pensieri.
«E cosa volete che sia?», dice Franco Betti, un turista di Milano che da vent'anni frequenta la stessa spiaggia davanti alla colonia Torino. Taglia un pezzo di melone, guarda il mare e riprende: «Ammalarsi per l'alga tossica è un po’ come bruciarsi con una medusa. Non è mai piacevole, ma nemmeno così grave. Cosa bisogna fare? Smettere di venire al mare?» La moglie Teresa, accanto, acconsente: «Noi veniamo qui da tanti anni - dice - E spesso si è presentato questo problema, quello dell'alga tossica. Ma a noi non è mai successo nulla». E l'odore di pesce putrefatto? Quello non vi dà noia? «Ci infastidisce di più lo sporco nella spiaggia», risponde convinta la donna indicando con il mento, alzandolo un po', un mucchio di plastica ai bordi degli scogli. «Qui le spiagge non sono proprio pulite eh!», aggiunge.
Arpat domenica è dovuta intervenire per un sopralluogo in quella zona, insieme alla Capitaneria di porto di Marina di Carrara e alla polizia municipale di Massa, in seguito alla segnalazione da parte della protezione civile di alcuni casi di malore tra i bagnanti. Per la precisione dieci, tra cui il bagnino del bagno Zita. La tossicità della microalga è dovuta alla capacità di produrre tossine. Al momento sono state osservate due principali modalità di intossicazione: per via alimentare o per via aerea. Nel primo caso la sintomatologia si manifesta con vomito, dissenteria, dolori agli arti, spasmi muscolari e difficoltà respiratorie. La seconda modalità di intossicazione - che è il caso del litorale apuano - è l'inalazione di aerosol e i sintomi sono mal di gola, tosse, nausea, congiuntivite e lacrimazione, vomito, dermatite e pure febbre alta. Asl ha invitato subito a non fare allarmismi, tanto che non ha emesso nemmeno un'ordinanza di divieto di balneazione. Solo il Comune di Massa ha invitato a prendere precauzioni, invitando solamente i bagnanti - nelle zone interessate - a non esporsi troppo.
«Qui in molti si sono sentiti male», racconta Leonardo Zucchello, giovane bagnino dal bagno Tassi, piazzato tra la spiaggia libera e il bagno Zita. Anche lui domenica si è sentito male: ha avuto mal di gola e tosse, come molti altri clienti del bagno. «Ma non mi sembra un problema grave - riprende - e poi è passato quasi subito. Adesso non c'è più l'alga, si sente subito dall'odore quando c'è».
E' l'ora di pranzo. La gente esce da lavoro e si fionda in spiaggia. «L'alga tossica un problema? No, non per me», dice Stefania Ricci, cliente storica del bagno Tassi. «Quest'anno è durata veramente poco - spiega - Due giorni ed era già sparito quell'odore di ammoniaca. Anch'io mi sono presa la tosse, ma passa subito».
I vigili urbani nei giorni scorsi hanno consegnato, bagno per bagno, un dépliant informativo dell'Arpat su tutto quello che c'è da sapere sulla Ostreopsis Ovata. Solo due dépliant per bagno, in realtà. A uso e consumo di pochi, quindi. Ma perché quindi si forma l'alga? Premessa: questa microalga è un fenomeno tipico delle zone tropicali. Negli ultimi decenni ha cominciato a diffondersi anche al di fuori delle zone tropicali e a fine anni Novanta è arrivato nella nostra costa. La sua proliferazione è dovuta al caldo, alle scarse piogge, al moto ondoso ridotto. Non è un caso infatti che si diffonda -nel territorio - solo nelle vasche chiuse dalle scogliere. È il contraltare della lotta all'erosione. «Sapete qual è il vero problema di questa alga?», spiega da dietro il bancone del bagno Tassi, Giovanni Tassi, padre della proprietaria, 81 anni, tutti passati in riva al mare, «che qui stanno sparendo i pesci - dice - non se ne vede più uno». E allora qual è la soluzione? «La soluzione, la soluzione... - dice - Chi mette meno al territorio dovrebbe imparare a conoscerlo meglio. E di problemi, se ne creerebbero meno».
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