Finanza
Io il birdwatching lo faccio in città
La passione per osservare e fotografare gli uccelli può riservare sorprese e soddisfazioni anche tra i palazzi e nel verde intorno a casa
Mi ricordo che tornai a casa felice: avevo visto in cima ad un cedro del Libano una cicogna. Bellissima. E meraviglia delle meraviglie, aveva scelto di posarsi sopra un albero a due passi da dove abitavo. A Firenze, in città. Che spettacolo: chissà se aveva in mente anche di costruirci un nido e prolificare.
In realtà non era una cicogna, ma un airone cenerino. L'ho scoperto ahimè consultando un libro sugli uccelli dal titolo emblematico: “Che uccello è questo?” (Volker Dierschke, Franco Muzzio editore, 22,50 euro). Ma la vera Bibbia è la “Guida agli uccelli d'Europa, Nord Africa e vicino Oriente” di Killian Mullarney, Dan Zetterstrom e Lars Svensson, editore Ricca, 35 euro, illustrata con magistrali disegni. La delusione, lo ammetto, c'è stata, ma anche l'airone cenerino, e lo avrei scoperto col tempo, è un uccello intrigante, capace di trasformarsi - sul tetto di un palazzo di cinque piani - in un autentico showman.
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La passione per l'osservazione degli uccelli che vivono in città, estesa poi col tempo anche a quelli “extraurbani”, è cominciata così: un po' per caso. Certo, all'origine c'è un amore per gli animali: a partire dallo scoiattolo giapponese al quale hanno fatto seguito i tritoni, i criceti, i gatti e i cani. Ma verso gli uccelli, ad essere sincero, non c'è un vero e proprio amore: c'è un'ammirazione sconfinata. Non solo per la loro principale caratteristica, ovvero il volo, ma soprattutto per l'irresistibile capacità di sorprendermi con la loro varietà di sembianze, colori, comportamenti. Il corteggiamento, le liti amorose, la costruzione del nido, la ricerca del cibo, l'imbeccata ai piccoli.
L'osservazione degli uccelli (il birdwatching) mi regala emozioni semplici e genuine. Osservazione accompagnata da scatti fotografici a volte davvero orribili, altre volte incredibilmente efficaci seppure sorretti da una tecnica poco meno che elementare. Ma la gioia non consiste tanto nello scatto felice, da stampare o pubblicare sui social, piuttosto negli incontri: frazioni di secondo o a volte anche lunghissimi minuti. Io e loro. E intorno, quando la felicità raggiunge il culmine, il silenzio. O, visto che siamo in primavera, i loro canti e richiami.
La maggior parte delle foto le ho scattate in città: lungo i torrenti, nei parchi pubblici, nei giardini, lungo l'Arno. Può stupire ma c'è un dato che è sconvolgente: nelle aree urbane italiane vivono 356 specie, ovvero il 73% dell'avifauna nazionale. Ed è proprio in questa chiave che l'apprendistato l'ho fatto partecipando ad alcuni incontri organizzati dalla Lipu con lezioni teoriche ed escursioni nelle oasi verdi di Firenze. A partire dalle Cascine, che ho scoperto essere popolata da miriadi di chiassosi parrocchetti dal collare.
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Insomma, anche senza sbattezzarsi troppo per andare a scarpinare per sentieri di campagna o di montagna, è possibile per tutti noi fare incontri ravvicinati con un'infinità di uccelli di cui non conoscevamo nemmeno l'esistenza. Dal saltimpalo all'occhiocotto, dal codirosso spazzacamino al codibugnolo, dalla cinciarella al martin pescatore. C'è una ballerina bianca, deliziosa, che cerca insetti nel prato appena rasato di piazza San Marco, davanti alla scultura di Henry Moore. Le taccole, rese celebri da Konrad Lorenz, popolano il centro storico di Prato volteggiando sopra e dentro il Castello dell'Imperatore. Un falco pellegrino si è posato in vetta al campanile della chiesa di San Bartolomeo di piazza Mercatale. Il tempo di qualche scatto e poi via.
E poi ci sono le rondini montane che si inseguono lungo il Bisenzio. A Firenze, sull'Arno, lo scorso settembre ho immortalato un airone rosso. Lo avevo inseguito (non lui, è chiaro) a lungo in Sardegna senza però poterlo fotografare. Invece sull'Arno sono riuscito ad osservarlo a lungo e a coglierlo anche in momenti privati (grattatine qui e là). E anche attendere l'alba lungo lo stagno di Marceddì, sotto Oristano, per ammirare i fenicotteri che indossano vesti d'oro è un'emozione che resta nel tempo.
La Toscana è ricca di scrigni da aprire. In Maremma ho scoperto i gruccioni coi colori cangianti: giallo, verde, rossiccio, blu, nero. Uccelli esotici che riempiono gli occhi quando in cielo disegnano un arcobaleno dietro l'altro. E poi ci sono le oasi del Wwf, penso a quella di Burano o a quella di Ceriolo, vicino ad Orbetello, oppure a quella della Lipu a Massaciuccoli che si specchia sul lago di Giacomo Puccini. Lì ci sono i tarabusi e i pendolini: bravo chi li vede. Ed un'altra preziosa miniera di meraviglie alate è il Padule di Fucecchio, coi suoi due osservatori, Le Morette e Righetti. E col falco di palude, vero “dominus” che pattuglia continuamente l'area. Ed è qui che poche settimane fa si sono fermate 1200 gru di passaggio dall'Africa all'Europa dell'Est. E come non accennare alla cicogne che nidificano a Fucecchio, a Monsummano o a Iolo (Prato)?
A volte, però, il paradiso è dietro l'angolo. Nella Piana fiorentina, poco distante dall'aeroporto di Peretola, di fronte alla Firenze-Mare, c'è il parco del Podere La Querciola, gestito da Legambiente. Due specchi d'acqua, tanti capanni, per i passeri e per gli uccelli acquatici (tuffetti, alzavole, mestoloni, aironi bianchi e cenerini, garzette, cavalieri d'Italia). Imbattersi nel regolo, l'uccello più piccolo d'Europa che pesa solo 5 cinque grammi, o nello scricciolo che gioca a nascondino in una catasta di legna, appassiona tanti birdwatchers. Tutti a caccia di rarità (due giorni fa nel lago di Peretola sono arrivati i fenicotteri), di istanti irripetibili, ma sempre pronti a crollare davanti al pettirosso che posa impettito.
Insomma, la natura è intorno a noi. Nel giardino dietro casa, o poco più in là. O lassù, in cielo, dove le rondini ancora una volta, instancabilmente, continueranno a solcare l'azzurro con saliscendi e virate mozzafiato ricamando infiniti arabeschi. Verrebbe voglia di applaudire. E di chiedere il bis.
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