Attenzione
Incubo meningite in Toscana, l'emergenza affrontata in ordine sparso
Vaccini gratis o a pagamento, fasce di età: in Toscana troppe regole diverse. A Livorno medici minacciati di denuncia per danno erariale
«Non possiamo aspettare un caso grave o un decesso per garantire a tutti i pazienti a rischio la vaccinazione gratuita». Per questo Enrico Bianchi, medico di Livorno, solleverà il problema della prevenzione da meningite alla prossima riunione dell’Ars, l’Agenzia regionale per la Sanità di cui è consigliere. Tanto più che nella provincia di Grosseto è possibile quello che a Livorno è vietato: vaccinare gratis contro il meningococco C almeno gli universitari con più di 20 anni.
VACCINI GRATIS AGLI STUDENTI
La decisione, l’ex Asl di Grosseto, l’ha presa senza un attimo di esitazione. Perché la malattia (forse) non si sposta, o non si sposta in velocità, ma i pazienti sì. Soprattutto gli universitari: Pisa e Firenze, zona ad alto rischio (di contagio). Perciò, il vaccino anti-meningite C, su richiesta, lo somministra gratis pure ai ragazzi con più di 20 anni, anche se la provincia è fuori dalle “zone rosse”. E la prevenzione è gratis sono per gli adolescenti.
DANNO ERARIALE A LIVORNO
Infatti a Livorno, l’ex Asl avverte i medici di base: chi vaccina gratis gli adulti da 20 anni in su, si becca una denuncia per danno erariale. Nulla di personale, solo l’ordine della Regione che non considera la provincia a rischio, perché ancora non ci sono stati ricoveri per meningite C. Spiegazione inaccettabile per Bianchi: «Se il vaccino serve come prevenzione, non possiamo aspettare un caso grave per estenderlo a tutte le fasce a rischio». Avere una Toscana a più velocità per la sanità - ribadisce - è un controsenso. Soprattutto davanti a 43 casi di meningite con 8 decessi in un anno (da gennaio 2015 a gennaio 2016). Né basta come giustificazione che l’unico caso di meningite a Livorno, nel 2015, sia stato di ceppo non identificato.
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MEDICI IN RIVOLTA
«Fino a poche settimane fa - osserva Bianchi - ho vaccinato senza problemi studenti iscritti all’università che hanno più di 20 anni, perché rientrano nella seconda fascia di rischio identificata dalla Regione, quella delle persone comprese fra i 21 e i 45 anni. Ora, contraddicendo le indicazioni precedenti, la Regione dice a noi medici di famiglia che se proteggiamo questi ragazzi che si spostano anche in aree a rischio di contagio rischiamo una sanzione per danno erariale. Bene, io smetto di vaccinare la popolazione sopra i 20 anni, ma che nessuno, poi, osi dire che i medici di famiglia non collaborano alla campagna di vaccinazione». Che, in effetti, in Toscana va a rilento.
VACCINAZIONE A RILENTO
A Grosseto, ad esempio - conferma Maurizio Spagnesi, responsabile del dipartimento di Igiene e Salute pubblica - a fine anno risultavano circa 6mila vaccinati nella fascia 11-20 anni su circa 15mila aventi diritto e appena un migliaio su qualche decina di migliaia nella fascia 21-45 anni (che, però, qui paga). Un dato confermato anche dall’infettivologo di riferimento della Regione, Francesco Mazzotta; anche nelle zone dove la prevenzione è gratuita dagli 11 ai 45 anni «nella fascia degli adulti, la vaccinazione non supera il 25%. Oltretutto le persone tendono a farsi vive per la prevenzione solo dopo un caso di contagio. Nei giorni immediatamente successivi. Poi, spariscono di nuovo».
A LIVORNO SI PAGA
A Livorno, in realtà, sembra che ci sia un rinnovato interesse per la vaccinazione, ma che, dopo i 20 anni è a pagamento. «Non è una decisione dell’Asl - insiste Alessandro Barbieri, responsabile del settore di Igiene - ma un’indicazione precisa della Regione: la delibera che proroga la campagna di vaccinazione fino a giugno esclude Livorno dalle zone nelle quali è possibile garantire il vaccino gratis ai giovani oltre i 20 anni. Quindi la prestazione può essere garantita, ma a pagamento». Circa 92 euro, dicono i medici di base. Universitari compresi. Che, invece, nel Grossetano hanno la stessa prestazione grati. Lo conferma Spagnoli: «Per chi studia o lavora fuori provincia la vaccinazione è gratuita a due condizioni: che venga effettuata in un centro vaccinale dell’ex Asl (non dai medici di famiglia) e che il paziente si presenti con il libretto di studio».
PRIVILEGIATO CHI È A RISCHIO
A questa possibilità non accenna Mazzotta. Che spiega, però, le ragioni delle “restrizioni” regionali: «Abbiamo scelto di vaccinare gratuitamente tutti gli adolescenti da 11 a 20 anni perché in un primo momento era questa la fascia di popolazione più colpita dalla meningite. I casi più frequenti si verificavano fra i ragazzi, anche fra quelli vaccinati, tanto da dedurre che in alcuni soggetti potesse essersi indebolita la memoria del vaccino e che fosse necessario riattivarla con una nuova dose». Poi, nei mesi la malattia ha colpito una popolazione più adulta «e quindi - riprende Mazzotta - gli esperti hanno deciso di estendere la vaccinazione gratuita alla fascia 21-45 anni. Oggi la patologia sta andando a colpire una popolazione ancora più adulta, probabilmente perché quella più giovane si è immunizzata».
CONSIDERAZIONI ECONOMICHE
Tuttavia - evidenzia Mazzotta - non ci sono numeri «per parlare di epidemie, anche se siamo in una situazione di attenzione». Ma non ci sarebbero gli estremi per una «vaccinazione universale e gratuita». «Non ci possiamo nascondere - conclude Mazzotta - che in queste valutazioni - entrino anche elementi di natura economica, visto che le risorse non sono infinite. Ma le valutazioni economiche non passano mai avanti a quelle di natura sanitaria».
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