Proteste
Un affresco Liberty svela storie e aneddoti locali
Grosseto, si trova sul soffitto dell’antica Calzoleria Popolare “Camarri” di via Ricasoli. Dopo tre mesi di restauro, verrà scoperto e mostrato ai grossetani
GROSSETO. Il mistero sarà svelato il 1° ottobre e i teli di broccato rosso scivoleranno via: entrando nell’antica Calzoleria Popolare di via Ricasoli – da “Camarri” – chiunque potrà vedere l’affresco Liberty del cui restauro in città si mormora da mesi. Basterà mettersi con il naso all’insù: è sul soffitto. Per evitare mal di pancia agli storici dell’arte bisogna chiamarlo opera decorativa (non affresco): e così sia. L’appuntamento è per giovedì 1° ottobre, alle 18, al negozio di scarpe. Siete tutti invitati.
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La sfida del 2010. Riccardo Colasanti, 39 anni, tiene le redini dell’attività di famiglia: rappresenta la quarta generazione di commercianti di scarpe. Era il 1916 quando il bis nonno Domenico – Domenico Camarri – cominciò. Da allora ne è passata di gente sotto l’arco di Porta Vecchia, dove i Camarri aprirono il primo punto vendita. Nel 2010 – in piena crisi di consumi – Riccardo acquista il fondo dell’antica Calzoleria Popolare – con le serrande abbassate dalla chiusura dell’omonima libreria. Quell’affresco Liberty se lo trova lì: è tutto scarruffato.. Chissà quante volte l’avrà guardato salendo le scale che portano al suo piccolo ufficio e alle “librerie” di scarpe, pensando di riportarlo all’antico splendore.
Il progetto. Contatta Beatrice Falconi, restauratrice grossetana che vive a Venezia e lavora nel circuito dei musei del Triveneto. Comincia il restauro. Tre mesi di lavoro. E non è stato affatto semplice: è stato allestito un ponteggio, chiuso il soppalco e il negozio è sempre rimasto aperto. Ora l’opera è pronta per essere mostrata.
Cosa raffigura? In anteprima abbiamo visto il “dipinto”, top-secret (e non fotografabile) fino a giovedì. In un angolo c’è raffigurato San Crispino, il santo dei calzolai; poi delle fanciulle: una suona un mandolino, un’altra gioca con un nastro e si fa scivolare via delle scarpette rosse, stile ballerine (ante litteram); e poi ci sono pavoni e piccoli uccelli; e poi il melograno, che è un simbolo... «Giovedì spiegheremo il significato racchiuso in ciascuna immagine» ci incuriosisce Riccardo. Ma perché prendersi la briga di ripristinare un dipinto che non è “un Giotto”?
Luogo storico. L’antica Calzoleria non è un fondo qualunque. È un luogo un po’metasignificante. Lì, nel 1895, aprì il primo negozio di scarpe che i grossetani ebbero. È quasi un luogo storico: di storia “vera”, quella della gente. «L’intento – spiega Colasanti – è stato quello di arricchire un angolo a cui i grossetani tengono. E quanto tengono ad esso me l’hanno dimostrato. Seduti qui tanti clienti mi hanno raccontato quando venivano a comprare scarpe con la mamma o la nonna. Questo negozio rappresenta un pezzo di radici di una città che solo ora sta prendendo coscienza di avere un potenziale turistico. Gli stranieri – svizzeri, francesi, del Nord Europa e dell’Europa dell’Est – entrano e si fanno una foto sulla carrozza», quella che troneggia in mezzo al negozio, che viene da Vetulonia, trovata abbandonata in un fienile, che apparteneva alla nobile famiglia Renzetti. E poi nell’antica scarperia c’è ancora il mobilio che risale al 1922: gli interruttori d’epoca coi simboli del Regno d’Italia, la vecchia scala, le vetrine coi vetri in stile Liberty, i pavimenti di un’Italia che fu.
L’evento. Giovedì ci sarà anche il sindaco Emilio Bonifazi e la restauratrice Beatrice Falconi. Un aperitivo al suono dei “Musica da ripostiglio”, band autoctona. E non è escluso che – caduto il drappo rosso – Colasanti tiri fuori qualche altro coniglio dal cappello. Di progetti per Grosseto e per i grossetani pare ne abbia altri...
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