Sicurezza
Minoranze all'attacco: con l'astensione non si governa
Le opposizioni sparano a zero: la maggioranza ha deciso di abdicare al suo ruolo e ha affidato un atto fondamentale al senso di responsabilità delle opposizioni
LIVORNO. I consiglieri del M5S alla fine, riuniti nella saletta della giunta, dicono che «non ce la siamo sentita di bocciare il piano». Ma quello che definiscono un «atto di fiducia verso il sindaco», ovvero astenersi e lasciare che a votare fossero gli altri, scatena subito le durissime reazioni delle opposizioni. «La maggioranza – intervengono Marco Bruciati e Andrea Raspanti (Buongiorno Livorno), e Marco Cannito (Città Diversa) – ha deciso di abdicare al suo ruolo di governo, esprimendo un voto diverso da quello del sindaco e affidando l'approvazione di un atto di straordinaria importanza come quello in discussione oggi al senso di responsabilità delle forze di opposizione». «Questo – scrivono – apre una crisi politica gravissima: stando ai fatti, dichiarazioni a parte, chi governa non può oggi contare su una solida base di appoggio in consiglio comunale».
Buongiorno ha votato sì al pacchetto completo perché, ha detto nel corso del dibattito Raspanti, nonostante criticità da rivedere, «riconosciamo l’assoluta esigenza del Piano regolatore portuale».
Obiettivo raggiunto per il Pd. «Questo è un atto indispensabile per far fare un passo in avanti alla città», ha ripetuto Ruggeri.
Di passaggio indispensabile, pur lanciando un monito sulle riparazioni, ha parlato anche Elisa Amato (Forza Italia): «Non si possono mettere a rischio finanziamenti per infrastrutture e lavoro, vorrebbe dire perdere di credibilità sulle spalle dei livornesi». No su tutta la linea di Giuseppe Grillotti, che ha votato contro e che, tra le altre cose, della Darsena Europa dice: «Ci costerebbe meno la Tav...sarà la nostra Salerno-Reggio Calabria».
Alessandro Mazzacca (M5S) invece si asterrà, ma ripete che «legare l’approvazione dell’accordo di programma per Livorno all’approvazione del Prp, che per me non dà garanzie di lavoro e sviluppo, è stato un ato di forza». «Legarlo alla nomina del presidente dell’Authority – si arrabbia Jari De Filicaia (Pd) – è meglio? Perché in realtà è questo che state facendo».
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