Il Tirreno

IL PUNTO

Il partito che non cambia

Alessandro Guarducci
Sonia Filippi festeggia la vittoria
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Sonia Filippi festeggia la vittoria

Hanno votato in pochi e il contesto ha finito per premiare il vecchio Pd

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Livorno Il Partito Democratico livornese, per ora, non cambia. È questo il verdetto delle primarie per la segreteria comunale. Ma non vuole cambiare o non riesce a cambiare? Alle primarie di domenica scorsa hanno partecipato in poco più di duemila, per la precisione 2.287 votanti (87 in più rispetto alle primarie per la federazione andate in scena nel dicembre scorso) e questo dimostra che gli elettori e i simpatizzanti sono rimasti ancora una volta lontani: è la riprova della freddezza che tuttora caratterizza i rapporti tra la città e il Pd. E quando le primarie, che in realtà sarebbero state aperte a tutti i cittadini (dai 16 anni in su) registrano una scarsa partecipazione di elettori veri, ecco che la contesa finisce inevitabilmente per trasformarsi in una sfida tra schieramenti in lotta per il “controllo” del partito.

Un contesto che ha finito col premiare il “vecchio” Pd, perchè se è vero che la candidata segretaria Sonia Filippi promette il rinnovamento, l’area che la sostiene - da De Filicaia alla Biricotti, da Susini alla Pampaloni, fino all’ex assessore Nebbiai - è proprio quella che gli elettori livornesi hanno sonoramente bocciato alle amministrative del giugno scorso. Un’area che nel partito ancora prevale: c’è poco da fare, in città la sinistra del Pd continua a essere più forte. Una situazione che si era conclamata all’epoca della grande sfida tra Bersani e Renzi e che era stata riaffermata quando a sfidarsi per la segreteria nazionale si erano presentati Renzi, Cuperlo e Civsti. E non è certo un caso che il segretario-premier Matteo Renzi, nonostante il Pd fosse in grave difficoltà, abbia accuratamente evitato di venire a Livorno nel giugno scorso per sostenere nel ballottaggio il candidato Marco Ruggeri.

Lo stesso Lorenzo Bacci, renziano della prima ora, ha incontrato delle difficoltà a Livorno nella sua corsa vittoriosa per la segreteria territoriale: in città non era riuscito a sfondare il muro del 50% e soprattutto aveva sofferto la concorrenza del suo principale competitor, Leonardo Conforti, che era riuscito nell’impresa di ottenere percentuali di voto bulgare (oltre il 75%) nella roccaforte di Shangai e al circolo di Salviano. Guarda caso le due sezioni dove Sonia Filippi, domenica scorsa, ha costruito la sua vittoria nei confronti di Federico Bellandi, il candidato sostenuto da Lorenzo Bacci. Già, Bacci. Il segretario non solo non ce l’ha fatta a conquistare il partito al suo interno - e questo poteva anche essere messo nel conto nel breve periodo - ma non è neppure riuscito ad attirare gli elettori dem, che pure a Livorno ci sono. Bacci non è stato capace di intercettare quella fetta di elettorato, soprattutto giovanile ma non solo, che nel giugno scorso ha deciso di abbandonare il Pd (dopo aver votato Renzi alle Europee) per abbracciare, magari, il progetto di Buongiorno Livorno. Insomma, Bacci non è riuscito ad attrarre consensi da fuori ed è stato inevitabilmente bocciato dagli iscritti. Ed è proprio di questo progressivo scollamento dalla realtà cittadina che il partito deve preoccuparsi: queste primarie autoreferenziali, giocate più che altro tra le mura dei circoli, vanno invece in tutt’altra direzione.

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