Il Tirreno

Mezzo secolo di storia e di grande passione Sempre più innamorati della palla ovale

Francesca Lenzi
Mezzo secolo di storia e di grande passione Sempre più innamorati della palla ovale

Presentato il libro “1969-2019, 50 anni di rugby in Val di Cornia” Dal Gs Campiglia all’Etruria Piombino: il lavoro di Piero Volpi 

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l’evento

Il giornalista Herni Garcia diceva che «il rugby è un’ora e mezza di battaglia che può cementare amicizie per tutta la vita». Per qualcuno dei presenti venerdì pomeriggio al campo Venturelli è stato così. Per altri, quelli più giovani, siamo soltanto all’inizio. È la magia di uno sport che comincia prima, e finisce ben dopo la partita. Alla presentazione del libro “1969-2019 – 50 anni di rugby in Val di Cornia” è uscito fuori un pezzo del cuore di questo sport dove un gruppo di ragazzoni si passa una palla dalla forma strana, cercando di portarla dietro una linea. O di calciarla fra due pali. Il rugby in Val di Cornia nasce nel 1969 con il nome di Gs Campiglia, per arrivare ai giorni d’oggi dell’Etruria Rugby. Nel mezzo tanti nomi, volti, storie e un’unica passione. Alla presentazione del volume, curato da Piero Volpi, c’erano proprio tutti. O quasi. C’era l’inglese David Hart, fuoriclasse in campo e fuori. E c’erano i primi giocatori, messi insieme da Francesco Sorbi. Lui non c’è più, ma venerdì era ben rappresentato dalla moglie Rosella e da tutti quei ragazzi, più o meno adulti, che non smettono di ricordarlo. E di dirgli grazie. «Quando una società taglia il traguardo delle 50 candeline significa che i suoi valori, amicizia, impegno, coraggio, sacrificio, gioco di squadra, sono andati avanti nel tempo – le parole di Giacomo Grandi, presidente dell’Etruria Rugby – Portati da chi, prima di noi, li ha resi ben saldi. Questo libro racconta la gente, le gare e le prodezze di coloro che ci riempiono di orgoglio. Voglio ricordare chi purtroppo non è più con noi, ma che resta legato da una comune passione. I numeri sono in crescita, abbiamo 215 tesserati, e siamo pronti per realizzare il secondo campo». «Il rugby è uno sport di tradizione – afferma Riccardo Bonaccorsi, presidente della Federazione rugby Toscana, presente all’evento del Venturelli, insieme all’assessore Simona Cresci – ricco di valori da portare avanti, educativo e aperto all’integrazione sociale. Questa società, pur nelle difficoltà di tutto un territorio, è qui da 50 anni grazie all’impegno di tutti voi». «Se andate a pagina 79 trovate la foto di Francesco Sorbi, fondatore del rugby in Val di Cornia – l’intervento di Alessandro Benedettini, uno dei primissimi giovani della squadra del 1969 – Ricordo la prima gara giocata al Mazzola di Venturina. Perdemmo 56-0, ma appena mi venne proposto di far parte di quel gruppo non esitai. Volevo a ogni costo diventare un energumeno anch’io, come venivano definiti i giocatori di rugby». Presente all’appuntamento anche Piero Volpi, curatore del volume, giocatore, presidente, allenatore, memoria storica. «Devo prima di tutto ringraziare mia moglie che mi ha sopportato per un anno nella nostra casa, diventata una specie di redazione – dice Volpi – Non volevo disperdere questi 50 anni, che possono essere uno spunto per il domani, e dedico questo libro alla grande famiglia giallonera. Ah, dimenticavo, sto già preparando la copertina per il volume del centenario. Siete tutti invitati». —

Francesca Lenzi

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