Silvio Baldini stupisce ancora, l’appello pubblico ad Antognoni che emoziona la Versiliana: «Pensa alla gente»
Una serata nata per celebrare il calcio e la sua memoria si è trasformata in un momento di verità: tra racconti, identità e visioni di sport, Baldini ha riportato al centro il legame profondo tra Antognoni e Firenze, chiedendo che il centenario viola diventi un gesto condiviso con la città
MARINA DI PIETRASANTA. Tutti al Caffè della Versiliana, con il calcio di ieri e quello di oggi seduti allo stesso tavolo. Daniel Bertoni, primo straniero tornato a Firenze dopo la riapertura delle frontiere, Giancarlo Antognoni, suo avversario a Buenos Aires nel Mondiale del 1978, e Silvio Baldini, tecnico traghettatore della Nazionale, accolto dal pubblico come uno di casa. A fare da filo alla serata il libro dedicato all’ex numero dieci viola: “Una vita da dieci”, scritto con Luca Calamai e presentato insieme a Bucchioni. Ma, a un certo punto, il racconto è diventato proposta: l’appello di Baldini ad Antognoni perché il centenario della Fiorentina non passi senza una festa vera tra il suo Capitano e la sua gente.
Il ritratto di Silvio Baldini
Silvio Baldini ha il passo degli uomini che non hanno mai imparato a fingere. Grande, burbero, spigoloso, con una bontà che prova quasi pudore a mostrare. Nel calcio cerca ancora ciò che cerca nella vita: verità, dignità, coraggio, libertà. Non ama le scorciatoie, diffida delle convenienze, preferisce perdere restando se stesso che vincere tradendosi. E adesso che guida i ragazzi dell’Italia Under 21, terzo allenatore toscano dopo Rossano Giampaglia e Marco Tardelli, porta con sé molto più di un’idea di gioco: una maniera, antica e ostinata, di credere nell’uomo. È anche per questo che alla Versiliana la gente lo applaude come a teatro.
Baldini racconta se stesso
Baldini non recita. Racconta di essere stato un calciatore modesto, uno che «ha sempre bisticciato con la palla», e trasforma quella debolezza nella chiave della sua storia. «Fin da ragazzino ho sempre provato a ribellarmi a quello che volevano decidere gli altri. Se uno mi diceva che ero un somaro a fare una cosa, mi cimentavo finché non riuscivo a farla. Ai ragazzi dico: oggi avete davanti l’allenatore più scarso che avete mai avuto. Però nessuno mi ha spinto fin qui. Mi ci ha portato il destino e allora mi dovete ascoltare». Dietro l’ironia c’è la sua idea più profonda. «Io non cerco il successo, io cerco me stesso». Essere prima del ruolo, la persona prima del personaggio.
Il legame con Antognoni
Ed è esattamente ciò che riconosce in Antognoni. «Giancarlo è di una semplicità disarmante. È disponibile con tutti, con i giardinieri, con qualsiasi persona incontri. In lui non c’è mai il personaggio, c’è la persona». Lo stesso principio Baldini prova a trasferirlo nello spogliatoio dell’Under 21, dove Antognoni e Andrea Barzagli diventano lezioni viventi. «Quando ci sono due campioni del mondo dico ai ragazzi: guardateli, ascoltateli, fatevi raccontare come hanno fatto a toccare la cima della montagna». Non per imparare come si calcia un pallone, ma per capire «cosa vuol dire impegnarsi, rispettare le regole e soprattutto essere una squadra».
Disciplina e filosofia di gioco
La disciplina, per Baldini, è un atteggiamento mentale: una regola non è una punizione, ma un modo di essere professionisti. E poi il campo, dove la sua filosofia resta quella di sempre: togliere paura e restituire coraggio. «Ai ragazzi dico che l’unica paura vera è quella di morire. Se vai in campo e perdi la gioia di giocare, hai già perso». Così agli attaccanti tecnici chiede una cosa quasi controcorrente: «Non passare la palla, fai un dribbling». Ricorda Kurt Hamrin e il consiglio su Antonio Di Natale: uno contro uno, saltare l’uomo. «Se ho un giocatore forte nell’uno contro uno, perché deve darla? Dammi subito la superiorità numerica. Quello è il giochino».
L’appello per il centenario della Fiorentina
Ma il momento più forte arriva quando il discorso torna alla Fiorentina e ai suoi cento anni. Antognoni ha già spiegato la ferita che lo tiene lontano dalle celebrazioni ufficiali. Baldini non entra nel merito della rottura con il club e non gli chiede di cancellarla. Gli suggerisce un’altra strada. «Te chiedi un incontro a parte. I cent’anni non si compiono tutti i giorni. Fai un incontro allo stadio, con i tifosi, con gli ex calciatori, ma soprattutto per i tifosi». È un consiglio che diventa appello, rivolto anche alla città e al Comune perché l’idea possa prendere forma.
“La Fiorentina è dei fiorentini”
Il ragionamento arriva dritto. «La Fiorentina non è dei Commisso, dei Cecchi Gori o di chi l’ha posseduta. La Fiorentina è dei fiorentini. Se ti sei sentito umiliato, lascia perdere loro. Ma te ti devi dare ai tifosi». Per Baldini c’è qualcosa che viene prima delle proprietà, delle fratture, delle incomprensioni: il rapporto fra Antognoni e Firenze.
Una festa popolare per il Capitano
L’idea nata alla Versiliana prende perfino una forma concreta: una festa popolare, magari con un contributo simbolico di un euro, e l’incasso destinato in beneficenza. Un modo per celebrare il campione e insieme restituire qualcosa alla città. Antognoni ascolta e non chiude la porta, si dice possibilista. Baldini non gli chiede una riconciliazione: gli chiede un gesto verso chi lo ha eletto Capitano per sempre.
Il Capitano e la sua gente
Perché cento anni di Fiorentina appartengono anche a lui. E perché, al di là delle celebrazioni ufficiali, c’è una Firenze che vorrebbe festeggiare Antognoni senza mediazioni, senza protocolli e senza altri padroni di casa. Solo il Capitano e la sua gente. Come ai tempi in cui bastava il numero dieci sulla schiena per sapere da che parte stare.
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