Il Tirreno

La sentenza

Ex imprenditore di Cecina sommerso dai debiti: non potrà subire pignoramenti

di Stefano Taglione
Un'aula di tribunale (foto d'archivio)
Un'aula di tribunale (foto d'archivio)

Analizzando le cifre, «la situazione è insostenibile»: aperta la liquidazione controllata dopo la pronuncia del tribunale civile di Livorno

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CECINA. Il tribunale ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un ex imprenditore di Cecina, riconoscendo la sussistenza di «una grave situazione di sovraindebitamento» e attivando uno degli strumenti previsti dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per consentirgli di ripartire. La sentenza civile, pronunciata nelle scorse settimane, rappresenta un passaggio significativo nell’applicazione delle nuove norme a tutela delle «persone fisiche non fallibili».

L’ex imprenditore, oggi operaio dipendente a tempo indeterminato per una ditta del territorio, aveva chiesto l’apertura della liquidazione controllata dei propri beni, rappresentando un’esposizione debitoria complessiva superiore a 123mila euro. Debiti accumulati negli anni sia nei confronti dell’erario sia verso istituti di credito e terzi, a fronte di un reddito familiare che non consente più di far fronte regolarmente alle obbligazioni assunte. Il collegio – presieduto dal giudice Franco Pastorelli, con relatrice Elisa Pinna e Simona Capurso – ha ritenuto sussistenti i presupposti previsti dalla legge. In particolare, è stato accertato che l’uomo non svolge più un’attività d’impresa – cessata e cancellata dal registro due anni fa – e che, in quanto dipendente, rientra fra gli ammessi alla procedura. Inoltre, dalla documentazione e dalla relazione dell’organismo di composizione della crisi, è emerso uno squilibrio strutturale tra redditi, patrimonio liquidabile e debiti. Il quadro familiare evidenzia una situazione di forte difficoltà: il nucleo è composto dal debitore, dalla moglie e da un figlio maggiorenne ma non economicamente autosufficiente. Le spese mensili necessarie per il sostentamento ammontano a circa 1.450 euro, mentre il reddito principale è lo stipendio, poco meno di 1.900 euro netti al mese, a cui si aggiunge il reddito part-time della moglie.

Nel patrimonio non figurano immobili: l’abitazione di proprietà è stata venduta nel 2024 per estinguere il mutuo, e la parte di ricavato rimasta – poco meno di 9.500 euro – è stata messa a disposizione. Restano alcuni beni mobili di modesto valore, come una Citroën C4 che ha percorso 200.000 chilometri dal valore di tremila euro e uno scooter da 400 euro, oltre a un fondo pensione. Con la sentenza di apertura, il tribunale ha disposto lo «spossessamento del debitore», cioè l’ingresso di tutti i beni presenti e futuri nella procedura. È stato inoltre nominato il giudice delegato e il liquidatore, che avrà il compito di ricostruire l’attivo, gestire la liquidazione e distribuire quanto ricavato ai creditori secondo l’ordine delle prelazioni. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la tutela del cosiddetto “minimo vitale”.

Il tribunale ha stabilito che, in attesa della determinazione definitiva del giudice delegato, il debitore dovrà versare 700 euro al mese per 13 mensilità, mantenendo la parte restante dello stipendio. Altro punto centrale della decisione è l’effetto immediato di blocco delle azioni esecutive. Dalla data di apertura della liquidazione controllata, nessun creditore potrà iniziare o proseguire pignoramenti o altre azioni individuali. Anche la cessione del quinto dello stipendio, se già in essere, non è opponibile alla liquidazione: il creditore dovrà partecipare al concorso come tutti gli altri.

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