Da gregario a gelataio, la seconda vita di Paolo Fornaciari lontano dal ciclismo
Il ”Coltellaccio del Varignano” è ospite a Food & Book. Il racconto del suo percorso di vita fra il passato in bicicletta e il presente dietro al banco dell'"Ultimo Kilometro"
VIAREGGIO. Il sogno di Paolo Fornaciari? Aprire una gelateria a Viareggio. La sua città, quella che gli è rimasta nel cuore, che sobbalza ogni qual volta torna dalla vicina Montecatini dove uno dei più forti “gregari” (come si diceva nel secolo scorso) del nostro ciclismo è titolare di una affermata gelateria che nel marzo prossimo festeggerà i dieci anni di attività.
Dal 1993 al 2008 il “Coltellaccio del Varignano”, così come veniva chiamato dai suoi tifosi, è stato al servizio dei più grandi campioni del nostro ciclismo, da Michele Bartoli a Paolo Bettini, da Mario Cipollini a Damiano Cunego e Pavel Tonkov, vestendo le maglie di squadre che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale come Saeco, Mapei e Lampre. Poi dopo essere sceso di sella si è buttato anima e corpo nella nuova avventura perché a Paolo piace fare le cose bene come quando pilotava il famoso “Treno Rosso della Saeco”.
Paolo hai vinto più trofei da gelatiere che da ciclista.
«E’ vero (sorride, ndr) da produttore di gelato ho vinto tanti concorsi tra i quali uno a livello internazionale che si tiene ogni anno a Rimini. Il ciclismo è stato per tanti anni la mia vita. Ho corso con tanti campioni nelle migliori squadre della mia epoca ricevendo tanti attestati di stima».
Perché nel dopo ciclismo hai scelto la tua attuale attività?
«Sono sempre stato un amante del gelato. Alla fine di ogni corsa cercavo subito una gelateria e se ne trovavo una che produceva un buon prodotto ne mangiavo in dosi abbondanti. Una passione per il gelato condivisa con mia moglie Maddalena un’autentica buongustaia che dopo avere fatto per venti anni la geologa ha deciso di darmi una mano nell’attività».
Come è nata l’idea della gelateria?
«All’inizio era una mezza idea. Poi ho iniziato a frequentare i corsi dei migliori maestri internazionali tra i quali Palmiro Bruschi. Sono stato 6 mesi a casa sua a Sansepolcro dove ho imparato a fare il gelato, quello buono, quello fatto con le migliori materie prime».
E così è nata “Ultimo Kilometro”, tanto per rimanere in tema del ciclistico.
«Non poteva essere che così visto che per quasi venti anni ho corso da professionista».
Ed hai dedicato al ciclismo anche qualche gusto del tuo gelato?
«No. I mie cavalli di battaglia sono il Macho-Macho fatto con mandorla, arancia e cioccolato fondente ed il Mamma-Mia composto di ricotta, limoni canditi e fichi che caramello personalmente».
Segui ancora il ciclismo?
«Poco, lo confesso. Sono riuscito a staccare la spina, una cosa che non è facile. Ho comunque ancora tanti amici che mi vengono a trovare: Tafi, Cunego, Bartoli, Simoni, Ballan e altri ancora».
Hai mai pensato di fare il direttore sportivo?
«No. Ho il tesserino ma sono molto attaccato alla famiglia: mia moglie e le mie figlie Arianna e Greta e non me la sento di stare troppo lontano da loro».
E nemmeno l’opinionista?
«Nemmeno perché bisogna conoscere bene i corridori ed avere una buona dialettica come Riccardo Magrini».
Con il quale domenica 14 ottobre sarai protagonista proprio a Montecatini per Food & Book, il festival del cibo e del libro.
«Una bella manifestazione che si svolge ogni anno alle Terme del Tettuccio qui a Montecatini e nella quale parlerò di gelato e ciclismo».
Il tuo sogno nel cassetto?
«Aprire una gelateria nella mia Viareggio. Vuoi mettere il piacere di un tuffo in cima al molo durante una pausa di lavoro? È già un po’ che ci penso e spero proprio di poterlo realizzare».
LA SCHEDA
Paolo Fornaciari è nato a Viareggio il 2 febbraio 1971. Inizia a correre nelle categorie giovanili con l’U.C. Stiava e poi con il G.S. Versilia. Nel 1987 è al G.S. Bottegone con il quale corre tra gli juniores e i dilettanti, categoria nella quale vince otto corse. Nel 1992 passa professionista con la Mercatone Uno con la quale nel 1994 vince la sua unica corda da prof: una tappa all’Herald Sun Tour. Tra i podi anche una Milano-Torino, una tappa della Parigi-Nizza e un G.P. di Camaiore (2° dietro a Elli nel 1996).
Passista dotato di grande è stato uno dei luogotenenti più apprezzati dai capitani del nostro ciclismo gareggiando con le più forti squadre del panorama internazionale come Saeco (con Cipollini, Gotti e Simoni), Mapei (con Bettini, Bartoli, Ballerimi, Cancellara, Freire) e Lampre (con Ballan e Cunego) con la quale chiude la carriera nel 2007 dopo avere disputato oltre 800 corse .
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