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Ikea taglia 850 posti di lavoro: la nota ufficiale e i dettagli

di Redazione web

	Ikea taglia 850 posti di lavoro
Ikea taglia 850 posti di lavoro

A illustrare le ragioni dell’intervento è stato il direttore finanziario Henrik Elm, che ha parlato apertamente della necessità di recuperare «semplicità e velocità»

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Inter Ikea Group, la holding che sovrintende al marchio Ikea e impiega 27.700 persone nel mondo, ha annunciato un nuovo e significativo intervento di riorganizzazione interna. L’azienda prevede infatti 850 tagli di posti di lavoro a livello globale, una misura che – secondo la dirigenza – servirà a rendere la macchina più agile in un mercato sempre più competitivo. La decisione è stata comunicata attraverso una nota ufficiale del gruppo.

«Siamo diventati troppo complessi»

A illustrare le ragioni dell’intervento è stato il direttore finanziario Henrik Elm, che ha parlato apertamente della necessità di recuperare «semplicità e velocità» in un contesto retail che richiede processi più snelli.

Elm ha spiegato che, nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni, la struttura del gruppo si è progressivamente appesantita: una complessità che ora Ikea vuole ridurre per accelerare il processo decisionale e contenere i costi. Dei 850 tagli previsti, 300 riguarderanno la Svezia, cuore storico del marchio.

Secondo il CFO, un’organizzazione più leggera permetterà anche di offrire prezzi più bassi ai clienti, uno dei pilastri dell’identità Ikea.

Non è un caso isolato: altri tagli a marzo

La riduzione del personale non rappresenta un episodio isolato. A marzo, infatti, Ingka Group – che gestisce la quasi totalità dei negozi Ikea in franchising – aveva già annunciato 800 esuberi, sempre con l’obiettivo di semplificare la struttura e ridurre i costi operativi.

I conti dell’ultimo anno fiscale

Il nuovo intervento arriva dopo un anno complesso per il gruppo. Nel bilancio 2024/25, chiuso ad agosto, Ikea ha registrato:

  • utile netto in calo del 32%, sceso a 1,5 miliardi di euro,
  • un fatturato diminuito dell’1%, pari a 44,6 miliardi di euro.

Il calo della redditività è legato soprattutto alle riduzioni di prezzo introdotte per rilanciare le vendite.

Nonostante ciò, i volumi e il numero di clienti sono cresciuti di quasi il 3%, segnale di un mercato che risponde positivamente alla strategia di ribasso.

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