Il Tirreno

Toscana

A tavola con noi

Il mezzo secolo di Belfiore, pomodori e ortaggi biologici

di lIrene Arquint
Il mezzo secolo di Belfiore, pomodori e ortaggi biologici

Nell’azienda cecinese conserve come opere d’arte

17 giugno 2024
3 MINUTI DI LETTURA





In principio furono i pomodori, perché da buoni uomini del sud nonno Domenico e papà Donato credevano in pomarola e passate. Che in cucina non tramontano mai. Dopodiché arrivarono i vasetti in vetro con i carciofi violetti della Val di Cornia, il pesto, le melanzane e i tanti ortaggi conservati in modo naturale. Che quest’anno fan cinquant’anni, tanti quanti quelli festeggiati dalla Mediterranea Belfiore, fondata nel 1974 da Donato Ciarlo annusando nell’aria il vento del cambiamento. «I trasformatori a cui vendeva il pomodoro iniziarono a chiudere, allora decise di esporsi in prima persona - racconta la figlia Antonella - così con i pochi risparmi messi da parte comprò vecchi macchinari arrugginiti che rimise in ordine». L’azienda nata alla Cinquantina attorno al tavolo di famiglia, oggi è portata avanti con la stessa visione dalle sue donne: le tre figlie Antonella, Simonetta, Emiliana e la moglie Renza. Nonno Domenico arrivò a Cecina da Campobasso poco dopo il secondo dopoguerra. Era il 1952 e il figlio Donato, nato sotto le bombe, aveva appena tredici anni. Il motore si chiamava fame di riscatto. Mani grandi e forti, cuore senza paura, mente dalle grandi ali fecero tutto il resto. Per cui Donato spinse sempre più sulla coltura del pomo rosso base della cucina italiana e livornese, venduto ai trasformatori che all’epoca proliferavano attorno a Cecina. Nel frattempo sperimentò altre vie, come un liquorificio, idea affatto avulsa dal contesto tornando molto utile quando si mise a invasettare gli ortaggi coltivati nei 10 ettari di proprietà. «Nostro padre era un uomo vulcanico, con lui le idee diventavano realtà - aggiunge Antonella Ciarlo - pensando alle radici campane si mise a creare passate e polpa di pomodoro. Ma non in lattina come usava negli anni Settanta, bensì in vasi di vetro». Utilizzava i bottiglioni verdi per l’acqua da 2 litri, magnum con tappo a corona che piacevano sì, ma pochi compravano. Finché un giorno, nel consegnarne allo spaccio dell’Accademia Navale di Livorno ne ruppe una. Il profumo di basilico catturò l’attenzione di un famoso grossista. Il resto è storia: il commerciante acquistò l’intera produzione e pretese l’esclusiva. L’azienda crebbe, i 10 ettari di proprietà non bastarono più e i contadini dei dintorni iniziarono a coltivare per loro, arrivarono i distributori, finché il mercato convenzionale si saturò e i Ciarlo nel 1996 rilanciarono investendo nel biologico. Ancora una volta la mossa vincente che attrasse i grandi clienti stranieri. Domenico è mancato nel 2001 ma l’azienda ha continuato a fare ampie falcate insieme alla moglie Renzo e alle tre figlie cresciute fra i macchinari come in un immenso parco giochi. Dei tanti prodotti fra gli scaffali degli store più importanti del mondo, il pomodoro resta comunque il primo biglietto da visita.

Venerdì nero
La scheda

Crash informatico, cosa c’è dietro al caos che ha mandato in tilt aeroporti, banche e media di tutto il mondo: il problema, i tempi e l’esperto