Il Tirreno

Prato

Il caso

Prato, è iniziato il processo per i pestaggi dei lavoratori che scioperavano

di Redazione Prato
Prato, è iniziato il processo per i pestaggi dei lavoratori che scioperavano

Sul banco degli imputati due pachistani e due cinesi legati alla logistica Acca di Carmignano

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Giovedì scorso, 19 febbraio, è iniziato davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Prato, Francesca Del Vecchio, il processo per caporalato ai danni dei 32 lavoratori aderenti alla protesta sindacale indetta dal Sudd Cobas, tutti dipendenti della società Acca srl (logistica e facchinaggio) e delle società cooperative Mbt 2019, Europe servizi 2019 e Prato multiservice, tutte operative a Carmignano.

La contestazione è stata elevata nei confronti dei datori di lavoro e proprietari cinesi delle società indagate (assistiti e difesi da avvocati del foro di Roma) nonché del gestore di fatto (assistito e difeso dagli avvocati Federico Febbo e Cristiano Toraldo del Foro di Prato), al quale sono contestate anche delle condotte di lesioni e rapina aggravata quale forma di ritorsione e di intimidazione nei confronti di alcuni dei lavoratori aderenti alla protesa sindacale. Il procedimento andrà avanti con le udienze preliminari del 9 aprile e 2 luglio prossimi.

Gli imputati sono quattro: due cinesi di 39 e 40 anni, Fu Shilong e Lin Dayong, difesi dall’avvocato Marco Barone, e due pachistani di 45 e 56 anni, Babar Sultan e Bilal Muhammad Chaudhry. Il capo d’accusa per tutti è sfruttamento dei lavoratori (cosiddetto caporalato), mentre il 45enne pakistano dovrà rispondere anche di lesioni e rapina aggravata nei confronti di sei connazionali, che sono parti offese e costituiti parti civili insieme ad altri ventisei lavoratori tutti di origine straniera (asiatici e africani).

La vicenda è quella delle botte, pestaggi, agguati e intimidazioni, tutte azioni messe in atto per fermare la rivolta sindacale alimentata dai Sudd Cobas, in prima linea per chiedere il riconoscimento dei diritti ai lavoratori. Nel mezzo, le spedizioni punitive e i pestaggi ordinate da quello che è considerato il caporale, ovvero il mandante, arrestato nell’aprile dello scorso anno (sul suo capo pende il divieto di dimora nella province di Prato, Firenze e Pistoia), mentre gli effettivi picchiatori non sono stati ancora identificati.  

Primo piano
La tragedia

Livorno, scontro auto-scooter: muore 39enne

di Redazione Livorno
Speciale Scuola 2030