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Il caso

Operai picchiati a Seano, a testa alta contro pestaggi e sfruttamento: oltre duemila al corteo

di Paolo Nencioni

	La manifestazione del Sudd Cobas a Seano (foto Autovino)
La manifestazione del Sudd Cobas a Seano (foto Autovino)

Tanti politici alla manifestazione, dal presidente della Regione in giù, ma la scena se la sono presa i “fantasmi” che lavorano senza diritti

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CARMIGNANO. Quanto sia facile trovare lavoratori sfruttati nel “distretto parallelo” cinese di Prato, membri di quell’esercito fantasma che lavora in nero e ogni tanto viene picchiato se osa alzare la testa, lo dimostra un piccolo episodio accaduto a metà del corteo organizzato oggi pomeriggio, 13 ottobre, dal sindacato Sudd Cobas a Seano per protestare contro lo sfruttamento, pochi giorni dopo il pestaggio di due sindacalisti e due lavoratori in sciopero al picchetto davanti alla confezione Lin Weidong di via Galilei.

Il corteo di oltre duemila persone si è fermato nella zona artigianale di Bocca di Stella e da uno dei tanti anonimi capannoni sono usciti un paio di pachistani, che si sono uniti agli scioperanti. «Lavoro qui da due anni, sempre in nero e senza contratto, per 1. 400 euro al mese, 12 ore al giorno, sette giorni alla settimana» ha raccontato uno di loro prima di indossare la pettorina gialla con la scritta “8x5”, cioè la rivendicazione della settimana di 5 giorni, 8 ore al giorno. Hanno subito piazzato un picchetto anche davanti a quella fabbrica.

Ed è per questo che ora Luca Toscano, coordinatore del Sudd Cobas, può urlare al megafono, senza paura di plagiare Obama o “Frankenstein Junior”, il suo «Si può fare! ». In altre parole, quello che ieri sembrava impossibile oggi sembra possibile: entrare nelle centinaia di fabbriche cinesi di abbigliamento femminile o di borse e convincere i lavoratori sfruttati a reclamare i loro diritti.

Il Sudd Cobas lo sta facendo da anni e forse stavolta ha sfondato. Certamente ha riacceso i riflettori su una situazione che forse non ha eguali in Italia. Fino a martedì scorso via Galilei, nella zona artigianale di Seano, era un posto dimenticato da Dio e dagli uomini, una sorta di zona franca dove le regole erano sospese. Passata meno di una settimana, si è riempita di manifestanti e di politici, dal presidente della Regione Eugenio Giani in giù. Era annunciata anche la presenza dell’attivista svedese Greta Thunberg che però dopo un discorso all’ex Gkn di Campi Bisenzio non si è fatta vedere.

Ma al centro del palcoscenico oggi non c’erano i politici, la scena se la sono presa i “fantasmi” e gli “ex fantasmi”, quelle migliaia di lavoratori, in gran parte pachistani, che lavorano per i cinesi per stipendi che sono un po’ più alti di qualche anno fa, ma che non hanno diritti: niente ferie, niente permessi malattia, nessun contributo previdenziale.

«Ora sono i padroni ad avere paura – dice uno di loro, Riaz Mohsin – Lottiamo da anni per i nostri diritti e siamo più numerosi di prima, ma in 13 anni che sono qui non è venuto nessuno ad aiutarci, a parte il Cobas».

Alla manifestazione di Seano non hanno aderito Cgil, Cisl e Uil di Prato, ma la confusione è grande sotto il cielo sindacale, perché la Cgil regionale si è presentata con un enorme striscione e anche la Funzione pubblica Cgil e lo Spi di Prato erano nel corteo, a testimonianza di qualche crepa anche alla Camera del lavoro di piazza Mercatale.

«Alla politica e ai sindacati chiediamo più coraggio – ha aggiunto Toscano riferendosi ai sindacati confederali che non condividono i metodi del Sudd Cobas (picchetti, blocco delle merci) – Questi non sono i nostri metodi, sono i metodi del movimento operaio da sempre. Le statistiche sui controlli nelle confezioni non valgono nulla. I lavoratori ci raccontano che il giorno prima e il giorno dopo si continua a lavorare 12 ore. Le multe agli imprenditori? Quelle le mettono in bilancio, conviene pagare una sanzione, ci si guadagna di più».

E poi c’è il fronte delle inchieste, ultima quella sul pestaggio di martedì notte in via Galilei, nel corso della quale il titolare della confezione è stato indagato e perquisito. Si sospetta addirittura che abbia fatto parte della “squadraccia” di picchiatori, ma su questo non c’è una conferma ufficiale.

«Cambierà qualcosa grazie a queste inchieste? – si chiede Toscano – Noi lo speriamo. Finora non è cambiato niente, ma quando vedi la luce non vuoi più stare al buio». 

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