Caro carburante, famiglia toscana ostaggio dei traghetti bloccati in Corsica: «Se il gasolio non scende non ci lasciano partire»
Pietro Tucci, titolare di un’agenzia immobiliare, è a Bastia con la moglie e figli di 13 e 11 anni
PISTOIA. Sarebbero circa 400 gli italiani bloccati in Corsica a causa della protesta dei pescatori corsi contro il caro carburante.
Da martedì 7 aprile, infatti, lo sciopero paralizza i collegamenti marittimi impedendo la partenza dei traghetti e lasciando centinaia di turisti bloccati in ogni porto dell’isola. Tra le persone bloccate anche una famiglia di Uzzano, quella di Pietro Tucci, che insieme alla moglie e ai figli di 11 e 13 anni, ha raggiunto l’Isola per le vacanze di Pasqua con la prospettiva di rientrare martedì, ma che forzatamente e a proprie spese ha dovuto prolungare la propria permanenza in un villaggio a Bastia.
Il racconto
«Per ben due volte la Corsica Ferries (la compagnia di navigazione con cui sarebbero dovuti rientrare nda) ci ha preallertati, ma un’ora prima dell’imbarco ha annullato la partenza – racconta Pietro Tucci, titolare di un’agenzia immobiliare a Pistoia, ma residente a Uzzano – siamo molto preoccupati perché dobbiamo rientrare al lavoro e i bambini a scuola. Ma i pescatori locali hanno minacciato che continueranno a bloccare la partenza delle navi fino a quando il prezzo del gasolio non scenderà sotto i due euro».
Il rialzo dei prezzi
Il prezzo medio di un litro di gasolio in Corsica ha superato i 2,10 euro già a partire dal 21 marzo secondo le medie calcolate da franceinfo, ma nel weekend pasquale in alcune stazioni di servizio di città principali come Bastia i prezzi sono arrivati a superare i 2,45 euro. In questi giorni Pietro Tucci è rimasto in contatto con il Consolato italiano e la Farnesina, ma al momento l’unica rassicurazione che è riuscito ad ottenere è quella relativa all’eventuale reperimento di farmaci.
«Noi per fortuna stiamo bene – assicura Tucci – ma abbiamo assoluta necessità di tornare a casa. L'unica risposta che abbiamo avuto tramite e-mail da parte del Consolato italiano di Marsiglia (competente per tutta la Corsica) è che stanno monitorando costantemente l’evoluzione degli eventi, in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina a Roma e che se avessimo urgenza di rimpatriare ci consigliano il rientro in aereo tramite le compagnie locali con destinazione Nizza, Marsiglia o Parigi. Impensabile per noi avendo dietro il cane e anche il camper».
«E’ tutto a nostre spese»
Il Consolato sta anche tentando di contattare la Prefettura territorialmente competente attraverso tutti i canali disponibili, al fine di ottenere aggiornamenti e rappresentare le esigenze dei connazionali coinvolti, ma con scarsi risultati. Anche nella giornata di ieri (giovedì 9 aprile) la nave da Bastia verso Livorno non è partita e fino a sera non è giunta alcuna conferma circa una possibilità di rientro per il giorno dopo (oggi per chi legge). Secondo Info Marittimi le manifestazioni di questi giorni fanno parte di un movimento crescente dei lavoratori marittimi che sostengono che il forte aumento del prezzo del diesel e del gas, aggravato dalle tensioni in Medio Oriente, stia mettendo a rischio i loro mezzi di sostentamento. «Tutto questo tempo perso non mi viene rimborsato da nessuno ed è tutto a mie spese» è l’amara conclusione di Tucci, che osservando l’orizzonte non può fare a meno di constatare che Livorno dista appena 150 km in linea d’aria, ma che l’assenza di risposte e di certezze del momento attuale la fanno apparire tristemente lontana.
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