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Castagne in Toscana, è cambiato il sapore: il motivo e il "trucco" della seccatura spiegato dai produttori

di Carlo Bardini
Ugo Bugelli al suo metato
Ugo Bugelli al suo metato

Scatta l'allarme per la mancanza di persone dedite alla raccolta

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SAN MARCELLO PISTOIESE. Una raccolta di castagne davvero abbondante quest’anno, e il frutto è sano e senza bacature. L’unico “difetto” è che in percentuale possono essere poco saporite e questo inconveniente lo si può superare facendo una seccatura oculata ed esperta. Parola di Ugo Bugelli, castanicoltore che fa parte della locale “Comunità Slow food castagna”, che più volte ha partecipato alla manifestazione Terra Madre e che si batte affinché la farina dolce sia eseguita con i metodi tradizionali dei nonni, ma anche che la castagna e il castagneto rappresentino valori culturali da difendere.

Metati

Al di là della bontà del frutto, secondo alcuni castanicoltori, mancano metati, cioè le strutture per seccare le castagne e personale per la raccolta. «Quest’anno abbiamo avuto una grande produzione – spiega Bugelli – sane, non bacate. Purtroppo in parte possono essere poco saporite e questo perché c’è stata un’inversione climatica, cioè prima sole e poi molta acqua. Dovrebbe essere all’opposto per un buon risultato. Il metato a cui diversi di noi fanno riferimento – spiega – si trova alle Torri di Popiglio ma il problema vero è l’assenza di queste strutture. Ce ne sono sempre meno, perché molti proprietari li trasformano in piccole casine. Di conseguenza scarseggiano anche persone in grado di gestirli». Alle Torri di Popiglio portano la propria raccolta addirittura in 80 e vengono accolti privati che hanno un quantitativo piccolo, pensando alle grandi produzioni. «Per il momento sembra che – aggiunge Bugelli – non sia presente lo “gnomo gnosis castanea” che è un fungo che colpisce la pianta nel momento della fioritura e poi può passare prima alla buccia della castagna e poi alla polpa stessa. Un problema presente dal 2015 dopo il cinipide».

Identità locale

Per Bugelli la castagna e il castagneto sono elementi di identità locale e si impegna per divulgarli e salvarli. «Abbiamo fondato la “Comunità Slow food della castagna” e cerchiamo di essere presenti in molti luoghi per far conoscere la nostra tradizione. Si tratta di difendere un aspetto sociale delle nostre zone: le specie di castagne presenti, perché non ne abbiamo una sola ma ben quattro, il valore di un terreno coltivato a castagno, visto che non si verificano neanche frane. Noi della comunità stiamo sostenendo fortemente i metodi di coltivazione e di produzione tramandati dai nostri nonni. E spesso, anche in altre regioni d’Italia, ci stanno prendendo d’esempio. A gennaio uscirà l’”Albo italiano delle varietà delle castagne”». Anche il castanicoltore dell’Orsigna Riccardo Grancchietti conferma che quest’anno la raccolta delle castagne è stata abbondante. «Ci sono state molte castagne, magari in percentuale sono meno saporite di quelle dello scorso anno. Comunque non possiamo lamentarci. L’unico grande problema è che ogni volta che avviene la raccolta si dura sempre più fatica a trovare personale. quest’anno addirittura quattro persone sono arrivate da Pistoia. Questa difficoltà ricade in negativo anche sul fatto che a volte in alcune parti del castagneto il frutto rimane non raccolto». Tra meno di un mese la farina nuova sarà a disposizione e la si potrà trovare, oltre che in vendita diretta, anche nei negozi ad un prezzo al chilo che oscilla tra i 12 e i 15 euro.

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