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cronaca

Piquadro lascia la Cina e annuncia una nuova fabbrica

Potrebbe essere vicina a quella di Gaggio Montano a pochi chilometri da Sambuca: assunzioni in vista


15 aprile 2014


MONTAGNA. Il ritorno del figliol prodigo si potrebbe chiamare. Marco Palmieri, 48 anni, fondatore ed amministratore delegato di Piquadro, famosa azienda di pelletteria, ha deciso di tornare a produrre in Italia, abbandonando la non più fruttuosa Cina. Per quale motivo? Costi e qualità sono le parole chiave. I costi di produzione sono sempre più alti e produrre in Cina per i marchi di fascia alta non conviene più, oltre al fatto che il made in Italy, prodotto veramente in Italia, è sempre maggiormente richiesto.

«Negli ultimi tre anni nel settore della pelletteria, i costi per la manodopera in Cina sono aumentati del 58% -dichiara Palmieri in un’intervista al Corriere della sera- dieci anni fa il costo della manodopera cinese era un decimo di quella italiana. Oggi, tra dazi, costi di trasporto e tempi di approvvigionamento, la differenza si è ridotta solo ad un terzo».

La qualità sofisticata della produzione italiana, inoltre, non si può trovare in Cina ed è anche questo un valido motivo per spingere l’imprenditore a tornare sull’Appennino tosco-emiliano. La Piquadro, che dal 2006 ha sede a Silla di Gaggio Montano, sulla strada che porta da Bologna a Pistoia, è una società per azioni che ad oggi realizza l’80% della sua produzione in Cina ed il 20% in Italia; conta circa 65 milioni di euro di fatturato e dal 2007 le sue azioni vengono collocate alla Borsa italiana. Era il 1987 quando Marco Palmieri fonda la sua azienda: durante i primi dieci anni produce in conto terzi per aziende italiane di pelletteria di lusso sviluppando soluzioni tecnologiche innovative. Nel 1998 viene lanciato il marchio Piquadro, che significa P al quadrato con la lettera “P” che indica sia “Palmieri” che “Pelletterie”. Il primo negozio monomarca Piquadro viene aperto a Milano e poi a Roma; dal 2004 la società inizia un processo di internazionalizzazione con importanti investimenti e l’apertura di nuovi negozi all’estero, come a Mosca e Barcellona.

La qualità, però, non è l’unico cavallo di battaglia su cui cavalca Palmieri. «Noi –afferma sul quotidiano Repubblica- vogliamo avvicinarci alle esigenze del cliente. Oggi, chiunque sul nostro sito può costruirsi un prodotto tutto per sé, secondo i propri gusti. Noi abbiamo sempre utilizzato, per i nostri prodotti, pellami italiani. Cosa facciamo? Prendiamo il materiale, lo spediamo in Cina e poi, quando la borsa è pronta, la riportiamo in Italia? Magari nel frattempo il cliente si stufa». E così si punta ad un nuovo stabilimento a Gaggio. Con possibili nuove assunzioni.

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