Marina di Carrara, il commercio cambia e parla cinese: chi sono i nuovi imprenditori della città – Il reportage
La trasformazione passa dai bar storici ai nuovi street food: tra piazza Ingolstadt e il Quadrilatero della movida si intrecciano storie di famiglie cinesi, locali simbolo e un tessuto commerciale che cambia volto giorno dopo giorno
MARINA DI CARRARA. Sbaglia chi pensa che il fenomeno dei locali in cui si mangia cucina cinese riguardi solo il centro-città, dove tra via Mazzini e via Solferino, via Verdi e piazza De Andrè sono almeno quattro gli angoli del gusto in cui scoprire le ricette del Dragone: tutti hanno aperto i battenti nell’arco di pochi mesi. A Marina si bissa il mini-boom. Nel Quadrilatero della Movida. Rispetto a Carrara-città, però, qui la tendenza è più articolata: il popolo che arriva dal Gigante Giallo non solo apre street food – due hanno appena tagliato il nastro – ma acquisisce e prende le redini di storici bar marinelli. Già sono due, l’Aisha e il mitico Lombardi, e presto, si mormora, diventeranno tre.
L’esordio
Marina di Carrara: fermiamoci dalle parti di piazza Ingolstadt. L’approdo degli imprenditori asiatici del bancone risale a quattro anni fa quando conquistano il bar Aisha che dà su viale Colombo, un must-have per la gioventù. Qui c’è storia, nasce dalla rivisitazione in chiave moderna di un locale di lunga tradizione “l’Aisha”: il bar e gelateria Diana. Alla guida oggi ci sono due famiglie cinesi: lei (la titolare) e il marito, il fratello di lei e la moglie. Al pubblico stanno ragazzi e ragazze italiani – sono almeno sei che si alternano, il “via-vai della clientela è considerevole – mentre è in cucina che trovi i proprietari.
Il locale-simbolo
Andiamo sul lato opposto di piazza Ingolstadt. Oh-oh, il bar Lombardi: fa talmente parte dalle tradizione marinella che dalla Notte dei Tempi il nome del locale funziona da toponimo: «Ci vediamo “al Lombardi», si diceva negli Anni ’90 per indicare la Zona Movida, quando il termine Movida era nell’uso di là da venire. Dal 2024 il bar Lombardi è della famiglia Jin, i cui componenti si sono tradotti il nome-proprio dal cinese all’italiano; sono: Maria Wu (la mamma), Gino Jin (il babbo) e i figli Sofia e Alessandro. Arrivano da un paesino della Cina orientale non lontano da Hangzhou, 200 chilometri a sud-ovest di Shanghai. Sono trent’anni che i coniugi sono in Italia. Sorridente e affabile, cortese e premurosa ha conquistato i marinelli Maria, che con maestrìa abbina al cliente la giusta variabile (italianissima) del caffè: al vetro, ristretto, macchiato, lungo in tazza grande... «Siamo contenti – dice – Lavoriamo tanto e i nostri clienti sono belli»; e va orgogliosa, per esempio, del fatto che, «poliziotti e carabinieri, a fine turno, vengono – dice – a prendere il caffè da noi». Va da sè che l’idea di cambiare nome al locale – Lombardi – non è mai passata per la testa “ai Jin”.
Il mormorìo
Dalle parti di piazza Ingolstadt i bar di proprietà e a conduzione asiatica sono dunque due. Ma nella zona – non sono precisati i confini – diventeranno presto tre: si dice. Il toto-bancone è già iniziato e i ben-informati giurano di sapere di quale bar si tratti. Non resta che aspettare il passaggio di testimone.
Ravioli cotti e mangiati
Nel frattempo, a due minuti a piedi dall’Aisha e a meno di un minuto dal Lombardi, nella galleria lato Sarzana che guarda piazza Ingolstadt, hanno aperto due localini mangerecci di cucina cinese. La scorsa settimana è comparsa la Ravioleria Mr. Gin, ingresso da via Genova, accanto al Kebab. Con due collaboratori, padre e figlio del Bangladesh, il titolare Yubin Jin – originario di Zhejiang, provincia orientale della Cina – fa ravioli artigianali, ricetta cinese, con ripieni di manzo, o gamberi o verdura: li cuoce al vapore; e fa il panino tradizionale cinese con ripieno di maiale stufato. E anche crepes. Si è trasferito da Carrara-centro – “dalla Venere – e «clienti affezionati – dice – sono già venuti a trovarmi».
Il regno del pokè
A venti passi di distanza, nella galleria, ha acceso le luci da qualche mese J-Poke: ovvero, il variegato mondo dei poke, mochi e sushi e bao. Classe 1995, Chen Junjie, dopo aver vissuto a Roma e dopo sette anni di esperienza in un ristorante cinese locale, ha scommesso su Marina. E si è lanciato in un’avventura tutta sua. Sta per diventare babbo, la moglie, cinese anche lei, sta per “finire il tempo” e la coppia cerca casa. Se qualcuno volesse ospitare la neo famiglia, sa dove trovarlo. Lui già ringrazia.
