Il Tirreno

Addio al giornalista Vittorio Prayer Ha valorizzato le nostre eccellenze

Vittorio Prayer
Vittorio Prayer

Corrispondente Rai e del Corriere, direttore di Agorà, aveva creato la Sagra del Lardo

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CARRARA. Gravissimo lutto nel mondo del giornalismo e della cultura, per la scomparsa a 77 anni di Vittorio Prayer Galletti. Da alcuni mesi era stato colpito da una malattia che non gli ha lasciato scampo. Lascia quattro figlie, Eleonora, Eva, Beatrice e Berenice, la sorella Piermaria, i nipoti Lorenzo, Pietro, Aurora, Isabella, Matilde, Camilla, Michele, oltre ai congiunti e tante persone che gli hanno voluto bene, come le madri delle sue figlie, Renata Gianni e Francesca Nicoli, madre di Berenice. I funerali saranno domattina alle 10 nella chiesa di San Francesco.

Come giornalista era stato corrispondente storico della Rai, oltre che del Corriere della Sera, e in diversi momenti aveva anche collaborato con Il Tirreno, oltre che, soprattutto, aver creato e diretto per anni Agorà, il periodico del Comune che in ogni numero, oltre a sintetizzare la vita amministrativa, regalava ai lettori chicche di storie e personaggi della Carrara di un tempo, del suo periodo d’oro probabilmente irripetibile. Tanti i ritratti memorabili tratteggiati con la sua penna felice. Ancora prima, lo troviamo tra i cronisti della prima Tele Toscana Nord, e in precedenza giocatore di talento degli Amatori di basket, a detta di molti uno dei più forti, un po’ frenato dal carattere non semplice, quello che lo ha sempre portato ad essere il contrario della diplomazia, esplicito, diretto, pane al pane. Una personalità forte, accomunata a una capacità di scrittura naturale e a un notevole senso della notizia.

Teneva molto alla città e al territorio, e ha sempre cercato di valorizzarne le eccellenze. Fu ad esempio tra i fondatori della Sagra del lardo di Colonnata, portata, con il contributo di alcuni amici, a successi straordinari. E grazie ai suoi contatti di alto livello, alle sue amicizie, riusciva a creare eventi o focalizzare su Carrara, sulla sua arte, sul suo marmo, l’interesse dei media nazionali. Anche per i simposi della prima ora fu tra i promotori, contribuendo ad arricchire il parterre degli scultori presenti in piazza, che spesso conosceva personalmente.

Sicuramente ci dimenticheremo qualcuno, ma è impossibile non citare il suo legame storico con i compianti Enrico Nori, lo speechwriter degli Agnelli, gli scultori Nardo Dunchi e Gigi Guadagnucci, lo straordinario fotografo Romano Cagnoni, l’artista Cherubino Binelli (che gli dedicò un libro, “L’amico”) , l’editore Roberto Meiattini, e, ancora oggi, il regista Fabrizio Cattani, il grande esperto e comunicatore d’arte Vittorio Sgarbi, l’assicuratore Andrea Andrei, una serie di artisti e artiste praticamente incensibili, e per tutti un aneddoto, un racconto, una “fotografia” folgorante. E poi, i suoi pezzi, con le notizie certo, ma anche con le intuizioni stilistiche che li rendevano inconfondibili. Un marchio di fabbrica.

Il doppio cognome testimoniava i suoi quarti di nobiltà, sui quali un po’ giocava, con autoironia. Se con la città aveva un rapporto di amore-odio (ovvero, di amore ma filtrato dalle condizioni di degrado soprattutto del centro), a Colonnata si sentiva invece sempre a casa, aveva contribuito in modo determinante a raccontare il lardo, e a difenderne le specificità, nella delicata battaglia contro i rischi di penalizzazione provenienti dall’Europa, o nella controversia legata ai tentativi di l’ampliamento della zona di produzione.

Con Vittorio Prayer Carrara perde una figura a volte anche scomoda, per questo suo irrefrenabile modo di scrivere o parlare fin troppo diretto, ma sicuramente di notevole importanza per il contributo dato come accennato alla conoscenza della sua storia, del suo marmo, del lardo. Più volte, dopo che era andato in pensione dal Comune, lo avevamo sollecitato: ma perché non scrivi un libro? “Non ci penso nemmeno...”, la risposta immancabile, purtroppo.

In compenso, halasciato decine di articoli rintracciabili sull’archivio del Corriere e degli altri quotidiani con cui ha collaborato, sul suo profilo facebook, e nelle teche Rai; e un divertissement ironico scritto per l’editore Meiattini sul nero alle cave. Sintesi di satira e di humour.

Tante le manifestazioni di cordoglio non appena si è diffusa la notizia del decesso, tra i più vicini il consigliere comunale Simone Caffaz, che ne ricorda con affetto e commozione il grande spessore. La famiglia ringrazia per la vicinanza Simone Caffaz e Massimiliano Bernardi, per i consigli preziosi Antonio sconosciuto direttore del Regina Elena e Casa Ascoli,, per la professionalità il reparto di riabilitazione della Don Gnocchi di Marina di Massa. E per l'amicizia di sempre Fabrizio Cattani e la sua famiglia.

 

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