A Lucca c’è una proprietà “tagliata in due” dalla nuova viabilità: «Questa è la casa della mia famiglia dal 1945 e oggi ce la ritroviamo così...» – Video
La casa da un lato, gli annessi dall’altro: in mezzo la strada. La denuncia dei Monteriso: «Ma quel tracciato non è a norma»
LUCCA. La casa da una parte. Il terreno, i capannoni e gli annessi dall'altra. In mezzo il cantiere di una strada che sta nascendo, ultimo tratto dell’asse suburbano. Siamo a San Vito, prima periferia di Lucca, nella proprietà dei Monteriso, un’area che da quasi trent’anni è al centro di un braccio di ferro con il Comune. Basta percorrere pochi metri di fianco al cantiere per capire le ragioni di questo contenzioso.
Là, dove fino a pochi mesi fa c'era un'unica proprietà, sta prendendo forma la strada che collegherà l’incrocio tra via Vecchia Pesciatina e via Martiri delle Foibe con viale Castracani, vicino all’Esselunga. Una curva stretta, una carreggiata a pochi passi dagli edifici e una sensazione difficile da ignorare: quella di una proprietà letteralmente tagliata in due.
Il Comune e la proprietà
Da una parte il Comune, deciso a completare gli ultimi 200 metri dell'asse suburbano, un'infrastruttura considerata strategica per alleggerire il traffico sulla circonvallazione e migliorare i collegamenti tra la zona nord e quella est della città. Dall'altra Massimo Monteriso, che dopo la morte della madre Lea, continua a contestare la legittimità dell'opera e dell'esproprio che ha interessato una parte consistente della proprietà di famiglia. Una vicenda che il Tar sarà chiamato a esaminare nel merito nella seconda metà di giugno, dopo aver già respinto nei mesi scorsi la richiesta di sospensiva che avrebbe potuto bloccare i lavori.
Nel frattempo il cantiere va avanti. Lo scorso autunno il Comune ha preso possesso dei terreni necessari all'intervento e ha avviato le opere. Ma per Monteriso il problema non è soltanto la perdita di una porzione di terreno. «Questa è la casa della mia famiglia dal 1945 – racconta mostrando i picchetti e le tracciature che delimitano il futuro asse viario –. Tre generazioni hanno lavorato per costruire e mantenere questa proprietà. Adesso ce la ritroviamo letteralmente tagliata in due». Il sopralluogo rende immediatamente evidente il motivo delle proteste.
La nuova strada passerà a pochi metri dagli edifici esistenti. In alcuni punti la distanza è di circa due metri. «La legge prevede cinque metri dagli edifici – sostiene Monteriso, mostrando i segni dei picchetti – Qui, invece, siamo a circa due metri e ottanta, mentre in un altro punto si arriva a un metro e sessanta dall'angolo del fabbricato».
Il documento
Contestazioni che trovano un supporto tecnico in una relazione redatta dall'ingegnere fiorentino Gabriele Vergelli e protocollata nei giorni scorsi al Comune. Il documento, di sette pagine, analizza il progetto definitivo e arriva a conclusioni pesanti: secondo il professionista il tracciato presenterebbe «errori tecnici rilevanti e tali da inficiarne la validità» che renderebbero «ingiustificato il procedimento espropriativo».
Tre, in particolare, le criticità evidenziate. La prima riguarda il raggio della curva iniziale della nuova strada, indicato in 19 metri contro i 51 metri minimi previsti per una strada urbana di quartiere di categoria E. La seconda riguarda la visibilità: secondo la relazione, la distanza di arresto sarebbe garantita soltanto per velocità fino a 25 chilometri orari, limite che lo stesso tecnico considera anomalo per una strada di nuova realizzazione. Infine la distanza dagli edifici, che secondo Vergelli sarebbe di circa 3 metri anziché dei 5 previsti dalla normativa urbanistica e dal piano operativo comunale. Non solo. Nelle conclusioni il professionista sostiene che il progetto debba essere riesaminato, valutando «soluzioni alternative di tracciato a norma e meno impattanti».
Cosa succede
Per il momento si tratta di valutazioni di parte che non hanno trovato riscontro nelle sedi giudiziarie o amministrative competenti. Ma la famiglia Monteriso è pronta a utilizzarle come base per una nuova iniziativa legale. «La relazione è già stata inviata al Comune, alla Provincia e alla Regione – spiega Monteriso – e sarà allegata a un esposto che presenteremo in Procura. Sarà la magistratura a valutare se esistono profili di rilevanza penale. Al di là del danno per la mia proprietà, c’è una valutazione relativa alla sicurezza della nuova strada che va considerata».
Resta poi aperta la questione economica. Monteriso sostiene di non aver ancora ricevuto alcun indennizzo definitivo per le aree occupate dal cantiere. «Hanno preso possesso dei terreni ma ancora non c'è una valutazione definitiva e soprattutto non viene riconosciuto il danno subito dalla proprietà».
La storia e le date
La storia affonda le radici nei primi anni Duemila, quando il Comune abbandonò l'ipotesi di un collegamento rettilineo tra via Martiri delle Foibe e viale Castracani. Un tracciato che non avrebbe intaccato la proprietà dei Monteriso bensì quello confinante. Invece – per ragioni mai del tutto chiarite – alla fine si optò per una soluzione “creativa”: una sorta di chicane che taglia in due la proprietà dei Monteriso ma che secondo i progettisti, consente di superare i vincoli presenti nell'area. Da allora si sono susseguiti ricorsi, sentenze, rinvii e tentativi di mediazione.
Nel 2008 del caso si sono occupate anche le “Iene”. Nel 2023, arriva la sentenza del Consiglio di Stato che ha sostanzialmente riaperto la strada alla realizzazione dell'opera. La battaglia, però, è tutt'altro che conclusa. Da una parte c'è palazzo Orsetti, che considera l’infrastruttura fondamentale. Dall'altra una famiglia convinta di aver subito un’ingiustizia. In mezzo una strada che divide non solo una proprietà, ma anche i pareri sulla sua sicurezza.
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