Grande cuore Libertas: fa tremare la capolista Rimini, l'aggancio fallito per pochissimo
La squadra di Andreazza rientra dal -14 trascinata da Banks, Hooker e dall’orgoglio
RIMINI. Dalla patria di Igor Protti – guerriero amaranto mai domo – la Libertas ha gridato al mondo la sua voglia di rimanere attaccata a questa serie A2. Senza l’unico, maledetto passaggio a vuoto accusato nei due minuti e mezzo finali del secondo quarto, quando Rimini ha sgassato mostrando l’argenteria di casa (contropiede, triple) e – complice un calo di concentrazione della LL – in un amen si è portata dal 31-27 al 44-30 con cui si è andati all’intervallo lungo, i ragazzi di Andreazza avrebbero senz’altro compiuto l’impresa di questo turno di campionato.
Cuore immenso
Partiamo dalla cattiva stella sotto cui era nata questa partita: Rimini capolista solitaria contro la Libertas priva di Fratto e con il cuore straziato dalle sconfitte con Brindisi e Vigevano. Messa così, la sfida del PalaFlaminio, sembrava scritta. Insomma: c’era il timore che il Golia romagnolo stritolasse il Davide amaranto. Non è stato così, perché quel cuore è stato ricomposto e ha sfiorato il successo. D’altronde – con tutto il rispetto – qui siamo di scoglio e non di sabbia. La ragioni del cuore, però, non spiegano da sole l’incompiuta libertassina. Sì, perché non si fanno correre i brividi lungo la schiena ai primi della classe se giochi solo di grinta. Certo, ce n’è voluta una buona dose per resistere prima e ritornare poi almeno 3 o 4 volte in partita, quando alla Riviera Bianca andava tutto bene. E in effetti, la componente fortuna, a questo giro ha aiutato smaccatamente la squadra di Dell’Agnello, manco ne avesse bisogno con quel roster extralarge, che le ha consentito di mandare in campo 9 uomini nel solo primo quarto. Il tutto senza contare l’abilità nell’attaccare con i pick and roll e la fisicità dei suoi lunghi e mezzi lunghi.
Gli episodi
La Libertas ci ha messo tanto, tutto, l’essenza di chi ha la LL tatuata sul cuore. Ha perso, ma avrebbe potuto e – se ci fosse stata giustizia da parte degli dei del basket – avrebbe dovuto vincere. Ma cosa vuoi farci se sul 54-49 Tomassini da 3 sbaglia, ma il Molten rimbalza tre o quattro volte sul ferro per finire in fondo alla retina. Che cosa vuoi farci se sul 69-66 (dopo una meravigliosa tripla di Filloy a 3’47” dalla fine) lo stesso Tomassini in mezza girata manda a segno una preghiera a 7 metri e mezzo allo scadere dei 24”!? E non è finita lì, perché almeno in quattro o cinque occasioni, conclusioni costruire bene dalla truppa di Andreazza, sono state sputate dal ferro.
L’elastico
La partita è stata un tira e molla dall’inizio alla fine. Hooker ha acceso subito la Libertas, ma Rimini, nonostante una pessima mira da 3 (0/7 al 10’) ha iniziato subito a dominare a rimbalzo e con gli extrapossessi ha prodotto il primo strappo (15-9) subito rintuzzato dagli amaranto (15-15 al primo intervallo). L’equilibrio è andato avanti fino al 31-27. Poi è iniziata la grandinata, complice una Libertas che ha abbassato la guardia per qualche azione. Andati al riposo sul 44-30, tutti gli allibratori del mondo avrebbero quotato il “2” a 1000. E pure loro devono aver sofferto, perché in men che non si dica la LL si è portata a -3 (50-47) prima di fallire il pari con Banks. Di nuovo c’è stato uno strappo: 59-49 al 30’. I padroni di casa si sono spinti fino a +13 (67-54) prima di un break di 2-12. Finale convulso. Rimini va 77-66, ma con il fallo sistematico la LL e a suon di triple si riporta a -3 a 12”. A Rimini possono raccontare di un ordinario mercoledì di paura. La Libertas torna a casa senza punti, ma con quel suo grande, immenso cuore gonfio d’orgoglio. l
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