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Livorno

Trionfo Carrara è lo scudetto più mini d’Italia

di Andreas Quirici
Trionfo Carrara è lo scudetto più mini d’Italia

Bobocica da sogno, apuani campioni d’Italia «È il primo successo della nostra storia»

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L’ungherese Adam Lindner dell’Apuania Carrara sta giocando contro Marco Rech Daldosso della Sterilgarda Castelgoffredo. Una partita inutile, visto che poco prima Mihai Bobocica, il giocatore più forte, ha vinto il suo incontro con Damiano Seretti, dando agli apuani il primo scudetto della loro storia nel tennistavolo. Lindner, malgrado i giochi siano già fatti, è molto concentrato. Esulta a ogni punto come fosse la finale olimpica, il silenzio del pubblico e gli applausi a ogni colpo vincente accompagnano la sacralità del momento. In fondo al campo in linoleum del palazzetto dello sport di Avenza, dove si gioca la finale di ritorno del campionato italiano, il cinese Wu Gang, altro elemento della squadra carrarina, fa streching a terra con una divaricazione di gambe che fa prendere i crampi solo a guardarlo. Il cambio di posizione lo porta a raccogliere il corpo come fosse un uovo. E lui, a occhi chiusi, sembra cadere in uno stato di meditazione, come se si apprestasse a scalare una montagna. E’ su questi flash che si appoggia il successo per 4-0 ottenuto sabato pomeriggio dall’Apuania, dopo l’identico punteggio della gara di andata. E che il direttore sportivo, Claudio Volpi, sintetizza in questo modo: «Dopo la vittoria di Bobocica ho detto ai ragazzi che dovevamo giocare fino in fondo tutte le partite, per onorare gli avversari, il pubblico e le televisioni». Vangelo per una disciplina olimpica, il cui campionato in Italia si è giocato tra sole quattro squadre, a causa delle grandi defezioni imposte dalla crisi, ma anche da una programmazione tecnica ed economica della federazione che, secondo Volpi, ha fatto danni come la grandine. Basti pensare che Franco Sciannimanico è sia il presidente del Castelgoffredo, battuto in finale, ma anche il numero uno della stessa Federazione tennistavolo da dieci anni. Volpi si è scontrato più volte contro i suoi sistemi ed è per questo che il sapore della vittoria del tricolore è ancora più dolce. Il direttore sportivo carrarino è un bancario che non ha mai lavorato a Carrara ed è stato anche responsabile tecnico nazionale dal 1990 al 1993. Ha una raccolta della rivista “Tennistavolo” che comincia nel 1948 ed è “l’uomo ovunque” della società apuana: cerca i giocatori, organizza il settore giovanile, trova gli sponsor, fa un po’ l’allenatore e il dirigente che intrattiene i rapporti con la federazione. Quando parla dà l’impressione di sapere cosa dice: «Sciannimanico ha improntato la sua presidenza federale con l’intento di non far crescere questo sport e di favorire la sua società, il Castelgoffredo.

Con un vero e proprio golpe ha inserito norme nello statuto per la sua elezione che danno un peso enorme alla Sterilgarda nei confronti degli altri club. I contributi economici dati dalla federazione arrivano alle società in base ai risultati dei settori giovanili e il suo è quello che può contare sulla più alta visibilità, anche con inserimenti in nazionale che attirano ragazzi da tutta Italia. Ha addirittura fatto affittare un appartamento di sua moglie alla stessa federazione. Quando ho denunciato la cosa mi è stato risposto che contabilmente è tutto in regola. Ma l’etica sportiva, per me è un’altra cosa. Che credibilità possiamo avere con episodi di questo tipo?». Il mistero delle sole quattro squadre sta anche in questo piccolo, ma significativo racconto che Volpi fa «carte alla mano». La crisi c’entra, ma non è solo colpa dell’economia che non permette alle aziende di fare investimenti nello sport. «Non esiste un progetto per il tennistavolo – ammette Volpi – Non ci sono programmi per dare sviluppo a uno sport che tutti da piccoli almeno una volta all’oratorio o in un bar o in giardino da amici hanno giocato. Nel 1990 creai una piramide per la formazione degli atleti, con centri sportivi olimpici e interregionali, dove ci si allenava, si studiava e si viveva e con altre strutture a livello regionale. Quell’organizzazione nel 2000 ha portato l’Italia al terzo posto dei campionati mondiali. Ma la piramide oggi non esiste più e il livello del movimento è diventato davvero basso. Per aumentare le squadre bisognerebbe allargare il giro a quelle di A2, come hanno fatto in altre discipline. Però servirebbe anche un accordo con i media per darci più visibilità e aumentare il numero dei tesserati che sarebbe, come per un’azienda, incrementare il proprio fatturato». Così, quello vinto da Carrara rischia di passare alla storia come il tricolore con sole quattro squadre. Anche se per la provincia è il primo successo di questo livello. «Non sarebbe cambiato il risultato – spiega il responsabile della società Alessandro Merciadri – perché abbiamo la squadra più forte in assoluto». In effetti, Bobocica è fortissimo e quest’anno, oltre allo scudetto di squadra ha vinto il titolo italiano nel singolare, nel doppio e nel doppio misto. «E’ la prima volta che vinco così tanto in un anno», racconta mentre sta viaggiano in auto alla volta di Varese per partecipare a un raduno della nazionale in vista dei Giochi del Mediterraneo in Turchia, in programma alla fine di giugno. Membro della squadra atleti dell’Aeronautica militare, Mihai è un rumeno trasferitosi in Italia quando aveva 8 anni e diventato italiano a tutti gli effetti. Ha giocato a Castelgoffredo, Pieve Emanuele in zona Milano, in Germania e a Siracusa, dove l’anno scorso ha vinto il campionato italiano. «Per fortuna me ne sono andato in tempo, visto che poco dopo aver firmato per Carrara, la società siciliana ha chiuso i battenti – racconta il ventiseienne – Ma d’altra parte il tennistavolo italiano ha un livello basso e il movimento è in continua sofferenza». “Bobo”, infatti, ha deciso di vivere a Vienna e allenarsi con i migliori giocatori al mondo. Viene a Carrara per gli impegni di campionato, così come fa Lindner da Budapest. «Mi servirebbe giocare in campionati come quello tedesco o francese, dove i giocatori sono professionisti e in cui esiste un’attenzione mediatica importante che ti fa stare sotto pressione tutta la settimana – dice Bobocica – Il problema è che sono in aeronautica e al momento non ci è permesso giocare all’estero. Dall’altro lato, però, essere un aviere mi permette di mantenermi giocando a tennistavolo senza l’obbligo di prestare servizio. Però per la mia crescita tecnica è un grosso limite, oltre al fatto che in quei campionati potrei guadagnare anche 40mila euro l’anno». Nella prossima stagione il più bravo di tutti giocherà ancora a Carrara. Lindner, invece, non sarà confermato, perché sarà introdotta la regola di poter far giocare solo uno straniero e non due come quest’anno («Anche se non servirà a far aumentare notevolmente il numero di squadre che dovrebbero salire da quattro a sei», sentenzia Volpi). Chi sarà ancora nell’Apuania è l’altro straniero del campionato culminato con la vittoria tricolore, il cinese Wu Gang, a Carrara da quattro anni con ben due sparring partner che lo fanno allenare anche cinque ore al giorno. I tre abitano insieme in un appartamento messo loro a disposizione dalla società e sono molto importanti per il futuro del movimento pongista carrarino. Wu ha 28 anni, ma quando ne aveva 20 era considerato un astro nascente dai dirigenti sportivi della Repubblica Popolare. Poi la rottura di una vertebra gli ha tolto la possibilità di diventare una stella, ma non la capacità di tornare a giocare. Così, il Partito gli ha offerto la consolazione di proseguire la carriera all’estero. Prima in Turchia, poi in Spagna, in Portogallo e infine a Carrara, dove si è fermato. Non parla una parola d’italiano, ma il suo arrivo offre un contributo enorme per la formazione dei giovani dell’Apuania. «Quando gli proponemmo di venire a giocare da noi – ricorda Volpi – gli abbiamo detto di portarsi anche un amico per allenarsi e che avrebbe allenato anche i ragazzi del vivaio. Il nostro programma era di arrivare in A1 e di far crescere il settore giovanile. Wu era perfetto per questo e quando abbiamo visto che la cosa funzionava, gli abbiamo chiesto di indicarci un altro sparring da portare a Carrara». E così i tre cinesi sono quanto di meglio esista per insegnare questo sport che un tempo tutti giocavano negli oratori, ma che oggi fa una fatica tremenda anche a trovare squadre per disputare un campionato.

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