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Livorno

L'inchiesta

«Falsi certificati ai marittimi di Livorno»: oculista ai lavori di pubblica utilità - I nomi

di Stefano Taglione
La sede del "Sasn" a Livorno (foto d'archivio)
La sede del "Sasn" a Livorno (foto d'archivio)

Il medico, insieme a due infermiere, ha scelto la messa alla prova. Poi il reato sarà estinto. Nel procedimento sono coinvolte 44 persone: ipotizzata pure la truffa sulla presenza al lavoro al Servizio assistenza sanitaria ai naviganti con i cartellini

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LIVORNO. Un intreccio di favori, bottiglie di vino e passaggi di denaro – secondo l’accusa – in cambio di certificati medici agevolati al Servizio assistenza sanitaria ai naviganti di piazza Micheli. Che, insieme al filone dei cartellini timbrati per falsificare le presenze al lavoro, arriva ora al bivio dell’udienza preliminare. Davanti alla giudice Sara Merlini e al pm i 44 imputati fra marittimi e sanitari hanno svelato le loro strategie processuali. Per diversi di loro la procura ha cancellato l’ipotesi di truffa all’Inps perché gli stessi imputati per corruzione avevano ricevuto visite fiscali durante il periodo di malattia, che era stato confermato.

I lavori di pubblica utilità

Solo per tre persone la giudice ha accettato la cosiddetta messa alla prova, con lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità. Sono tutti accusati di truffa aggravata allo Stato e falsa attestazione della presenza in servizio per lo scambio dei badge nell’ambito del filone dei cartellini. Parliamo dell’oculista Saverio Caggiati, 60 anni, nato a Firenze e residente a Camaiore, in Versilia. Dell’infermiera Karin Matarese, 32 anni, nata a Canicattì (Agrigento). E della collega livornese Silvia Orsini, 57 anni. Ultimata la messa alla prova, per loro i reati saranno estinti.

I patteggiamenti

Hanno scelto la via dell’accordo sulla pena dieci imputati. Sono Aurelio Centoducati, 51 anni, di Torre del Greco (Napoli) e residente a Cecina, cameriere Moby. È accusato di truffa all’Inps per aver percepito indebitamente oltre 6.600 euro. Il pm ha già acconsentito a una pena di due anni. Poi Calogero Di Stefano, 66 anni, nato a Sciacca (Agrigento) e residente a Viareggio, dipendente Dalmare. È indagato per corruzione e truffa ai danni dello stesso istituto. Gerlando Di Stefano, 39 anni, nato ad Agrigento e residente a Massarosa, in Versilia, marinaio Dalmare. È accusato di corruzione per le presunte mazzette finalizzate alle certificazioni facili. Poi troviamo Pierluigi Fornaro, 65 anni, nato a Taranto e residente a Livorno, infermiere e coordinatore del “Sasn”. Viene considerato una figura centrale a ed è accusato di corruzione, truffa, falso materiale in atto pubblico e falsa attestazione della presenza. Per lui il patteggiamento sarà in continuazione con una pena (attorno ai tre anni) già concordata e disposta. Stesso discorso per il medico (ora in pensione) Stefano Neri – livornese di 71 anni, ex direttore sanitario del “Sasn” e difeso dall’avvocato Mario Galdieri – che risponde di corruzione, truffa all’Inps e falso materiale: anche per lui ci sarà un patteggiamento in continuazione, come per il cinquantanovenne medico fiduciario Giovanni Citti. Hanno scelto questo rito speciale anche Gioia Maria Camerini – 69 anni, livornese, cardiologa e accusata nel filone delle presenze falsificate di truffa allo Stato e falsa attestazione della presenza in servizio – Pietro Borrello – 67 anni, nato a Palermo, residente a Collesalvetti e accusato di corruzione per aver ottenuto attestazioni irregolari – Roberta Di Maio – 51 anni, livornese residente a Casciana Terme, commissaria Forship e sotto accusa per truffa all’Inps per una presunta indebita percezione di 6.211 euro – e Francesco Coccoluto, 56 anni, nato a Orbetello, residente a Porto Santo Stefano (Grosseto) e comandante della “Fratelli Neri”. È accusato di corruzione e truffa all’Inps.

I riti abbreviati

È il gruppo più numeroso (25 imputati). Per alcuni di loro il rito speciale è condizionato alla produzione documentale. Alessandro Brucioni, 63 anni, livornese: è accusato di truffa all’Inps. Antonio Mennella, 66 anni, nato a Torre del Greco e residente a Livorno, marinaio Dalmare: è imputato per corruzione. Vincenzo Raia, 64 anni, nato a Torre del Greco e residente a Livorno: è accusato di truffa all’Inps. Ilio Folena (65 anni e livornese), Riccardo Costa (55 anni, livornese), Luca Bertacca (63 anni, nato a Viareggio e domiciliato a Nozzano, in provincia di Lucca) e Antonio Careri (51 anni, livornese). Tutti imputati nel secondo filone per truffa all’Inps, hanno ottenuto il rito abbreviato condizionato alla produzione di consulenze di parte e documentazione medica. Adnana Ali, 36 anni, nato in Romania e residente a Rosignano, assistente commissario Forship: è accusato di truffa aggravata all’Inps (5.298 euro). Gabriele Aluzzi, 52 anni, livornese e commissario Corsica Ferries: per lui si ipotizza la corruzione. Leopoldo Assantino, 63 anni, nato a Torre del Greco e domiciliato a Livorno, direttore di macchina Dalmare: è imputato per corruzione per un presunto pagamento di 50 euro. Francesco Bibbi, 69 anni e livornese: corruzione. Stessa ipotesi di reato per il sessantunenne Salvatore Citti, livornese e marinaio Dalmare. Come per Aniello Cozzolino, 63 anni, nato a Ercolano (Napoli) e residente a Collesalvetti, direttore di macchina della stessa compagnia, Bartolomeo Mezzina – 56 anni, nato a Molfetta (Bari), primo ufficiale Dalmare – Gerardo Scala – 63 anni, nato a Torre del Greco e residente a Scafati (Salerno), ufficiale di macchina – e Alessandro Trivella, 57 anni, livornese e ufficiale Dalmare. Per aver offerto tre bottiglie di vino ipotesi di corruzione anche per il cinquantenne Salvatore Di Luca, nato a Torre del Greco e dipendente Moby. Analoga contestazione per Arcangelo Di Maio – 68 anni, livornese e direttore di macchina Dalmare – Luca Giglioli – 36 anni, nato a Pisa e residente a Collesalvetti, comandante della medesima società – e Salvatore La Rosa, 49 anni, nato a Sciacca e marinaio. Per Alessandro Iervasi – 48 anni, livornese e domiciliato a Firenze, dipendente Dalmare – l’ipotesi è truffa all’Inps (2.750 euro). Per Salvatore Mastellone – 45 anni, nato a Piano di Sorrento (Napoli) e residente a Livorno, comandante Corsica Ferries – stessa ipotesi di reato (2.496 euro l’importo contestato). Come per Nunzio Raia – 66 anni, livornese, marinaio, somma che avrebbe percepito dall’istituto 2.412 euro – Giovanni Sabella – 56 anni, nato a Sciacca, dipendente Dalmare, 6.636 euro – Maurizio Sandri, 44 anni, residente a Rosignano, comandante Forship, 5.283 euro. Infine scelta dell’abbreviato pure per Lorella Pratesi, 62 anni e nata a Campiglia, all’epoca dei fatti cuoca per Grimaldi e accusata di induzione indebita a dare o promettere utilità.

I rinvii a giudizio

La discussione in camera di consiglio, nel corso dell’ultima udienza, ha riguardato l’ultimo gruppo di imputati, che ha affrontato l’udienza preliminare chiedendo il rito ordinario. Per alcuni di loro la giudice Merlini ha emesso la sentenza di non luogo a procedere per l’insussistenza del fatto, rinviandoli però a giudizio limitatamente a una parte dei reati. Parliamo di Doriano Mataloni, 61 anni, nato a Orbetello e comandante Dalmare: è stato prosciolto dalla truffa aggravata all’Inps per insussistenza del fatto, ma resta a suo carico il rinvio a giudizio per corruzione. Idem per Fabio Mataloni, 56 anni, nato a Orbetello e primo ufficiale Toremar. Rinviati a giudizio anche Giuseppe Francesco Ambrosino – 61 anni, nato nell’isola di Procida (Napoli) e residente a Pisa, comandante Dalmare, accusato di corruzione e difeso dall’avvocato Stefano Neri – Salvatore Balzano – 56 anni, nato a Torre del Greco e residente a Campiglia, accusato di truffa aggravata ai danni dell’Inps (3.593 euro) e Ali Ben Ahmed Said, 64 anni, nato in Tunisia e residente a Livorno, lavoratore della Cin. È accusato sia di corruzione (per una bottiglia di vino) sia di truffa aggravata ai danni dell’Inps (3.205 euro). Infine per uno degli imputati – Salvatore Di Malta, 64 anni e nato a Pantelleria – la giudice ha dichiarato la nullità dell’avviso di notifica in quanto non viene indicato il capo di imputazione a suo carico, predisponendo la restituzione degli atti al pubblico ministero, «previo stralcio».

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