La guida
Livorno, dai «10 conigli sinistri» agli «antagonisti»: le incongruenze della rissa (anche social) fra Perini e Bottai
Il vicepremier Matteo Salvini solidarizzando col suo ex iscritto, ora in Fratelli d'Italia, aveva parlato di «dieci aggressori» comunisti. Il consigliere, in un video, spiegò di aver subito un agguato dal pugile e «dai suoi amichetti». In realtà Lenny era da solo e principalmente ha avuto un confronto fisico con un buttafuori di Ponsacco, amico di famiglia del “rivale”, fermatosi in macchina «casualmente». Fra querela e deposizione in aula, inoltre, l'esponente del centrodestra prima ha raccontato di essere stato colpito con un «pugno», poi con un «telefonino». Versioni spesso confusionarie nel corso dei sei anni di processo
LIVORNO. All’indomani della rissa, il cui processo si è concluso con quattro assoluzioni, era intervenuto addirittura l’attuale vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, in difesa del suo ex iscritto e consigliere comunale Alessandro Perini. «Ultima aggressione contro un leghista, stavolta a Livorno per mano di una decina di conigli di sinistra. E poi sono loro a portare pace, sorrisi e gioia nelle piazze». In realtà, gli antagonisti a cui anche l’attuale esponente di Fratelli d’Italia all’epoca aveva fatto riferimento in un video, davanti alla Provincia non c’erano. Quel 31 dicembre 2019 nessuno aveva organizzato una «squadra di comunisti» per picchiarlo. Perini, per primo, ha senz’altro subìto il contatto: Lenny Bottai, pugile ed ex segretario del Partito comunista, gli ha tirato per due volte un orecchio. Ma – secondo il tribunale – la rissa non c’è stata: per questo Perini, Bottai, l’addetto alla sicurezza dei locali Emanuel Baldini (di Ponsacco e amico della famiglia dell’esponente del centrodestra che vedendolo si è fermato in auto, è sceso e ha poi colpito il boxeur) e l’allora titolare del bar Dolcenera Andrea Preziosi sono stati assolti.
I fatti
Lo scenario di fondo è che i due si detestano. Lo sportivo in quegli anni veniva attaccato e attaccava politicamente l’ex leghista: «Mi ha detto tante altre cose, fra cui “pugile sonato”». Bottai, che a sua volta non lo ha mai patito, quella mattina era in centro. Molto vicino. Così si ritrova con Perini sotto Palazzo Granducale dopo che quest’ultimo, su Facebook, pubblica un commento con un selfie davanti al Comune: «Toh guarda lì che paura che fai. Un salutone Brandy, buon anno e che ti porti più coraggio e meno “caarella”». Un invito a raggiungerlo, per Bottai. Non per Perini che in aula ha sostenuto di non aver mai invitato «un pugile professionista a uno scontro per strada». In ogni caso il segretario del Partito comunista gli va incontro e prende due volte per un orecchio il consigliere. Sono le 12,34. L’ex leghista, come si evince dalla relazione della municipale, tenta di allontanarlo. Alcune persone provano a dividerli e la discussione si sposta in via della Madonna, all’angolo con viale degli Avvalorati. Sono passati dieci minuti quando si ferma un’auto. Scende Baldini: «Sei il figlio di Franco?», chiede a Perini, che nel frattempo viene colpito in faccia da Bottai col cellulare (nella querela parlerà di «pugno», poi sentito in tribunale di «telefonino»). A questo punto il buttafuori – che l’esponente del centrodestra in aula ha raccontato di «non aver mai conosciuto» e di «non aver chiamato» – colpisce l’ex pugile, che perde gli occhiali. Tenta di raccoglierli e viene spinto di nuovo da Baldini, con Perini che – sempre secondo i vigili – tenta di raggiungerlo. Bottai prova nuovamente a riprendere gli occhiali, ma l’ex leghista «sembra spingerlo». Il boxeur si rialza, torna verso Perini e il buttafuori. Quest’ultimo lo colpisce due volte, ma Bottai riesce a reagire. «Ruzzoliamo nell’aiuola, la gente allontana Perini che prova a raggiungermi – dice l’ex segretario comunista –. Il tipo (Baldini ndr) finisce sotto, io lo tengo fermo e gli punto in faccia il pugno, come minaccia. Lui mi chiede pietà e di andare via. Lo faccio rialzare e se ne va. Perini monta sull’altra macchina e va via con loro».
Il vespaio di polemiche
Ne nasce un vespaio, che va avanti per mesi. In un video registrato pochi minuti dopo, con una narice arrossata, Perini spiega di essere stato aggredito da «Bottai e dai suoi amichetti». Poi rincara la dose nella conferenza stampa organizzata dalla Lega, con l’europarlamentare Susanna Ceccardi. Anche Bottai organizza un incontro per dire la sua. Poi, nelle stesse ore, parla col padre di Perini, Franco, il quale gli rivela che al figlio «hanno costretto a fare la denuncia. Me lo ha detto lui: la Lega, che a Livorno conta tre gatti, si vuole fare pubblicità e hanno organizzato quella riunione». Verità o bluff? Alessandro ha sempre sostenuto di averlo querelato di sua libera iniziativa per le lesioni subite. Il pugile ha registrato la chiamata, mettendola agli atti (l’interlocutore non lo sapeva). A sei anni di distanza, in ogni caso, niente sembra finito. Perini e Bottai, ognuno con il loro seguito, si fronteggiano ancora. Non più sotto la Provincia. E neanche – forse, a meno di ricorsi o ulteriori querele – più in tribunale.
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