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L'operazione

Livorno, sequestrate 700 tonnellate di rifiuti spediti in nave come «ritagli tessili»

di Stefano Taglione
Verifiche della guardia di finanza su un container in porto (foto d'archivio)
Verifiche della guardia di finanza su un container in porto (foto d'archivio)

Blitz congiunto finanza-Dogane: i container stavano partendo per la Thailandia. Denunciati tre imprenditori cinesi di Prato

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LIVORNO. Settecento tonnellate di «ritagli tessili» che stavano partendo da Livorno alla volta della Thailandia. Peccato che all’interno dei container, insieme agli scarti della produzione dei Pronto moda toscani, ci fossero rifiuti speciali non pericolosi come residui di lavorazioni, ma anche dei packaging alimentari e mascherine usate. Per questo motivo, grazie a un’operazione congiunta della guardia di finanza labronica e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tre imprenditori cinesi residenti a Prato sono stati denunciati per spedizione illegale di rifiuti.

L’operazione

L’operazione è stata messa a segno nei mesi scorsi dalle fiamme gialle del porto e dall’ufficio sdoganamento dell’ente degli scali Darsena, con militari e ispettori che hanno controllato vari contenitori in partenza via nave dal nostro scalo. Le spedizioni erano classificate come «ritagli tessili» e di per sé, se fossero state conformi a quanto certificato nelle bolle di accompagnamento, avrebbero potuto tranquillamente essere esportate nel Sud-est asiatico anche per essere riutilizzate, peccato che mancasse il processo di sanificazione e selezione. In pratica, in mezzo ai residui di materiali quali cuoio e stoffa, c’erano anche rifiuti domestici, mascherine e materiali plastici. Secondo gli investigatori, quindi, non avrebbero potuto essere spediti con quella dicitura, in quanto rifiuti speciali non pericolosi da trattare in altro modo prima dell’esportazione all’estero.

Il ruolo di Arpat

Gli inquirenti hanno quindi deciso di approfondire le verifiche, coinvolgendo l’Agenzia regionale per protezione ambientale della Toscana (l’Arpat). I tecnici arrivati a Prato, di conseguenza, hanno redatto una relazione di caratterizzazione e verifica tecnica, per appurare ciò che militari e personale delle Dogane avevano già intuito nel primo sopralluogo. Al termine di tutti gli accertamenti le 700 tonnellate di rifiuti speciali sono state quindi sequestrate. I tre imprenditori dovranno quindi rispondere del reato di spedizione illegale di rifiuti, previsto dall’articolo 259 del codice dell’ambiente. «Chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente spedizione illegale – si legge nel testo – è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi». In questo caso non sarebbero stati però pericolosi.

Il ruolo del porto

Il porto di Livorno – come ovviamente gli altri principali di tutta Italia – si conferma quindi crocevia non solo per il traffico di droga, ma anche per le spedizioni illegali dei rifiuti. Per questo l’attenzione dei militari delle fiamme gialle e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli degli scali Darsena resta altissima, non solo su questi aspetti, ma sulle esportazioni in generale. I container sospetti vengono sempre controllati. E, come in questo caso, il contenuto sequestrato in casa di violazioni previste dalla legge.


 

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