Livorno, la Scientifica torna nello studio del commercialista dopo l’omicidio di Francesco Lassi
I poliziotti hanno effettuato altri rilievi nella stanza di via Grande dove si è consumato il delitto durante la trattativa per l'oro che ha portato in carcere il quarantasettenne Luigi Amirante, dipendente per una ditta di movimentazione auto in porto
LIVORNO. Nuovi rilievi nello studio del commercialista Massimo Galli, in via Grande, dove il 26 febbraio scorso è stato ucciso con due coltellate l’agente di commercio pistoiese cinquantacinquenne Francesco Lassi. Nella mattinata di martedì 24 marzo gli specialisti della polizia scientifica, giunti da Firenze, sono tornati nella stanza teatro del delitto per effettuare ulteriori accertamenti tecnici, alla ricerca di elementi utili a chiarire in modo definitivo la dinamica.
Un sopralluogo approfondito, a distanza di quasi un mese dai fatti, che si inserisce nel lavoro coordinato dalla procura con il pm Niccolò Volpe e portato avanti dagli agenti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli. Gli esperti hanno concentrato la loro attenzione sulla stanza in cui Lassi venne colpito mortalmente con due fendenti, eseguendo rilievi di dettaglio e verifiche mirate su tracce e reperti già acquisiti nelle ore immediatamente successive al delitto. Per la vicenda è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato Luigi Amirante, quarantasettenne napoletano ed ex collaboratore di giustizia, fermato poche ore dopo l’aggressione mentre tentava la fuga.
L’uomo, che si sarebbe presentato con un nome falso – Luigi Cuzzovaglia – si è finora avvalso della facoltà di non rispondere. Lassi si trovava nello studio per una trattativa legata alla compravendita di oro. Agente plurimandatario con una lunga esperienza nel settore, stava operando autonomamente, pur utilizzando la stanza sede legale della società “Sardi Silver”, l’azienda per cui collaborava. Con sé aveva una lamina d’oro da cento grammi, del valore di circa 14mila euro.
Proprio su questo punto si concentrano molti degli interrogativi ancora aperti. Se una delle ipotesi resta quella di una rapina degenerata, non è infatti chiaro perché l’aggressore abbia lasciato la lamina accanto al corpo della vittima dopo averla colpita col coltello da cucina. Né perché avrebbe agito a volto scoperto, in pieno giorno, in uno studio professionale, dopo aver fornito tutti i suoi elementi identificativi (seppur con un cognome falso). L’omicidio era premeditato? È uno dei punti focali dell’indagine. Dalle testimonianze raccolte nelle ore successive, prima dell’accoltellamento fra i due sarebbe scoppiata una lite nella stanza. Lo stesso Amirante presentava lievi ferite.
Fondamentale, in questo contesto, il ruolo delle analisi tecniche. L’incontro fra vittima e aggressore era stato favorito da Nicola Sardi, gioielliere livornese e conoscente di entrambi, che aveva messo in contatto i due senza sapere la reale identità di Amirante né il suo passato giudiziario. Nel frattempo, proseguono anche gli approfondimenti sul profilo dell’indagato. Il quarantasettenne, con un passato legato al traffico internazionale di stupefacenti e una condanna definitiva a 14 anni di reclusione, negli ultimi anni si era trasferito a Livorno, dove lavorava come operaio nel settore portuale. Un percorso che, secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, sembrava segnato da un tentativo di allontanamento dalle precedenti attività criminali. Resta ora da chiarire cosa sia accaduto in quella stanza di via Grande e perché un incontro per una trattativa commerciale si sia trasformato in un omicidio. I nuovi accertamenti della polizia scientifica rappresentano un ulteriore tassello dell’indagine.
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