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La giovane livornese che vive a Dubai: «Esplosione quasi in diretta. Ero fuori, un boato e fumo»

di Francesca Suggi
La giovane livornese che vive a Dubai: «Esplosione quasi in diretta. Ero fuori, un boato e fumo»

Virginia Ciangherotti lavora a Dubai nella finanza da 4 anni: «Rimbombi pazzeschi, ogni 2, 3 minuti: ora tutti in casa, fuori è surreale»

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LIVORNO Vive l’esplosione quasi in diretta, sabato al tramonto. Sta camminando a City Walk con una amica. Un boato. Il fumo. «Stavamo camminando a City Walk, sentiamo prima un boato, poi un’esplosione, caos e poi abbiamo iniziato a vedere una colonna di fumo davanti a noi nell’area colpita: rientriamo velocemente a casa impaurite». Sono giorni d’inferno nel cielo di Dubai. Racconta queste ore sotto una pioggia di missili e droni Virginia Ciangherotti, livornese, 28 anni, che da 4 anni vive nella metropoli degli Emirati Arabi dove lavora nel settore fintech, nel mondo finanziario. Abita in un appartamento in zona centrale, a due passi dall’iconico Burj Khalifa - il grattacielo più alto del mondo, che per ovvie ragioni viene evacuato - e il Dubai mall: parla di missili e droni, a tutte le ore, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran. «Tantissime esplosioni, una ogni 2, 3 minuti, anche dove abito io in Downtown, con i vetri che cominciano a tremare, sono rimbombi pazzeschi: ieri mattina mi sono davvero spaventata, stavo prendendo il caffè e il boato è stato fortissimo».

Vetri che rimbombano. Porte scorrevoli che iniziano a sbattere. Un drone intercettato caduto a pochi isolati da casa sua, mentre lei è fuori.

La giovane labronica spiega che «si tratta delle intercettazioni della forza aeronautica emiratina, del Golfo, che sta individuando e abbattendo i vari missili e droni che l’Iran sta mandando contro le basi americane nella regione, e ovviamente ci sono anche negli Emirati». Una volta a casa nessuno esce più. «Pensare di avere bombe che ti cascano sopra la testa, droni abbattuti che piombano a due passi da dove abiti fa rabbrividire: ovviamente l’ordine statale è quello di restare in casa».

Diploma al liceo Classico e una laurea alla Westminster di Londra, poi esperienze lavorative importanti fino a quella nel mondo finanziario che l’ha portata nella più popolosa città degli Emirati Arabi: Ciangherotti descrive questa situazione surreale. Si rincorrono le raccomandazioni.

Non si esce. È continuamente connessa per capire come la situazione nel suo cielo stia evolvendo. C’è preoccupazione. Tanta. «Di fatto non c’è obbligo di non uscire anche se ambasciate, enti governativi, raccomandano di stare a casa e lontani dalle finestre, arrivano continui alert al cellulare: sto guardando fuori dalla finestra, la strada è vuota, un deserto surreale per un sabato sera a Dubai: di solito per le strade c’è un caos pazzesco dopo il tramonto», continua Ciangherotti. E la situazione è surreale anche da un altro punto di vista. «Questo è un paese che attrae anche in virtù del fatto che è sicuro, qui si possono lasciare macchine aperte, vedi Lamborghini con le chiavi dentro, nessuno ruba: pensare di avere bombe che ti cascano sopra la testa, va proprio contro uno dei motivi per cui si scelgono gli Emirati».

Scorrono le ore. «Le strade continuano a essere deserte: la mia azienda ci consente di lavorare per tutta la settimana in smart working, la scuola sarà da remoto, i servizi aperti sono quelli essenziali - e chiude - Siamo tutti in attesa, con la speranza che finisca presto questo incubo». 
 

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