Il Tirreno

Livorno

Lutto

Livorno: la scuola piange "Nana" Bellucci, la professoressa dal sorriso contagioso

di Juna Goti

	Bellucci sorridente insieme al marito Sergio Pallini negli anni Novanta
Bellucci sorridente insieme al marito Sergio Pallini negli anni Novanta

Per una vita ha insegnato al liceo Enriques insieme al marito Sergio Pallini. Era rimasta in contatto con molti studenti. Il ricordo commosso dell’amica Bandini

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Gli amici di sempre, gli amatissimi nipoti, anche le colleghe e i colleghi la chiamavano affettuosamente “Nana”. Giovanna Bellucci, per una vita prof di italiano e latino all’Enriques, tra i corridoi e le aule del liceo di via della Bassata è stata un’istituzione. Due giorni fa se ne è andata nella sua casa sul lungomare, aveva 82 anni. Ma nonostante ne siano passati almeno una ventina da quando andò in pensione, in tantissimi in città la stanno ricordando con un affetto e una stima che colpiscono e commuovono.

Lo raccontava il viavai di ieri nella sala del commiato della Misericordia. Lo raccontano i messaggi che da ore si rincorrono nelle chat degli ex studenti. Chi ricorda di quando la volle al proprio matrimonio, a vent’anni di distanza dalla maturità (centrata negli anni Settanta). Chi di quando poté contare sul suo aiuto dopo la morte del padre. Chi ripercorre le risate in classe ma anche la preparazione ritrovata all’università. C’è anche un video amatoriale che forse più di tante parole descrive com’era Giovanna, è stato girato da una studentessa, Francesca Finocchiaro, alla fine degli anni Novanta, quando ancora non eravamoinvasi dai cellulari: la ritrae mentre esce da una classe del liceo scientifico, nei giorni degli esami di fine ciclo, circondata dagli studenti, con i libri in mano e una risata a dir poco contagiosa.

Giovanna Bellucci era la moglie di Sergio Pallini, altro professore amatissimo del liceo Enriques: lui insegnava matematica, è scomparso nel 1999.

Bellucci rivive nelle parole di Laura Bandini, che non è stata solo una collega di lungo corso, ma l’amica di una vita: «È stata molto più di una collega. Ci conoscevamo da quando avevamo 10 anni, due bimbe di San Jacopo che giocavano sulla Terrazza. Siamo rimaste sempre molto legate. Nana è stata a lungo l’insegnante di lettere della sezione A, ma non solo, tutti gli studenti la conoscevano. Sapeva veramente entrare nel cuore dei ragazzi. Eravamo due professoresse con metodi completamente diversi, lei aveva la capacità di suscitare passione, interessi, coinvolgimento. Si occupava anche delle attività della biblioteca della scuola, per questo era conosciuta anche fuori dalla propria classe. Aveva un sorriso contagioso, ma al tempo stesso era riservata».

«Era una persona – ricorda ancora commossa – molto ferma nelle proprie posizioni, pur non ostentandole mai». Una curiosità di cui andava fiera: «Era di una grande famiglia socialista, il babbo Giovanni, medico, morì giovane. Il nonno Ovidio Bellucci, medico anche lui, nel ventennio fu il dottore degli antifascisti livornesi». E per questo avrebbe poi ricevuto un riconoscimento ufficiale, negli anni Settanta.

Altri professori del liceo ricordano a turno che «aveva una grande competenza», che «i ragazzi ne parlavano sempre con grande rispetto e ammirazione per il suo sapere e per la gentilezza con cui portava avanti il lavoro, quasi un marchio di fabbrica», «era una sintesi perfetta di tradizione e modernità per la sua capacità di rapportarsi con gli studenti».

Tra questi la fotoreporter livornese Laura Lezza: «La sua morte – racconta – mi rattrista moltissimo perché era un riferimento ieri come oggi. È stata una professoressa eccezionale, che è riuscita a unire una profonda cultura e un talento vero per l’insegnamento, con l’ironia, l’arguzia e un immenso amore per la vita. L’eco di questo suo amore per la vita e per la cultura era la sua inconfondibile risata, una risata piena, densa, che arrivava a volte all’improvviso, quando meno te l’aspettavi, dopo un’interrogazione o una spiegazione. E che rendeva la scuola un luogo dove era possibile cucire solido sapere e anche allegria. In classe non era un’amica, era una professoressa, ma riusciva a coinvolgerti in un modo davvero contagioso. Dante, Ariosto, Boccaccio e così via, riusciva in qualche modo a renderci attuale anche la letteratura latina. Negli ultimi anni ci siamo sentite spesso, era arguta e sapeva sempre offrirti un punto di vista per così dire laterale sulle cose, partendo proprio dalla sua grande cultura».

Nana non ha avuto figli ma ha amato profondamente i nipoti Paola e Giulio Ferretti, con Elena, Elisa e Luca, che le sono rimasti accanto fino all’ultimo, insieme alla sorella Fosca, che lei da sempre chiamava “Cocca”. «Per noi mia zia – sottolinea la nipote Paola – è stata una seconda mamma e mio zio un secondo papà. Si erano conosciuti a scuola, poi si erano sposati ed erano sempre rimasti vicini. In queste ore abbiamo ricevuto un affetto enorme dai suoi ex colleghi e dai suoi ex studenti, coi quali era rimasta in contatto. Alcuni di loro negli ultimi anni, quando ha avuto più problemi a spostarsi da sola, sono venuti anche a prenderla a casa. Con tanti aveva saputo mantenere un rapporto di affetto e amicizia. Le è sempre piaciuto parlare con i ragazzi, era in generale una persona molto socievole. Forse in classe era diversa dai prof canonici, le piaceva ridere insieme ai ragazzi, accettava gli scherzi. Era attaccata ai suoi studenti e per noi nipoti ha avuto un amore sconfinato».

Chi vorrà potrà darle l’ultimo saluto domani (mercoledì 28 gennaio): i funerali saranno gestiti dalla Svs, la messa sarà celebrata a partire dalle 15.30 nella chiesa del cimitero della Purificazione. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
Mobilità

Crollo al ponte sull’Aurelia, treni in tilt sulla Roma-Pisa: centinaia di viaggiatori bloccati in aperta campagna - Proteste e caos / Video

di Tommaso Silvi
Speciale Scuola 2030