Influenza in Toscana, contagi raddoppiati: «E il picco non è ancora superato»
Livorno, Angeletti (coordinatore medici di famiglia): «Alcune varianti sono sfuggite al vaccino. I sintomi non sono più gravi, ma più lunghi e la tosse può durare anche diverse settimane»
LIVORNO. Quest’anno i casi di influenza sono raddoppiati rispetto alla scorsa stagione. Il risultato? Ambulatori più pieni che mai e settimane difficili per i medici di famiglia. Lo sa bene il dottor Massimo Angeletti, coordinatore dei medici di famiglia di Livorno e segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). «E il picco non è ancora passato», sottolinea il medico.
Dottor Angeletti, i numeri dei contagi influenzali sono molto più alti del solito. Cosa sta succedendo?
«Effettivamente il numero di persone ammalate è raddoppiato rispetto agli altri anni. È plausibile che all’influenza “classica”, causata dalla variante K, si siano inserite anche altre forme virali, compreso il Covid, oggi molto meno virulento rispetto al passato e diventato simile a una sindrome influenzale. Ma potrebbero esserci anche varianti che in parte sono sfuggite al vaccino, altrimenti è difficile spiegare un aumento così marcato».
Quali sono le fasce d’età più colpite?
«Dai riscontri miei e dei colleghi emerge chiaramente che la fascia più interessata è quella compresa tra i 30 e i 60 anni. Guarda caso è anche quella in cui si concentra il maggior numero di persone non vaccinate. Parliamo di persone con una vita sociale più attiva, più contatti e più occasioni di esposizione. L’altra fascia molto colpita è quella dei bambini, per il noto “effetto domino” che si crea nelle scuole».
L’influenza di quest’anno è più grave?
«Non direi più grave, ma sicuramente più lunga. Rispetto ai classici 4-6 giorni, quest’anno vediamo spesso un decorso di 7-10 giorni. Un aspetto che può spaventare, ma non significa automaticamente una maggiore gravità. È l’allungamento dei tempi a fare la differenza».
Si registrano anche più complicanze?
«Osserviamo tosse persistente che può durare settimane, molto fastidiosa ma che nella quasi totalità dei casi si risolve spontaneamente. Alcuni colleghi mi hanno segnalato anche qualche caso in più di polmonite o pleurite, diagnosticata anche con ecografie polmonari negli ambulatori attrezzati. Personalmente non ho riscontrato un aumento significativo rispetto alla media annuale, ma è un dato da tenere in considerazione».
Quali sono i principali errori da evitare?
«Il primo è l’uso inappropriato degli antibiotici. Nelle forme virali non servono e anzi sono dannosi: favoriscono le resistenze e rischiano di non funzionare quando davvero sono necessari. Bisogna affidarsi ad antipiretici, antinfiammatori, lavaggi nasali e poco altro».
E il pronto soccorso?
«Va assolutamente evitato se non ci sono complicanze gravi. Il pronto soccorso è per le emergenze: andarci per un’influenza significa esporsi a ulteriori infezioni e congestionare un servizio già sotto pressione. Il riferimento deve restare il medico di famiglia, che nella maggior parte dei casi può gestire la situazione anche senza visita».
Le visite domiciliari continuano?
«Certo, per chi non è trasportabile, come anziani fragili o persone con gravi patologie. Ma devono essere riservate a chi non può davvero muoversi, altrimenti si sottrae tempo all’attività ambulatoriale che permette di assistere più pazienti».
Il picco dei contagi è stato superato?
«No, purtroppo no. I dati che raccogliamo anche attraverso gli osservatori nazionali mostrano che siamo ancora in una fase di piena circolazione virale. I numeri sono stabili rispetto alla scorsa settimana. Forse inizieranno a calare nelle prossime, ma non siamo ancora fuori dal tunnel».
Un altro tema è quello delle mascherine.
«Chi è malato dovrebbe usarle. È una buona pratica di rispetto verso gli altri. Durante il Covid abbiamo visto scomparire quasi del tutto influenza e raffreddori proprio grazie a questi dispositivi. La trasmissione avviene con il contatto ravvicinato: limitarlo è fondamentale».
Altri consigli pratici?
«Lavarsi spesso le mani, restare a casa con la febbre, alimentazione leggera e facilmente digeribile se si ha l’influenza. Poi è fondamentale bere molto per reintegrare i liquidi persi con la febbre e la sudorazione. E soprattutto non coprirsi eccessivamente: la pelle deve traspirare per aiutare il corpo a regolare la temperatura».
Il messaggio finale?
«Niente antibiotici, pronto soccorso solo se necessario, mascherine quando si è malati e buone pratiche igieniche. Sono indicazioni che ripetiamo da anni, ma restano fondamentali».
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