Livorno, il 2025 raccontato dalla A alla Z tra battaglie, addii e nuove sfide per la città
Il racconto dell'anno appena passato tra il boom del turismo, il record di Fattori e il fiorire dei comitati ma anche lo scontro sindaco-prefetto e l’eterna odissea del nuovo ospedale
A – Abbattimenti
È stato l’anno degli abbattimenti: sono andate giù le baracche al mercato, quelle sul viale Italia, parte di quelle di piazza Garibaldi, la sede ex Todo Modo, i locali sul Ponte dei Francesi, l’ex circolo nautico Orlando e per ultimi due palazzi popolari alla Guglia. Ma l’abbattimento più importante (e più discusso) resta tra le cose da fare: il cavalcaferrovia alla stazione. Perché l’assessore Federico Mirabelli rimetta in moto le ruspe (e poi si proceda al sottopasso) c’è bisogno di 37 milioni, solo una parte dei quali già finanziati.
B - Benvenuti (Marco)
Qualcuno, non senza un po’ d’invidia, l'ha ribattezzato lo zio d’America. In realtà Marco Benvenuti, studi al liceo classico, figlio dell'ex sindaco e senatore Roberto, è livornesissimo anche se in America, a Las Vegas, ha fatto fortuna inventando un software che oggi usano i principali tour operator del mondo. Livornesissimo, appassionato del basket e innamorato della Libertas. Un amore che ha coltivato sotto la cenere come tutti quelli che hanno vissuto i magici anni Ottanta e che la scorsa primavera l’ha visto diventare presidente della squadra amaranto prendendo le redini da Roberto Consigli, nel momento più difficile dalla rinascita, con la permanenza in A2 che sembrava davvero a rischio. Il suo arrivo ha coinciso con una salvezza memorabile nello spareggio con Vigevano. Da lì è iniziata l’escalation di un progetto che ha portato nel mondo Libertas anche il basket femminile e quello in carrozzina, con l’obiettivo di far sventolare l’amaranto nella massima serie. Ma la storia di Benvenuti è soprattutto una storia di lotta e di speranza, perché l’imprenditore sta conducendo quest’impresa sportiva mentre combatte contro una malattia che lo ha colpito due anni fa. «Si dice che sia solo un gioco, una palla che va dentro un canestro. Ma per me tutto questo ha significato avere la forza e il coraggio di non mollare mai», ha spiegato.
C – Comitati
Nella città dei comitati sono parecchi i gruppi di cittadini che negli anni si sono organizzati per contrastare le scelte dell’amministrazione o fare proposte. Sul fronte anti-movida, è atteso l’esito della causa pilota di due famiglie che vivono in Venezia, mentre i residenti di via Cambini e dintorni hanno appena consegnato un corposo dossier ai loro legali. Intanto sembra aver sortito i suoi effetti il pressing degli anti-discoteca in piazza Grande. Possono cantare vittoria i cittadini di via Bandi riuniti per dire no alla raccolta di rifiuti nei piazzali dell’ex sede Aamps: il centro mobile andrà nella zona del Levante. Va invece avanti la realizzazione dell’impianto sportivo alla Scopaia che i No Cubone avevano cercato di fermare, senza successo, in campagna elettorale. E quotidiana è l’azione del comitato degli orti urbani di via Goito, che dopo la seconda asta deserta, chiede al Comune di comprare tutta l’area al centro delle proteste da anni. Così come quotidiani sono gli interventi di Porto Pulito contro i fumi delle navi: l’ultima novità su questo fronte è il via libera del Comune alla centralina per monitorare la qualità dell’aria in via della Cinta esterna.
D – Darsena Europa
Il grande ampliamento a mare del porto è in una fase cruciale. Pochi giorni fa è stato annunciato il consolidamento dei primi 80mila metri della prima vasca di colmata, futuro terminal container. I lavori a terra e in mare vanno avanti, per un’opera che sfiora il miliardo di euro, con un quadro economico di parte pubblica che vale 550 milioni. Resta però il nodo dei soldi da trovare (almeno 100-150 milioni) per consolidare la seconda vasca e collegare tutta la Darsena alla rete autostradale e ferroviaria. Di recente è stato deciso di affidare la progettazione di questa seconda, cruciale parte ad Anas. Tra i privati si è fatta avanti Grimaldi, che ha chiesto metà Darsena, mentre il colosso Msc ad un anno dall’annuncio del proprio interessamento sta ritardando l’invio dell’istanza.
E – Esciua
Uno dei presidenti più controversi della storia del Livorno. Il problema non sono i risultati (perché comunque ha stra-vinto la serie D e quest’anno la squadra può salvarsi) quanto i rapporti con una ampia fetta della tifoseria, e più di recente anche col sindaco. Il 2025 ha segnato il ritorno del Livorno tra i professionisti (grazie anche ai notevoli investimenti di Esciua) ma anche un inizio della nuova stagione tra tanti guai a livello di gestione societaria. Lui comunque resta ottimista e al momento non ha alcuna intenzione di cedere.
F- Furti
In casa o nei negozi. Nei bar o per strada. I furti nelle ultime settimane sono tornati numerosi a Livorno. Solo nelle abitazioni, nella prima quindicina di dicembre, ce ne sono stati dieci, con punte di cinque in quattro giorni. Secondo il cosiddetto “Indice della criminalità” del Sole 24 Ore, in tutta la provincia, nel 2024 sono stati denunciati 6.746 furti, 2.073 ogni 100mila abitanti: undicesimo posto in Italia.
G – Giancarlo Dionisi
Il suo nome, nel 2025, è più che altro legato a due parole chiave: confronto e sicurezza. Dalla discoteca di Calafuria a via Cambini, dal Capodanno in Terrazza alla Darsena Europa, al divieto praticamente permanente ai camion sul Romito. Sempre presente (o onnipresente), il prefetto Giancarlo Dionisi ha promosso dialogo e decisioni rapide, riunendo attorno allo stesso tavolo istituzioni e territorio. Negli ultimi mesi col sindaco Luca Salvetti non sono mancati attriti, in certe occasioni diventati vero scontro istituzionale: il ring principale è stato quello di via Cambini, strada per eccellenza della movida, dove da tempo luci, locali pieni e musica fino a tarda notte convivono con le proteste dei residenti. Col prefetto che aveva chiesto al sindaco di porre un limite a 300 persone. Richiesta respinta – ma il Comune ha preso in mano la situazione mettendo una pattuglia fissa di vigili –, come quella lanciata dal prefetto di abbattere subito le baracchine di piazza Garibaldi. «Non è sua competenza», gli ha replicato Salvetti, in un ping pong istituzionale che difficilmente si fermerà nel 2026.
H – Hotel
Se gli ipercritici si accaniscono sull’accezione mangereccia del termine ribotta, l’amministrazione comunale prova a spremerne la linfa turistica. E presenta il 2025 come l’anno del boom. Vuoi per gli sbarchi dei croceristi tornati ai livelli pre Covid, vuoi per gli eventi enogastronomici e culturali, nel 2025 a Livorno si sono superate le 600mila presenze. A metterci la bandierina è stato l’assessore Rocco Garufo. «Iniziamo a fare sul serio», ha detto alla conferenza stampa di fine anno. E il traguardo delle 30mila presenze alla mostra di Fattori tagliato nell’ultima settimana è la ciliegina di una città che vuole offrire di più. A gioire, oltre agli albergatori e ristoratori, sono anche i proprietari delle case, a giudicare dall’exploit degli affitti brevi messi in vetrina su Air Bnb.
I – Igor Protti
“Un ospite indesiderato”. É iniziato tutto da qui, dalla dichiarazione-shock di Igor Protti del 5 luglio, un post su Instagram che ha lacerato il cuore della città. Perché Igor non è stato solo un grande campione, ma è soprattutto un grande uomo, che Livorno ha adottato come il più amato dei figli. Da 6 mesi Protti sta ricevendo delle dimostrazioni d’amore infinite. L’ultima in ordine di tempo è stata quella di assegnargli la “Livornina d’oro”. Lui intanto continua a combattere la sua battaglia, consapevole di avere tutta Livorno al suo fianco.
L – Loris Rispoli
È stato il simbolo della ricerca della verità, quella della strage del Moby Prince. Sul traghetto della Navarma diretto a Olbia, distrutto dalla collisione con la petroliera Agip Abruzzo la sera del 10 aprile del 1991, c’era sua sorella Liana. Lavorava nella boutique e aveva 29 anni. Il 22 novembre scorso, Loris Rispoli, l’ha raggiunta in cielo. Pensionato di Poste italiane e storico presidente dell’associazione “140”, il numero delle vittime del più grande disastro della marineria italiana dal dopoguerra ad oggi. Aveva fondato l’associazione che raggruppava i familiari per chiedere giustizia. Non aveva mai smesso di farlo, lasciando la presidenza solo quando nel febbraio del 2021 venne colpito da tre arresti cardiaci consecutivi mentre si trovava a casa dei genitori, in via della Vecchia casina, e venne salvato dai volontari.Un simbolo di Livorno, per sempre.
M – Mazzette
Un arresto choc, con l’inchiesta penale più importante dell’anno nella nostra provincia: l’arresto del dirigente dei vigili del fuoco di Livorno Giuseppe Mazzotta, per diversi mesi in carcere, ora ai domiciliari. L’ingegnere sessantenne è indagato per corruzione, concussione, istigazione alla corruzione e riciclaggio nell’ambito di un’inchiesta su presunti permessi antincendio facili, che avrebbero riguardato locali, negozi e strutture ricettive. Nella sua abitazione sono stati sequestrati «170mila euro suddivisi in 12 mazzette composte da banconote da 100 e 50 di taglio, a loro volta custodite in una scatola di cartone da scarpe». Trenta le persone indagate dalla procura, con l’inchiesta delegata alla Squadra mobile: fra loro imprenditori, albergatori, ex assessori, ingegneri, geometri e dipendenti dell’Asl.
N - Nudismo
In sette sugli scogli, completamente nudi, di cui cinque a guardare gli altri due. Non è un quadro. Né l’incipit di un romanzo. È un video che, nell’estate 2025, ha girato per le chat facendo gridare allo scandalo: “Sesso in pubblico al Sassoscritto”. In una zona che seppur riparata dagli scogli e da sempre votata al nudismo, è a pochi metri dai bagnanti. Un caso che ha acceso polemiche, curiosità e dibattiti: «Non si parli di naturismo, non dobbiamo per forza associare la nudità al sesso», ha detto il presidente dell’associazione Fenait.
O – Ospedale
O come ospedale oppure come Odissea. Anche se il ritorno di Ulisse a Itaca fu molto più breve, dieci anni, contro i quasi sessanta - era il 1967 - da quando in città si discute della necessità di un presidio alternativo a viale Alfieri. Ma per raccontare l’Odissea dell’Ospedale non c’è bisogno di tornare alla notte dei tempi o al famigerato monoblocco di Montenero Basso voluto dal sindaco Cosimi e cancellato da Nogarin. Basta stare sull’attualità e pensare che fino all’anno scorso il cronoprogramma di Asl e Regione prevedeva la posa della prima pietra a dicembre 2025 (sì proprio ora) con conclusione nel 2028, mentre adesso se il presidente Giani assicura che essa avverrà a inizio 2026, il cronoprogramma ufficiale dell’Asl parla di apertura del cantiere nel 2027-28 e apertura della struttura forse nel 2031 quando gli Spedali Riuniti celebreranno i cento anni dall’inaugurazione avvenuta nel 1931 alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro. Come se non bastasse, esattamente un anno fa – il 31 dicembre 2024 – il Tirreno ha svelato come la Regione abbia deciso di non finanziare più direttamente l’opera con 250 milioni propri ma di affidarsi a un mutuo da 315 milioni da parte dell’Inail (che per 40 anni diventerà proprietaria della struttura e alla fine incasserà circa 500 milioni di “affitto e riscatto” da parte della Regione), la quale Inail, per deliberare lo stanziamento, sta tuttora aspettando il progetto definitivo che ancora non c’è.
P – Puccio sterza
Se chiedete a un livornese qual è una delle “opere” che più esprime la livornesità, accanto ai Quattro Mori (che hanno vissuto la polemica della liberazione; e il progetto per vederli in replica liberi nelle acque attorno alla Fortezza Vecchia è ancora in piedi), probabilmente inserirebbe “Puccio Sterza”. La mitica scritta che raccomanda prudenza sul disgraziato curvone del Romito, quest’anno è stata protagonista di una saga che ha varcato i confini della città. Sul finire dell’anno qualcuno ha pensato bene di nascondere Puccio scrivendoci sopra “Pisa Pisa”, più qualche inneggiamento al duce e a Salvini. La risposta? Sempre a colpi di scritte e di livornesità, una sorta di omaggio al Vernacoliere che in quei giorni stava vivendo una crisi da cui per fortuna è uscito: “Puccio ‘un sterza, arrota i fasci”. Alla fine la storia si è chiusa con il ritorno di Puccio Sterza in versione murale. E pure l’azienda dei bus ha fatto stampare la scritta su uno dei suoi mezzi… chissà che non aiuterà a ridurre i cappottamenti, altro hastag dell’ultimo anno.
Q – Quartieri
È stato l’anno del risveglio dei quartieri. Cittadini, associazioni, commercianti uniti per migliorare e valorizzare i luoghi dove vivono, con patti di collaborazione col Comune. Ardenza Insieme? Un esempio (uno dei tanti): ci si prende cura del parco Kahlo. Così Vivi Antignano e Mezzaluna Rossa Kurdistan: con loro rivivono i vecchi lavatoi. Vivi Montenero e le iniziative sul territorio. Così il comitato della Rosa: propone, ascolta, si riunisce. La Valle Benedetta coi residenti tutto fare. Da sud a nord. L’ex asilo Pian di Rota alla Cigna, casa di quartiere di associazioni che aggregano grandi e piccini. Come si fa al Nesi-Corea, sul Pontino-San Marco per rilanciare piazza Garibaldi e dintorni. Cultura, socialità, partecipazione, giornate di pulizia. Tutto è volontariato. In ogni rione le comunità si rafforzano, anche grazie alla spinta dei Consigli di Zona.
R – Regione
Sul fronte politico-istituzionale il 2025 è stato segnato dalle elezioni che hanno deciso il presidente e i nuovi consiglieri della Regione. Se Eugenio Giani è stato confermato alla guida della Toscana, i rappresentanti di Livorno a Firenze sono cambiati: fine del mandato per Francesco Gazzetti (Pd), non ricandidato dopo dieci anni di consiliatura; in consiglio regionale, dopo aver passato il vaglio degli elettori, sono volati Alessandro Franchi (Pd), Diletta Fallani (Avs) e Marcella Amadio (Fdi). Ma la novità che ha fatto più rumore è stata un’altra: la livornese Mia Diop, dei giovani Dem, è stata nominata vicepresidente della Regione.
S – Sottoservizi
Si trovano ovunque nel sottosuolo, anche nei punti più “insospettabili”. Sono tubi dell’acqua, cavi elettrici e canali delle fogne. E ogni qual volta si scava spuntano fuori loro. Che sono diventati i principali indiziati per i ritardi nei cantieri. Slittano i lavori in piazza del Cisternone? Per forza, bisognava spostare i sottoservizi. Serve più tempo per completare la zona del nuovo mercato in via Buontalenti? Ci sono dei tubi da sistemare. I Tre Ponti vanno a rilento? La colpa principale ovviamente è dei sottoservizi. Alias la maledizione del 2025.
T - Tre ponti
In principio la conclusione dei lavori di Genio e Regione era stata fissata per novembre del 2024. Ma siamo al gennaio 2026 e intorno alla foce del Rio Ardenza, sulla Rotonda d’Ardenza, c’è una grande distesa di terra accumulata. Nel frattempo è spuntato lui, il ponte bailey, che in teoria sarebbe provvisorio e il cui affitto ci costa circa 20mila euro al mese. Un ritardo dietro l’altro causato prima dai famigerati sottoservizi, poi da problemi della ditta, poi ancora da difficoltà di costruzione delle fondamenta e ora dai micropali, più altre grane sparse. D’altra parte anche i cantieri “cugini”, quelli in zona stadio, non se la passano bene in quanto a rapidità d’intervento. E dei Tre Ponti che diventano uno per adesso rimane il miraggio di una chiatta che arriverà dal mare, speriamo nel 2026.
U – Inversioni a U
Sul viale Italia, ma anche sul Romito. Gli incidenti stradali sul lungomare accadono quasi sempre a causa delle inversioni U, nonostante le doppie strisce continue in mezzo alla carreggiata. E d’estate livietano. Una terribile abitudine da cancellare (e sanzionare) per il bene di tutti.
V – Volandri
L’ha fatto ancora “Filo”. E stavolta da primo protagonista, da campione. Una vera impresa quella di Filippo Volandri che per il terzo anno ha regalato all’Italia la Coppa Davis di Tennis. E attenti: stavolta non c’era Sinner, non c’era neanche Musetti. Ma c’era lui, Filippo Volandri, cresciuto a Villa Lloyd: l’uomo che dà serenità, che non sbaglia mai una scelta, a metà tra padre e fratello maggiore di chi va in campo con la maglia dell’Italia indosso. La terza Davis consecutiva è impresa storica per l’Italia: mai nessuno era arrivato così in alto. Ma il nostro “Filo” d’oro ci hai portati fin lassù. Chissà se avrà degli strascichi nell’anno che verrà.
Z - Zona rossa
È stata firmata dal prefetto Dionisi per riportare la legalità prima in piazza Garibaldi, dov’era stata inizialmente circoscritta. Il provvedimento è volto a impedire l’accesso delle persone ritenute pericolose e con precedenti penali. Di recente è stato allargato anche nelle strade e piazze adiacenti: via Terrazzini, via del Pettine, via della Pina d’Oro, piazza della Repubblica e dei Mille. Una scelta che se da un lato sembra dare frutti dal punto di vista delle strade interdette, dall’altro ha acceso un infuocato dibattito in consiglio comunale con la maggioranza e le opposizioni di sinistra che temono che il risultato sia solo quello di spostare la criminalità fino a fare di tutta la città una zona rossa.
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