Morte di Anwar, la mamma dopo l'archiviazione dell'automobilista: «Me l’hanno ucciso un’altra volta, ma io non mi fermo»
Livorno, il giovane, 18 anni, ha perso la vita in un incidente sulla variante Aurelia tra Donoratico e San Vincenzo, tamponato da un'auto mentre era in scooter. La madre, Anna Milani: «Decisione inspiegabile, era anche positivo all’alcol test»
LIVORNO. «Non mi è rimasto più nulla, neanche la giustizia. In questo modo mio figlio l’hanno ammazzato un’altra volta». Anna Miliani è arrabbiata, distrutta, allibita. E non riesce proprio a darsi pace. «Lo farò quando avrò avuto giustizia. Perché io non mi fermo, questo caso deve essere riaperto. Non si può morire così a 18 anni. Questo non è giusto». La notizia dell’archiviazione per l’automobilista che tre anni fa tamponò suo figlio Anwar Megbli l’ha sconvolta. «Il guidatore dell’auto che l’ha colpito era anche positivo all’alcol test, possibile che non conti niente? Non ci credo che debba finire così». Ma andiamo con ordine andando a ritroso nel tempo.
I fatti
Il 4 giugno 2023 il calciatore del Livorno residente a Rosignano Solvay Anwar Megbli è stato tamponato sulla Variante Aurelia tra Donoratico e San Vincenzo mentre era in scooter – un cinquantino – con un amico. Al volante della macchina c’era un trentunenne cecinese che è poi stato indagato per omicidio stradale con l’aggravante dalla guida sotto l’influenza dell’alcol, avendo fatto registrare un tasso alcolemico di 0, 87 grammi per litro alla prima prova e di 0, 94 alla seconda.
La decisione
Il giudice Marco Sacquegna, con un’ordinanza dello scorso aprile, aveva accolto la richiesta di archiviazione della procura, ritenendo che gli elementi raccolti non consentissero di formulare una «ragionevole previsione di condanna». E la Cassazione ha di recente giudicato inammissibile il ricorso presentato dai genitori di Anwar (Anna Miliani e Tarek Megbli). «Il giudice – ha ricordato la Cassazione – ha sostenuto che la mancanza di illuminazione della strada non permise al conducente di avvistare lo scooter in tempo e che le indagini non hanno consentito di accertare se l’impianto di illuminazione posteriore del ciclomotore fosse funzionante (vi sono indizi in senso contrario)». Il giudice si era soffermato anche sull’alcol test risultato positivo ritenendo «che neppure questo sarebbe sufficiente a fondare una ragionevole previsione di condanna». «Ha sostenuto – riepilogano i giudici – che dalle indagini non sarebbe emersa prova certa dell’incidenza causale di tale condotta sul verificarsi dell’evento».
La Cassazione
La Corte di Cassazione, d’altra parte, ha respinto il ricorso presentato dai familiari del 18enne chiarendo che l’ordinanza può essere impugnata solo per violazioni del contraddittorio e non nel merito. Ha però anche ricordato che l’archiviazione è un provvedimento che non preclude, in presenza di nuovi elementi, la possibile riapertura delle indagini. Per fare un esempio: se una perizia tecnica dovesse mettere in evidenza elementi non presi in considerazione nella fase delle precedenti indagini preliminari, le stesse potrebbero essere riaperte proprio sulla base di questi nuovi elementi.
«Il caso va riaperto»
La mamma di Anwar, da parte sua, non molla. «Il caso deve essere riaperto – dice Anna Miliani – e io non mi arrendo. Anche perché l’archiviazione è inspiegabile considerando anche che chi guidava l’auto era in stato d’ebbrezza. Mi hanno ammazzato un figlio. Ora l’hanno fatto un’altra volta. Sono morta anch’io. Da tre anni vivo con un dolore indescrivibile. E non mi darò pace fino a che non ci sarà giustizia».
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