Il Tirreno

Livorno

La denuncia

Livorno, da cinque anni tenta di chiudere un libretto alle Poste: davanti all’ennesimo “intoppo” ha un malore e crolla a terra

di Martina Trivigno

	L’interno delle Poste centrali di via Cairoli a Livorno
L’interno delle Poste centrali di via Cairoli a Livorno

Stefano Borrini, 65 anni, è “imprigionato” da tempo una lunga odissea burocratica per sbloccare i risparmi della madre defunta. Dopo l'ennesimo rifiuto ricevuto all'ufficio postale si è sentito male ed è finito al pronto soccorso

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LIVORNO. Da cinque anni a questa parte fa quello stesso tragitto, da casa fino alle Poste centrali di via Cairoli. Si mette in fila e aspetta. E da cinque anni la richiesta che rivolge alle impiegate dell’ufficio postale è sempre la stessa: «Vorrei chiudere il libretto postale intestato a mia madre che oggi non c’è più».

Peccato – racconta Stefano Borrini, livornese di 65 anni, che la risposta (proprio come la domanda) sia sempre la stessa: «Il regolamento di Poste Italiane non consente di procedere con questa operazione». E ieri, alla fine, Borrini è crollato: erano circa le 14,20 quando un’ambulanza è arrivata in via Cairoli e ha trasportato il 65enne al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno per accertamenti. «Non so cosa mia successo esattamente, so soltanto che ho avuto un malore – racconta al Tirreno dagli Spedali Riuniti – . So soltanto che mi mancava l’aria, non respiravo più. Mi sono accasciato e qualcuno mi ha aiutato a farmi distendere. Poi sono arrivato qui, in ospedale».

Borrini ha deciso di raccontare la sua storia non solo per se stesso – dice – ma per chiunque si trovi a vivere una situazione simile. «Sono ostaggio della burocrazia da cinque anni – spiega – da quando mia madre è mancata, nel 2020. L’anno dopo la stessa sorte è toccata a mio padre e così mio fratello ed io siamo diventati gli eredi, al 50 per cento, dei risparmi depositati su quel libretto postale». Così i due fratelli iniziano a fare le pratiche ma proprio quando tutto è ormai quasi pronto – siamo nel 2022 – il fratello di Borrini muore. «Immaginate il dolore per aver perso in un paio d’anni i miei genitori e mio fratello – prosegue il 65enne – . Così, trascorso un po’ di tempo, torno a bussare per chiudere il libretto: a quel punto la cifra depositata sul libretto postale di mia madre spetta al 50 per cento a me e l’altra metà agli eredi di mio fratello».

Nel frattempo qualche altro intoppo di tipo burocratico ci mette lo zampino ma finalmente Borrini torna a bussare alle Poste centrali per chiedere – dice – quello che gli spetta di diritto. E arriviamo a una settimana fa. «Sono tornato all’ufficio postale di via Cairoli – prosegue a raccontare l’uomo – e ho spiegato per l’ennesima volta all’impiegata quale fosse la mia situazione. E l’impiegata stessa, di suo pugno, ha scritto su un foglio tutta la documentazione necessaria per chiudere il libretto postale intestato a mia madre». Ed ecco che Borrini inizia a produrre i documenti e ieri, nel primo pomeriggio, si ripresenta alle Poste centrali, fogli alla mano. «E il libretto dov’è? », chiede l’impiegata. «Ho risposto che non lo sapevo, sono passati tanti anni e molte vicissitudini – aggiunge il 65enne – ma sia l’impiegata che la direttrice hanno sottolineato che senza avere il libretto non è possibile procedere con la chiusura. Allora ho iniziato a respirare male, non mi sentivo bene – evidenzia Borrini – . Così mi sono accasciato al suolo, mi hanno fatto distendere sul pavimento. Poi hanno chiamato il 118 ed è arrivata l’ambulanza che mi ha portato via, all’ospedale. Ho provato un senso di impotenza che non riesco neppure a descrivere». Allora il 65enne livornese ha deciso di raccontare la sua storia. «Voglio farlo perché sono sicuro di non essere l’unico a trovarmi in una situazione del genere – conclude – . È ingiusto e inaccettabile che, a distanza di cinque anni dalla morte di mia madre, la pratica ancora sia sospesa. Chiedo a Poste Italiane di mettersi una mano sulla coscienza: perché oltre a tre lutti devo subire anche questa ingiustizia?».

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