Livorno, la prima pietra della bioraffineria: è la rivoluzione industriale di Stagno
Partono i lavori per proiettare al 2050 la fabbrica più longeva del territorio: i tempi previsti per il cantiere
LIVORNO. “L’autarchia della nazione nel campo dei carburanti ha ricevuto un notevolissimo apporto dai grandiosi impianti per la distillazione della benzina dai residui del petrolio, inaugurati dal ministro delle comunicazioni sua Eccellenza Benni”. Nel video dell’istituto Luce, girato a Livorno nel novembre del 1938, si racconta l’inizio della storia di una delle principali fabbriche cittadine, sicuramente la più longeva, nonostante bombardamenti, crisi, difficoltà, passaggi di proprietà, paventate chiusure e pure progetti di trasformazione per fortuna finiti nel nulla (si pensi a quello della costruzione di un gassificatore per trasformare in energia i rifiuti provenienti dalla Toscana centrale).
Oggi lo stabilimento di Stagno – che ancora dà lavoro a un migliaio di famiglie tra personale diretto e indiretto – celebra gli 85 anni – che diverranno 86 tra poche settimane – ma soprattutto inizia un nuovo capitolo della sua storia: la trasformazione in bioraffineria. Una sorta di rivoluzione industriale che traghetterà la vecchia Anic, diventata Stanic nel dopoguerra con l’accordo con la compagnia statunitense Standard Oil, e infine passata tramite Agip ad Eni, ben oltre il secolo di vita con una visione di sviluppo e lavoro che auspicabilmente guarda almeno al 2050.
La posa della prima pietra alla presenza del presidente della Regione Eugenio Giani, dei sindaci di Livorno e Collesalvetti Luca Salvetti e Sara Paoli, del direttore dello stabilimento Pietro Chèrié Lignière, del direttore operativo delle trasformazioni industriali di Eni Giuseppe Ricci, non sarà solo un evento celebrativo. Ma lo start di una specie di gara dei 100 metri. Perché il privato ha tempi ben diversi dal pubblico e non è un caso che le ruspe inizino a lavorare meno di un mese dopo l’ultima autorizzazione ricevuta dal ministero dell’ambiente, e che la conclusione dell’opera sia prevista da Eni entro il 2026.
Per Livorno e Collesalvetti è una data storica e una vittoria politica: la scelta del colosso energetico di costruire qui la terza bioraffineria dopo Porto Marghera e Gela nella sua stretegia di decarbonizzazione volta a traguardare la neutralità carbonica entro il 2050 e ad aumentare la capacità di bioraffinazione di Enilive dagli attuali 1,65 milioni di tonnellate/anno agli oltre 5 entro il 2030 passa da un investimento sul nostro territorio.
Le aree dove sono previsti i tre nuovi impianti per la bioraffinazione, cantierizzate dal gennaio scorso per le attività preparatorie, sono già pronte per l’inizio dei lavori: si trovano nella zona nord dello stabilimento, dove verranno costruiti i tre nuovi impianti che produrranno tre tipi di biocarburanti di ultima generazione, HVO diesel, HVO nafta e bio-GPL da materie prime rinnovabili ai sensi della Direttiva Europea sulle energie rinnovabili.
I cantieri
Le ruspe per la costruzione della nuova bioraffineria saranno al lavoro per circa venti mesi. Dal momento della movimentazione terra all’interno della raffineria alla conclusione degli impianti (poi serviranno altri tre mesi per l’attivazione). Eni prevede di premere il tasto on della bioraffineria nel 2026. La costruzione del nuovo stabilimento avrà – seppur limitato in questo lasso di tempo – un impatto occupazionale importante. Eni stima circa 500 unità in termini di numero massimo di occupati nelle attività di cantiere. «È prevedibile che possano essere in parte operanti a livello locale, sulla base del potenziale vantaggio competitivo delle imprese locali nei confronti di altre localizzate a distanze maggiori», si legge nel documento di sintesi presentato dall’azienda mesi fa al ministero.
L’impatto dei cantieri
Nella fase di cantiere ci sarà anche un impatto ambientale che cadrà soprattutto sul traffico in entrata e uscita da Stagno. Eni stima «una media di circa 42 viaggi al giorno di mezzi pesanti dedicati al trasporto di materiali e rifiuti, con punte di circa 86 viaggi al giorno considerando la sovrapposizione prevista in un mese di attività di scavo e di realizzazione delle fondazioni in calcestruzzo».
«Il traffico veicolare dovuto sia alla fornitura di materiali che agli spostamenti dei lavoratori mediante veicoli leggeri, risulterà incrementato prevalentemente durante le prime ore del mattino e di sera, in corrispondenza dell’apertura e della chiusura del cantiere», evidenzia Eni.
Le emissioni
Secondo il colosso energetico ci sarà un miglioramento delle emissioni in atmosfera, come si legge in uno dei fascicoli presentati al ministero della tutela ambientale per ottenere le autorizzazioni.
Recita uno dei documenti prodotti da Eni, precisamente il quadro sinottico degli impatti ambientali attesi: «La messa in opera degli impianti di bioraffineria e la contestuale messa in conservazione di impianti della raffineria tradizionale determineranno una riduzione complessiva delle emissioni convogliate in atmosfera, a meno del monossido di carbonio (non critico dal punto di vista ambientale), per il quale si stima un incremento pari a circa il 6% in termini di flusso di massa annuale e dell’ammoniaca, +6%, a fronte però di una consistente riduzione di SO2 (biossido di zolfo, ndr) (-12%), polveri (-6%) , NOx (ossidi di azoto) (-5%) e H2S (acido solfidrico) (-5%)».
Odori e rumori e camion
È un altro tema critico della raffineria. Secondo Eni l’impatto odorigeno sarà «paragonabile a quello generato durante il ciclo ante operam e i nuovi impianti e serbatoi non comporteranno alcun incremento dello stesso».
Altro capitolo è relativo alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti: «I rifiuti non pericolosi rappresentano la quasi totalità dei rifiuti prodotti dalla bioraffineria – garantisce Eni – . Infatti, la quota percentuale di rifiuti non pericolosi sul totale rifiuti prodotti, si attesterà attorno al 92%. Tali rifiuti non pericolosi sono costituiti per la maggior parte dalle gomme e terre sbiancanti esauste derivanti dall’impianto di pretrattamento delle cariche biologiche per cause intrinseche legate alla tecnologia del processo stesso».
Si prevede invece un incremento del quantitativo di rifiuti non pericolosi prodotti dalla Raffineria. E ciò avrà una ricaduta sul traffico dei mezzi in entrata e uscita, che è stato stimato in circa 11 viaggi al giorno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
