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Il vescovo e il parroco: «Salveremo l’Aula Mariana»

L’annuncio di monsignor Simone Giusti e don Luca Giustarini. A breve la struttura (inagibile dal 2005) diventerà di proprietà della diocesi, poi potrà partire il restauro


16 aprile 2014 di Giorgio Carlini


LIVORNO. L’Aula Mariana, nel giro di un paio d’anni, potrebbe tornare a ospitare migliaia di fedeli. Il grande spazio liturgico da 1500 posti, costruito per il Giubileo accanto al santuario di Montenero, fu inaugurato nel 2000, ma chiuso pochi anni dopo a causa di problemi strutturali legati alle infiltrazioni dell’acqua.

Dopo anni di incertezze e dibattimenti nelle aule dei tribunali, oggi spunta fuori la notizia di un probabile restauro del settore a pianta ellittica del santuario, che avrebbe dovuto accogliere i pellegrini durante le liturgie più affollate.

La prima indiscrezione è uscita dalla bocca di don Luca Giustarini, parroco di Montenero, nel corso dell’ultima messa domenicale. Don Luca ha annunciato ai fedeli che «presto saranno disposti i lavori di sistemazione dell’Aula Mariana». Il parroco lo ripete al Tirreno: poche parole, perché l’iter burocratico non è ancora terminato, ma quanto basta per far capire che l’originale impianto scavato nella roccia e costato all’epoca circa 13 miliardi di vecchie lire potrebbe essere salvato.

«A breve - rivela don Luca - sarà firmato il contratto con il quale la Congregazione Vallombrosana cederà alla parrocchia di Montenero l’Aula Mariana». La documentazione da presentare al notaio è già stata interamente raccolta: mancherebbe perciò solo la firma dell’atto giuridico.

Ed è il vescovo Simone Giusti in persona a confermare la procedura: «Il fatto che la diocesi diventi proprietaria della struttura - spiega il monsignore - è una condizione irrinunciabile affinché la Cei si mostri disposta a avallare e sovvenzionare in parte il progetto di restauro. Ora che i documenti sono stati dissequestrati, si può finalmente procedere in questo senso».

Sì, dissequestrati. Perché la vicenda dell’inagibilità dell’Aula Mariana è legata da un filo rosso al relativo procedimento legale. La storia comincia nel 1998, quando il Vaticano e il ministero dei Beni culturali, nell’ambito delle celebrazioni del Giubileo, mettono a disposizione i fondi necessari per il progetto.

L’anno seguente la Fratelli Bottoni Srl e una Associazione temporanea di imprese vincono la gara per la realizzazione dell’opera con un corrispettivo iniziale di quasi sette miliardi di lire. Un costo che con il tempo è cresciuto fino a toccare i 13 miliardi di lire. La struttura, inaugurata nel 2000, resta aperta solo pochi anni. Nel 2005, tra allagamenti e frane, è interdetta al pubblico una prima volta. Poi nel 2007 viene chiusa in via (almeno per ora) definitiva.

Ci si chiede come sia possibile che, dopo un simile investimento, nello stabile ci siano infiltrazioni alle pareti, crepe, e acqua che scorre dappertutto nel sottosuolo. Così il pm Massimo Mannucci avvia una inchiesta per accertare la congruità tra i soldi spesi e la qualità del fabbricato. Nel 2012 la Corte assolve dall’accusa di riciclaggio/ricettazione per oltre tre miliardi di lire (in principio era stato contestato il riciclaggio, poi la ricettazione, ndr) il costruttore Piero Bottoni, le sue due figlie e l’ex faccendiere della Congregazione, Giuseppe Pinucci.

«L’Aula è nata male e forse non doveva nemmeno nascere», si è detto per anni, perché incassata in una collina instabile. Tanto che in passato sembrò che il vescovo Giusti volesse buttare giù tutto e costruire una nuova chiesa. Ma ora il monsignore spiega che «i nostri tecnici e geologi hanno assicurato che la struttura può essere restaurata e messa in sicurezza».

Dopo l’ufficializzazione del passaggio di proprietà, il vescovo si recherà a Roma per sottoporre il progetto (a quanto pare già esistente, sarebbe stato avallato anche dal Comune) alla Cei, per ottenere una sovvenzione per i lavori. «Sarà un’operazione onerosa - precisa monsignor Giusti - Si parla di qualche milione di euro. Per questo sarà fondamentale la solidarietà di tutte le istituzioni». E le tempistiche? «Conoscendo la nostra burocrazia - conclude - credo che i lavori potranno partire tra circa un anno e mezzo-due».

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