Tumore all'esofago, lo studio rileva: "L'immunoterapia contrasta lo sviluppo"

La cura vale nel 50% delle diagnosi in fase avanzata. Fumo e abuso alcol tra le cause dell'insorgenza


04 giugno 2022


Il tumore dell'esofago è una delle neoplasie a prognosi peggiore. In Italia, nel 2020, sono stati stimati 2.400 nuovi casi. Oltre la metà delle diagnosi è in fase avanzata, quando la malattia è più difficile da trattare. Infatti, la sopravvivenza a 5 anni è pari al 12% negli uomini e al 17% nelle donne. Da qui la necessità di nuove armi in grado di controllare la malattia a lungo termine. Un risultato possibile grazie all'immunoterapia, come evidenziato dai dati aggiornati dello studio CheckMate -648, presentato oggi al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO).

"Il tumore squamoso dell'esofago è una malattia per anni considerata priva di opzioni realmente efficaci - spiega Sara Lonardi, direttore dell'Oncologia 3 all'Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova -. Infatti, la chemioterapia standard di prima linea, costituita da una doppietta di farmaci, non migliora molto la prognosi, che rimane sfavorevole. Nello studio CheckMate -648 sono state coinvolte 970 persone, affette da tumore dell'esofago a cellule squamose avanzato o metastatico e mai trattate in precedenza. L'analisi primaria aveva già evidenziato il beneficio in sopravvivenza globale, che è quasi raddoppiata grazie ai regimi immunoterapici in prima linea rispetto alla sola chemioterapia".

Le nuove analisi, rileva, "confermano come la molecola immunologica nivolumab associata a chemioterapia e la duplice immunoterapia costituita da nivolumab più ipilimumab possano cambiare la pratica clinica nel trattamento della malattia in fase avanzata". Oltre a ciò, "la nuova analisi dimostra che il rischio di progressione a linee di terapia successive alla prima si è ridotto del 36% con la combinazione nivolumab chemioterapia e del 26% con nivolumab e ipilimumab. Inoltre, si conferma l'ottima tollerabilità di questo approccio".

Nel 2020, in Italia, vivono 7.100 persone dopo la diagnosi. "L'abuso di alcol e l'abitudine al fumo di sigaretta sono strettamente connessi alla forma squamosa - conclude Lonardi -. La duplice immunoterapia con nivolumab ed ipilimumab è il primo trattamento 'chemio-free' ad aver dimostrato un beneficio in sopravvivenza. Esso può quindi rappresentare un'alternativa terapeutica efficace in persone che non tollerano la chemioterapia per le condizioni generali di salute compromesse".

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