Venator, la svolta: accordo (preliminare) con Nuova Solmine per l’acquisizione – Date e dettagli
Scarlino, buone notizie dal tavolo di crisi al ministero del Made in Italy
SCARLINO (GR). L’impianto scarlinese che produceva biossido di titanio per Venator è salvo, e con esso i posti di lavoro. Come anticipato dal Tirreno a novembre, sarà Nuova Solmine a rilevarlo dalla multinazionale inglese Venator Materials Uk limited. L’ufficializzazione dell’accordo è arrivata oggi, 2 dicembre, nel primo pomeriggio, in occasione della riunione del tavolo di crisi al ministero del Made in Italy. Alla presenza del ministro Adolfo Urso, dell’ingegner Luigi Mansi, patron di Nuova Solmine, del management di Venator, compreso l’Ad di Venator Italy Stefano Neri, di Regione Toscana e rappresentanti istituzionali del territorio, di quelli sindacali.
Le date e i lavoratori
L’accordo illustrato, del quale è già stato sottoscritto il preliminare, sarà chiuso formalmente entro il 29 dicembre, e a partire da gennaio 2026 il timone dello stabilimento industriale passerà in mano a una società costituita ad hoc da Nuova Solmine (proprietà al 100%), che prenderà in carico anche i 200 lavoratori oggi dipendenti di Venator Italy: in prima battuta 134, e successivamente gli altri.
A dirigere l’impianto, presumibilmente, dovrebbe rimanere l’attuale amministratore delegato Stefano Neri, che negli ultimi mesi ha dimostrato polso fermo nella gestione della fabbrica e del personale. Riuscendo a mantenere in efficienza l’impianto, tanto che in queste settimane una delle linee di produzione sta continuando a processare la cosiddetta “snow past” (pasta di neve), un sottoprodotto del biossido di titanio destinato all’industria ceramica esportato prevalentemente in Spagna.
I dettagli
Secondo quanto ha illustrato Mansi, la prima delle tre linee di produzione dovrebbe «ricominciare a produrre biossido da gennaio, con la seconda che seguirà entro i tre mesi successivi». Aggiungendo che «saranno fatti investimenti ambientali per 25-30 milioni di euro, con altri 10 destinati all’aggiornamento impiantistico della fabbrica». Quanto ai primi, una volta ottenute le autorizzazioni, dovrebbero comprendere ragionevolmente le risorse per l’allestimento della discarica nell’ex cava della Vallina, a Bagno di Gavorrano, del sito di stoccaggio definitivo già autorizzato a piede di fabbrica e per le bonifiche ambientali. Da capire ancora quale sarà il prezzo per l’acquisizione del ramo d’azienda da Venator Materials Uk limited, tenendo conto che un altro impianto inglese con la stessa vocazione e una capacità produttiva di 120mila tonnellate è stato acquistato da una multinazionale cinese per 65 milioni di euro.
La storica fabbrica del Casone di Scarlino, da questo punto di vista, ha un teorico potenziale di 74mila tonnellate di biossido di titanio, o di sue varianti e sottoprodotti. In questa fase nei magazzini rimane una parte residua della materia prima, sottoprodotti di minerale di “ilmentite”, dalla quale viene estratto il pigmento. Venator lo faceva arrivare dall’Australia via nave al porto di Piombino, con costo di circa 10 milioni di euro a carico. Grazie a questa operazione, Nuova Solmine si assicura un doppio vantaggio: con una partita di giro fra società controllate continuerà a fornire circa 200mila tonnellate di acido solforico, utilizzate nel processo industriale di estrazione del biossido di titanio. E allo stesso tempo incamererà i ricavi della vendita del pigmento prodotto nell’ex impianto Venator, confinante con quello di Solmar.
Una quadratura del cerchio che salvaguarderà i posti di lavoro e fa tirare un sospiro di sollievo a tutta l’area delle Colline Metallifere. Ma anche al comparto lapideo di Massa e Carrara, che proprio sull’impianto Scarlinese fino a due anni fa dirottava diverse decine di migliaia di tonnellate di “marmettola”, i residui a base di carbonato di calcio delle lavorazioni delle miniere di marmo utilizzate da Venator per inertizzare l’acido refluo dalla produzione di biossido di titanio.
Le reazioni politiche
Un coro unanime di apprezzamento ha salutato la chiusura positiva di questa lunga vertenza industriale. «Operazione rilevante in un settore estremamente sfidante come la chimica – ha detto Adolfo Urso – Rappresenta un’occasione di concreta rinascita industriale. Seguiremo ogni passo di questo percorso con la massima attenzione». Quindi la senatrice Simona Petrucci e l’onorevole Fabrizio Rossi, dei Fratelli d’Italia: «Non è solo una soluzione industriale – ha detto la prima – è un segnale concreto di tutela del lavoro, della nostra economia e delle competenze espresse dal territorio». E Rossi: «Esito non scontato che restituisce futuro allo stabilimento, al polo industriale e a tutta l’economia della Maremma».
L’onorevole Marco Simiani (Pd) ha sottolineato che «questa operazione delinea la nascita di un gruppo chimico destinato a diventare tra i più significativi del Paese, con importanti ricadute sulla competitività dell’intero settore. Ora confidiamo nel piano industriale».
Leonardo Marras, assessore regionale alle attività produttive, ha sottolineato che la Regione «non si è mai arresa all’idea della chiusura. Oltre alla piena occupazione, Nuova Solmine sarà attenta alla ricerca per sviluppare nuovi sistemi per ridurre l’impatto ambientale dei reflui e alla proposta commerciale: acido solforico, biossido di titano ed energia elettrica senza CO2».
Presidente della Provincia e sindaci di Scarlino, Gavorrano, Follonica, Massa Marittima e Monterotondo hanno rimarcato «la strada finalmente positiva per il polo industriale, che restituisce fiducia dopo un periodo lungo e difficile. Si aprono nuove prospettive non solo per i lavoratori e le lavoratrici coinvolti, ma per l’intero sistema produttivo delle Colline Metallifere e per tutta la Provincia di Grosseto».
