Da Visso a Capalbio sulle orme dei pastori
Un asinello fa riscoprire antichi legami tra Maremma e Sibillini
GROSSETO. C’è un filo rosso che unisce la Maremma ai Monti Sibillini: è una matassa fatta di storie di famiglia, di allevatori, di uomini che chiedono pane alla terra e amano gli animali che allevano. Non l’ha coperto la neve, caduta abbondante nei giorni scorsi sui borghi montani interni alla dorsale adriatica. Non l’ha spezzato il terremoto che ha sconvolto il cuore del centro Italia. Anzi, questo legame riemerge più forte che mai, proprio adesso, grazie a un asinello di razza amiatina, di nome Socrate, che vent’anni fa lasciò una fattoria maremmana, dove era nato, per raggiungere le terre marchigiane. Arrivò a Preci, antico borgo distrutto dall’ultimo sisma che ha raso al suolo Visso e Ussita e ha scosso violentemente Castelluccio e Norcia. Questa è una storia che scalda il cuore in un inverno gelidamente lacerante: ve la raccontiamo.
La foto. È giovedì 19 gennaio 2017: siamo in piena emergenza su più fronti: la tragedia dell’hotel Rigopiano è appena accaduta. Nel Maceratese, invece, le fattorie che hanno resistito alle ultime scosse di terremoto sono isolate: ora è la neve che fa paura. Nelle stalle – a Gualdo, a Sarnano, per esempio – si sono verificati crolli a causa della sollecitazione alle strutture prodotta dal terremoto ma anche per il peso della neve: gli allevatori hanno perso diversi capi di bestiame. Questa è una terra agricola come la Maremma: le greggi di pecore, le mucche e gli asini dispersi tra cumuli di neve significano disperazione per gli allevatori. Domenico Aleotti, scrittore e giornalista, sta leggendo le cronache. Ha gli occhi su un servizio del Corriere della Sera: “Il dramma degli animali” nel Maceratese; le foto significano più di mille parole: pecore, mucche, cani pastore maremmano si guadagnano la sopravvivenza tra la neve. C’è anche la foto di un asino amiatino; ha uno sguardo quasi umano: sembra dire, “sono qui”. Nel servizio si legge che è di un allevatore di Pieve Torina. “Vuoi vedere – pensa tra sé Aleotti – che è Socrate, o il figlio o il nipote?”. Socrate, il ciuchino nato venti anni fa nella Fattoria del Marruchetone di Roselle, talmente bello che era finito persino in tv, sulla Rai, e che Aleotti aveva accompagnato a Preci dalla famiglia di allevatori che lo aveva acquistato per rivedere quei luoghi cari al cuore che aveva visitato nel 1971 con Dario Fo, alla ricerca di piccoli teatri e piazze dove portare “Mistero Buffo”.
La scoperta. Aleotti chiama il Corriere per capire da dove arrivi quella foto. Scopre che è stata presa dalla pagina Facebook dell’azienda agricola Scolastici di Pieve Torina: siamo a meno di un chilometro dallo straordinario santuario cinquecentesco di Macereto, lesionato dal sisma. Si attacca al telefono, ma le comunicazioni sono una corsa ad ostacoli. Alla fine trova la famiglia Scolastici e gli si apre un mondo: l’asinello della foto appartiene sicuramente alla progenie di Socrate. Glielo dice Marco Scolastici, 28 anni, che rappresenta l’ultima generazione di allevatori che guida l’azienda: «Mi ha detto – ci riporta Aleotti – che ricorda perfettamente quell’asino di razza amiatina. Bellissimo. Uno stalloncino, di proprietà di un allevatore che sta a 18 km dai suo terreni. È proprio da lui che ha comprato i suoi asini». Mistero svelato.
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Il bisnonno. Proviamo anche noi a contattare Scolastici, che ci racconta una storia: è quella della sua famiglia. Tutto inizia dal bisnonno Venanzio Scolastici, nato a Cupi (non di Magliano ma) di Visso. Sono i primi anni ’50 e Venanzio, giovane “biscino” compra la tenuta di Macereto. «Il bisnonno praticava la transumanza – racconta il nipote – e ogni settembre scendeva con le greggi lungo la Val Nerina, raggiungeva Terni e poi i pascoli della Maremma». Passano gli anni, Venanzio ha tre figli e la storia continua: dai Sibillini alla costa toscana lungo itinerari antichi, sulle vie della transumanza. «Le condizioni allora qui erano proibitive – continua il giovane – Non esisteva acquedotto, né strade, né riscaldamento».
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A Capalbio. E così intorno agli anni ’60 la famiglia Scolastici acquista un’azienda agricola a Capalbio: a Pescia Fiorentina. Pecore, vacche, asini amiatini. E poi c’è la passione dei cavalli maremmani che va di padre in figlio, fino a Marco e al fratello Raimondo (dal nome del nonno). Si stabiliscono a Capalbio dove rimarranno fino alla fine degli anni ’80: Marco è un bambino di sei anni quando saluterà i pascoli capalbiesi. Si trasferiscono a Tarquinia, acquistando un’altra tenuta. «E quando nell’88 mio nonno Raimondo e mio padre Roberto seppero che l’azienda di Macereto era in vendita, decisero di riacquistarla». Comprano dagli Angelini, i re della farmaceutica e si riprendono la loro terra: pecore, ciuchi e cavalli tornano a pascolare nel suggestivo altopiano, nel cuore del Parco dei Monti Sibillini. E fino al 95-’96 continuano a transumare, sulle orme degli antichi padri.
Come in Maremma. L’azienda di Macereto oggi è una portentosa azienda agricola biologica. Dal 1995 si trasforma il latte nel caseificio di Macereto, e si produce pecorino dei Monti Sibillini, che è a latte crudo ed è sotto l’egida di Slow Food, come in Maremma. Marco ha tante idee per il futuro: ultimo progetto, la produzione di latte d’asina. Ha 60 fattrici ora. Il cerchio si chiude. «Speriamo solo – dice – che torni il sole».
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