Rosignano, muore a 48 anni: addio Chiara, sorriso contagioso e cuore immenso – «Eri una grandissima»
Lascia le figlie Aurora e Giulia e il marito Alessandro Nicosia: centinaia di messaggi sui social per ricordarla
ROSIGNANO. Adorava Eros Ramazzotti e fin da ragazzina i vicini la sentivano cantare con gioia. A una delle sue figlie aveva dato il nome di Aurora, proprio come la figlia del cantante e come la canzone che lui le aveva dedicato. Alle sue figlie, Aurora e Giulia, ha lasciato anche le ultime strofe della vita che tanto amava, un messaggio di speranza: «Forse un giorno tutto cambierà / più sereno intorno si vedrà / voglio dire che / forse andranno a posto tante cose / ecco perché / continuerò / a sognare ancora un po’.»
Una donna che non si arrendeva
Chiara Rocchi, 48 anni, non sarà dimenticata facilmente da amici, conoscenti e da tutti coloro che in queste ore stanno passando dall’obitorio di Rosignano. Aveva il dono dell’entusiasmo anche nei momenti più difficili, quando la malattia la stava consumando giorno dopo giorno. Non si è mai lasciata travolgere dalla sofferenza: ha conservato il sorriso, l’ironia, l’esuberanza e quella forza che tutti amavano in lei.
Una vita ricca di passioni
La sua è stata una vita piena: il judo, il pattinaggio praticato per anni, la pallavolo. Gli studi all’istituto di ragioneria, poi il lavoro al Cup di Rosignano come dipendente di Nuovo Futuro, dove aveva sempre una parola gentile o una battuta per chiunque si rivolgesse a lei.
La famiglia, il suo punto fermo
La sua presenza si sentiva, era nell’aria, e non faceva mai sentire soli. La casa in piazza del Cavallo, poi il trasferimento a Rosignano Marittimo con il padre delle sue figlie, il vigile urbano Alessandro Nicosia, che ora affronta il compito più difficile: stare accanto ad Aurora e Giulia, 19 e 20 anni, troppo giovani per perdere la mamma. E troppo giovani lo sono anche i suoi genitori: il babbo Alessandro Rocchi, dipendente comunale in pensione, e la moglie Enrica Quintavalle. Le sue “colonne”, insieme alla sorella Carolina, sempre presenti, sempre pronti a sostenerla e a prendersi cura di lei e delle ragazze.
Un sorriso che resisteva alla malattia
Ci sono storie difficili da raccontare, e quella di Chiara è una di queste. Sorrideva anche dal letto d’ospedale, circondata dalle amiche, con addosso occhiali giganti e colorati che sembravano voler sfidare la tristezza. «Buon viaggio Chiara», le scrivono su Facebook, in un turbinio di cuori e parole che faticano a uscire dalla tastiera. «Era una grandissima», ricorda la cugina Giulia Quintavalle, assessora comunale. «Si faceva amare da tutti e la sua forza era talmente enorme che ogni volta, quando la malattia sembrava prendere il sopravvento e noi pensavamo che non ce l’avrebbe fatta, lei tornava a sorridere. Sembrava una magia che avremmo voluto si compisse anche questa volta».
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